Malika Ayane: “Uso l’ottimismo come arma di difesa” – INTERVISTA

Malika Ayane intervista gay tv

di Alessio Poeta

Hai mai provato a immaginare cosa voglia dire vivere, senza il carico della responsabilità da consapevolezza? Questa non è una domanda che ho fatto a Malika Ayane, ma è una domanda che Malika ha fatto a me. Io non saprei davvero cosa rispondere. Voi, invece, riuscireste a dare una risposta sensata, senza cadere nel ridicolo? Quando hai a che fare con la cantante italo marocchina, ti accorgi che tutto può essere il contrario di tutto. Che la relatività è un dono e che il presente è la cosa più bella che ci sia.
Oggi non è facile trovare un buco libero nell’agenda di Malika: un giorno a Roma, un giorno a Milano, un giorno a Berlino e poi di nuovo a Milano per raggiungere, in ordine cronologico: Barcellona, Assisi e infine Firenze. Dopo aver fatto sognare tutta Italia cantando, all’ultimo Festival di Sanremo, quei ‘silenzi per cena’ tanto apprezzati quanto discussi, l’Ayane, con la sua nuova hit ‘Senza fare sul serio’, si appresta ad essere la regina indiscussa di quest’estate. E, a pochi mesi dalla partenza del suo #NaifTour si confida sulle sue paure, sulle sue debolezze e su tutto quello che le passa per la testa perché, l’intervista, la comanda lei.
Come ci si prepara ad affrontare un tour autunno/inverno con 22 date nei migliori teatri d’Italia?

Mi preparo facendo sogni stranissimi dovuti all’ansia da felicità e da prestazione. Guardo film, spettacoli e sfoglio tanti libri di fotografia. Ci sono ispirazioni infinite appena si toglie la testa dalla sabbia e la difficoltà é riuscire a mettere insieme qualcosa che sia semplice e sorprendente allo stesso tempo. Dal punto musicale penso a Gershwin e ad Ellington; al modo in cui le loro sonorità vincono il tempo. Il teatro é un posto splendido per poter lasciar sedere ogni eco, ogni sfumatura.
Eppure voci di corridoio dicono che nel 2016 partirai addirittura con un altro tour nei club. E’ vero?

Stiamo lavorando perché succeda. Naïf é un disco che merita di essere rappresentato attraverso tutte le sue sfaccettature e il club si presta per la parte più randagia, ruvida, danzante.

Il tuo nuovo singolo si appresta ad essere il tormentone di quest’estate. Ma c’è qualcosa nella tua vita che fai davvero senza fare sul serio?

Purtroppo no. Spesso mi capita di pensare che, se vivessi con meno ossessione da perfezione, farei più cose e meglio.

Hai già in mente quale potrebbe essere il tuo prossimo singolo?

Sono nota per essere pessima nella scelta dei singoli. Saper individuare i gusti delle masse purtroppo é una cosa che non mi appartiene. La buona notizia é che questo album é pieno di canzoni adatte alla radio.

Spesso i tuoi pezzi sono scritti a quattro mani. Ma, per chi come me non ne capisce nulla, come si può scrivere una canzone con più mani?

La scrittura a quattro mani é una pratica divertentissima. Chiaramente funziona se tra i proprietari delle mani in questione c’é un’empatia tale da permettere di guardare alle stesse cose con una consapevole diversità di punti di vista. Quando Pacifico ed io abbiamo finito di scrivere “adesso e qui” l’emozione é stata fortissima, quasi devastante. Ci sembrava che nessuno avesse mai raccontato la passione prima di noi.

Malika locandina

Canti: “Chissà che non torni la voglia di perdersi”. Pensi davvero che esista qualcuno al mondo che abbia la voglia di perdersi?

Perdersi é un lusso per marinai, esploratori e bambini che giocano in cortile. Hai mai provato a immaginare cosa voglia dire vivere, ogni tanto, senza il carico della responsabilità da consapevolezza?

Nel tuo ultimo disco si parla molto di presente. Com’è il presente di Malika Ayane?

Sono felice, stanca, stressata ma viva. Ho un passato che mi fa sorridere e un futuro prossimo molto allettante ad aspettarmi. Direi che tutto sommato non é affatto male.

Ti definisci un’inguaribile ottimista. Come si fa ad esserlo?

Se ci si lascia prendere dalla bruttura, vince chi ci vuole stolti e manipolabili. L’ottimismo e l’entusiasmo sono delle armi di difesa, una sorta di resistenza del nostro tempo.

A proposito di ottimismo: con la tua Feeling Better, nel 2009, sei stata la colonna sonora del film Generazione 1000 Euro Pensi sia cambiato qualcosa in questi sei anni?

La mia impressione è che la nuova generazione di venti-trentenni abbia molto più chiaro che il futuro bisogna un po’ inventarselo.

Mi sembra che abbiano più che chiaro che il lavoro, in senso tradizionale, non appartiene più al nostro tempo. Di conseguenza credo che sia anche una generazione meno timorosa di fronteggiare un mondo di incertezze. Forse, addirittura le trasforma in opportunità.
Vivi tra Milano e Berlino. Cos’è che ti spinge a non aver una collocazione fissa?

La curiosità, credo. Milano e Berlino sono città diversissime che offrono cose diverse. Amo entrambe pazzamente.

E’ vero che a Berlino vivi nel quartiere gay Schöneberg?

Sì! La cosa più affascinante di Schöneberg é che puoi vedere ai tavolini dello stesso bar famigliole borghesi e uomini degni del miglior cliché sull’omosessualità. Famigliole borghesi gay. Mi piace tantissimo.

Trovi delle differenze nel modo di vivere l’omosessualità a Berlino rispetto a Milano?

E’ una gag vero? (ride, ndr)

Piuttosto ti sei mai chiesta come mai piaci tanto ai gay?

Schermata 2015 06 16 alle 00.08.50

In realtà cerco di chiedermelo il meno possibile però, in segreto, più dura meglio é!
Secondo te, di chi è la colpa se l’Italia è sempre l’ultima quando si parla di civiltà?

Insieme ai cerchi nei campi di grano e i segreti di Fatima questo é un mistero che accompagna la storia del nostro Paese. Mi preoccupa molto come spesso, invece di pensare alle cose giuste da fare, per un’intera Nazione, ci si proclami portatori di una libertà che rientra nei parametri di pochi.

E se un giorno tua figlia Mia ti dicesse: mamma voglio cambiar paese?

Beh la vita é sua. Chiaro che da mamma italica le manderò quantità di cibo utili per sfamare tutta la Spagna sudorientale.

Facendo un bilancio cosa pensi di saper fare meglio: la mamma o la cantante?

Questo é il tipico esempio di domanda superficiale: sono una donna, una mamma che di lavoro canta.
E’ difficile essere una mamma famosa?

La difficoltà sta, come un po’ in tutte le cose, nell’incontrare delle persone intelligenti. Ad esempio, a scuola, partecipo alle attività dell’assemblea dei genitori e alle attività di autofinanziamento. In quel contesto sono considerata una “persona”: Malika, la mamma di Mia, che fa la sua parte per rendere più semplice la crescita di un gruppetto di futuri cittadini responsabili. Molto spesso però, accade che la gente pensi che non faccia nulla dalla mattina alla sera. Che mi cadano mazzette da cento euro in testa ogni volta che esco di casa e che se vado in televisione allora mia figlia é una povera creatura disagiata, viziata e cresciuta da quel santo di suo padre che sta con lei mentre io sono in giro a divertirmi.
Oggi vivi in una famiglia allargata: qual è il segreto per far funzionare tutto al meglio?

Il segreto é semplice ed é quello che dovremmo ripeterci tutti: amore e buonsenso. Siamo quattro genitori e tre bambini, se aggiungiamo i nuovi compagni arriviamo quasi a una squadra di calcio. E lasciamo i nonni da parte. Saper rispettare gli umori e la sensibilità di tutti é un dovere ma anche un privilegio. In fondo poter crescere con tanti punti di riferimento a disposizione é una fortuna rara.

Che rapporto hai con la popolarità?

Ci sono momenti in cui mi terrorizza. Altre volte, specie se mi porta a poter dialogare con chi mi ascolta per capire cosa prova, la amo.

Il libro più bello che hai letto?

Accidenti, questa é una domanda difficilissima. E’ un po’ come chiedere: qual é l’uomo più bello che hai visto?

Hai viaggiato tanto. Qual è il posto dove ritorneresti subito?
Beirut e Istanbul. Mi sa che il medio oriente sarà un’area in cui passerò molto, molto, molto tempo.

E quello che non vedi l’ora di fare?

Andrò a Cuba la prossima estate e credimi, non vedo l’ora.

L’ultima cosa che fai prima di andare a letto?

Metto il bite e fumo una sigaretta con mio marito. Parliamo di qualcosa come se fossimo luminari e poi iniziamo un film di cui normalmente non vedo nemmeno i titoli di testa.

Cosa ti ha spinto ad accettare questo ruolo d’inviata per Radio1 Rai al Primavera Sound di Barcellona?

Adoro i festival, sono un modo per abbuffarsi di musica e arte. Ci sono persone da ogni angolo del mondo e essere mandata a fare la testimone alla bellezza, é un lusso che non mollo nemmeno sotto tortura.

Alessio Poeta

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Martedì 16/06/2015 da Fabio Genovese in ,

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