Lavoro e disoccupazione in Italia: maschi gay e donne brutte i più discriminati

Lavoro e disoccupazione in Italia: maschi gay e donne brutte i più discriminati

In tempi di disoccupazione crescente in Italia (siamo arrivati a quota 9,8% a marzo 2012), per i giovani gay in cerca di lavoro la difficoltà aumenta del 30%: questi i risultati del rapporto della Fondazione Rodolfo De Benedetti, diretta da Tito Boeri.
La ricerca fa il paio con quella "Lavoro e minoranze sessuali in Italia", condotta dal sociologo Raffaele Lelleri e presentata la scorsa settimana a Bologna. Anche lì lo scenario era uno scenario di discriminazione: il 75% degli intervistati (sia etero che gay) dichiarava che oggi in Italia essere gay e dichiararlo sul posto di lavoro rappresenta uno svantaggio.
Lo studio"Dimensioni inesplorate della discriminazione in Europa: religione, omosessualità e aspetto fisico"condotto da Eleonora Patacchini, Giuseppe Ragusa e Yves Zenou, anticipato oggi e che sarà presentato il 9 giugno prossimo a Trani svela ancora una volta le cifre dell'omofobia sul posto di lavoro in Italia.
I ricercatori hanno inviato tra gennaio-febbraio 2012 a centinaia di aziende che offrivano lavoro a Milano e a Roma attraverso i siti web Monster e Job Rapido, 2.320 curricula fittizi per sette profili professionali.
In alcuni, dal momento che indicare le preferenze sessuali non è possibile, è stato inserito uno stage in associazioni LGBT in altri presso associazioni generiche. E per misurare anche il fattore "bellezza" è stata associata una foto sempre fittizia del candidato.
La bellezza pesa molto, soprattutto nell'assunzione delle donne: si parla del 18% in meno di possibilità. Ma i numeri più interessanti sono proprio sulle preferenze sessuali: "Se confrontati con i maschi eterosessuali, gli uomini omosessuali hanno il 30% in meno di probabilità di essere richiamati per un colloquio. Le donne eterosessuali e omosessuali, invece, non mostrano significative differenze nei tassi di richiamata. L'effetto penalizzante individuato per gli uomini è mitigato dal fatto di avere curricula "migliori" (più qualificati)? Niente affatto. È anzi vero il contrario: l'effetto negativo di un'identità omosessuale è addirittura più forte nel caso di persone con profili professionali più qualificati".

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Martedì 29/05/2012 da in

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