Il primo trapianto di pene in USA, il paziente un reduce dell’Afghanistan

Trapianto di pene USA

Il trapianto integrale di pene diventa realtà. Sarà un giovane soldato, reduce dalla guerra in Afghanistan, il paziente-pioniere del rischioso intervento, della durata di 12 ore, che sarà condotto dai medici della John Hopkins University School of Medicine con lo scopo di restituirgli la piena funzionalità dell’apparato uro-genitale, inclusa la possibilità di diventare padre. Il trapianto avverrà grazie a un donatore morto, sarà effettuato su un paziente con l’uretra intatta, e riguarderà solo il membro, non i testicoli. Se non ci fosse rigetto e le terminazioni nervose riuscissero a ricrescere normalmente, il destinatario dell’intervento dovrebbe riuscire a recuperare sia l’erezione sia l’eiaculazione.

Questa è la terza volta nel mondo che si tenta un’operazione del genere, e la prima negli Stati Uniti. Dei due tentativi precedenti solo uno (in Sudafrica l’anno scorso, su un giovene di 21 anni) è andato a buon fine, tanto che il paziente è anche diventato padre.
Nel 2006 in Cina, invece, il paziente chiese la rimozione del nuovo pene poco dopo l’intervento, per un rigetto psicologico dovuto anche al fatto che il nuovo organo non era sufficientemente irrorato dal flusso sanguigno e presentava chiazze di pelle morta.

Secondo i medici che praticheranno l’intervento, il trapianto sarebbe la soluzione migliore, perché creare peni artificiali in laboratorio non rende possibile l’erezione senza un impianto, che però causa troppi problemi di infezione.
Ora si attende solo di trovare il candidato più idoneo al trapianto, che avverrà nei prossimi mesi.

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Mercoledì 09/12/2015 da Redazione

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