La classifica delle società più gay friendly secondo l’IGLCC: British Telecom, IBM e The Dow Chemical Company

La Camera di Commercio Internazionale Gay e Lesbica (IGLCC) pubblica oggi i risultati dello studio internazionale relativo alla situazione della comunità lgtb nel mondo aziendale. L’indagine, quest’anno alla sua prima edizione, mira a valutare e confrontare le policy che diverse aziende multinazionali adottano nei confronti dei propri dipendenti gay, lesbiche, bisessuali e transgender. Secondo quanto emerge dai dati di IGLCC le società più gay friendly a livello internazionale sono BT Group (British Telecom), IBM e The Dow Chemical Company.

Il criterio di valutazione dell’IGLCC è stato denominato International Business Equality Index e misura le performance delle aziende nella gestione delle politiche di diversity & inclusion nei confronti della comunità lgbt. Tali politiche definiscono il profilo dell’azienda in termini umani e sociali e si traducono a livello generale nella qualità della vita professionale dei lavoratori lgbt. L’indice di valutazione tiene pertanto conto di diversi fattori: la gestione e l’inclusione dei dipendenti, l’esistenza di programmi e seminari di Sexual e Gender Orientation, le politiche anti-discriminazione e le garanzie di parità che l’azienda stabilisce.

Dai dati dell’IGLCC emerge che le aziende che meglio rispondono a tali criteri sono l’inglese BT Group (al primo posto) e le americane IBM e The Dow Chemical Company. La tendenza a una gestione più consapevole e paritaria dei rapporti con la comunità lgbt sembra prendere piede all’interno di molte realtà lavorative: "I risultati del sondaggio su cui si basa l’Equality Index sono eterogenei, ma sostanzialmente incoraggianti" afferma Pascal Lépine, segretario generale dell’IGLCC "la maggior parte delle società intervistate ha dei programmi di diversità e inclusione, molti dei quali coprono esplicitamente tematiche lgbt. L’indagine ci rivela che molte di queste società prendono molto sul serio i temi dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere. Ciò nonostante, ci vorranno ancora anni o persino decenni prima di raggiungere la totale parità dei diritti".

Il quadro generale dipinto dal sondaggio è infatti complesso e non del tutto roseo. Ben il 50% delle multinazionali considerate non ha un programma di diversity policy specifico per questioni lgbt; è sempre difficile – molto difficile – trovare gay o lesbiche dichiarate ai vertici del management; ancora oggi infine, si verificano episodi di discriminazione e omofobia.

"Il BT Group merita pienamente il titolo di compagnia più lgbt friendly del mondo. Esortiamo tutte le multinazionali a seguire l’esempio di queste imprese" conclude Lépine.

Nonostante le persistenti problematiche che ancora affliggono la comunità lgbt nel mondo aziendale – e non solo -, la ricerca dell’IGLCC rappresenta un passo in avanti in termini sociali e professionali. Individuare le multinazionali meritevoli, stabilire quali sono i criteri che rendono una società "gay friendly" e focalizzare l’attenzione dell’opinione pubblica su queste tematiche, infatti, potrebbe spingere a riflettere anche altre aziende. E forse anche qualche governo.

redazione@gay.tv

Martedì 28/07/2009 da in

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