Le guerre silenziose dell’acqua.









Nel 1995 il vicepresidente della Banca Mondiale formulò un’inquietante previsione per il futuro: “Se le guerre di questo secolo sono state combattute per il petrolio, quelle del secolo prossimo avranno come oggetto del contendere l’acqua“. A meno di dieci anni di distanza, in molte zone del pianeta ci troviamo davanti a situazioni che potrebbero orribilmente confermare la sua ipotesi; l’acqua è insufficiente in aree popolatissime come Israele, India, Cina, Bolivia, Canada, Messico, Ghana, Stati Uniti (eh sì, anche tra i giganti…); in questi e molti altri paesi, a volte già terribilmente lacerati da sanguinose guerre di varia natura, avanza lo spettro della privatizzazione delle -poche- risorse idriche. Se già nelle guerre più comuni le popolazioni civili sono le prime vittime, colpite e dissanguate senza colpa alcuna, in questo nuovo genere di conflitto a volte potrebbero anche essere le uniche, in quanto potrebbe anche non essere necessario un intervento armato, preferendo scambi commerciali o accordi politico-economici. Queste guerre non lasciano più nemmeno la speranza della fuga, andando a sequestrare interi giacimenti dell’essenza principale della vita stessa. Dunque un nuovo inquietante scenario di decisioni prese al riparo da qualsiasi giudizio delle popolazioni.

Vandana Shiva, fisica ed economista indiana, descrive nel suo libro Le guerre dell’acqua (edito per l’Italia da Feltrinelli), situazioni di rilevanza internazionale che segnano le prime pagine di questa nuova tragedia e agghiaccianti orizzonti del futuro mondiale, di cui spesso non siamo stati informati, attentamente tenuti alla larga dai tavoli diplomatici internazionali, sui quali invece probabilmente non mancheranno mai bottiglie di acqua minerale.











Gabriele Strazio

Lunedì 09/12/2002 da in

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