Matrimonio gay e counseling:”Amo un uomo, come lo dico a mia moglie?”

sono gay come lo dico a mia moglie

Giovanni ha 50 anni, è separato dalla moglie, e ha una figlia di vent’anni. Giovanni ama e vuole sposare Raffaele. Non sa come dirlo alla figlia, non sa di non averlo ancora detto a se stesso.

Cosa succede se ci si innamora per la prima volta di un uomo in un’età non più giovanissima, magari dopo aver provato a costruire la propria vita con una donna?
Durante le vacanze di Natale, qui a Just2! abbiamo ricevuto una telefonata da parte di una coppia di uomini, che ha deciso di sposarsi all’estero, ma che ha un piccolo problema… uno dei due non ha mai chiarito la natura del suo rapporto con l’ex-moglie e i figli.
Non ha mai fatto davvero coming out. Per queste delicate situazioni, è possibile trovare supporto grazie al sostegno del counseling che Just 2! mette a disposizione su richiesta dei propri utenti.
Per darvi un’idea di come è possibile affrontare e risolvere tale tipo di tematica, vi riportiamo un’esperienza concretamente vissuta e risolta dal nostro Counselor Pier Lodigiani che fa parte del team del CSTG-Centro Studi Terapia della Gestalt di Milano. La storia riportata è vera ma i nomi dei protagonisti sono stati cambiati.

Giovanni ha 50 anni. È separato da una decina anni e ha una figlia ventenne, che vive con la madre. Una separazione incompleta, dal momento che i pochi tentativi di costituire una relazione con un’altra donna sono sempre stati vissuti “in clandestinità” e, forse proprio per questo, ben presto franati.
Al contrario, l’ex- moglie di Giovanni da alcuni anni ha un nuovo compagno e vive con lui.
Tuttavia a Giovanni succede un fatto singolare. Si innamora, e seriamente. Di una persona che ha sempre visto sul lavoro, ma mai con gli occhi dell’amore. Forse perché questa persona porta i capelli corti, una folta barba nera ed è, pertanto, un uomo. La scoperta della propria omosessualità per Giovanni non è affatto traumatica. E’ completamente superata della passione ritrovata con tutta la sua urgenza di essere vissuta. Giovanni quindi, non si chiede se la sua omosessualità, fino a quel momento, sia stata negata o ignorata.

coppia gay

Presto Raffaele va a vivere a casa di Giovanni e i due non fanno nulla per nascondere la loro relazione, sia al lavoro (sono veterinari), sia con gli amici. Il suo non si può definire propriamente un “coming out”, dal momento che, perlomeno apparentemente, non rende visibile una situazione precedentemente tenuta segreta. La vive pubblicamente con la fluida naturalezza di una persona che accetta le svolte. Soprattutto se così nutrienti e vive.
Più o meno. Perché l’ex moglie di Giovanni e la figlia vivono in un’altra città, la stessa dove vivono anche le rispettive famiglie e gli amici di quando loro erano una coppia. E un problema a 350 km di distanza, perlomeno all’inizio, non è un problema. Ma lo diventa presto. Perché la figlia telefona e spesso risponde Raffaele. Anche l’ex-moglie, seppur meno spesso, chiama. E spesso risponde Raffaele. La presenza di Raffaele in casa, poco a poco, è sempre meno sostenibile come “ospitalità fra amici”. Perché Raffaele (che ha sempre condotto una vita apertamente gay) comincia a far fatica a sentirsi negato presso la famiglia di Giovanni (e fa ancora più fatica a fare le valige ogni volta che la figlia del compagno è in arrivo). Perché il progetto dei due non è quello degli “amanti”, ma è quello di una coppia che prima o poi (e soprattutto quando legalmente possibile) intende rendere chiara la propria posizione anche di fronte alla legge.
Tra i due cominciano le prime discussioni. In fondo Raffaele è sempre stato gay. Giovanni invece si sente un po’ meno gay: fino a poco tempo prima ha sempre condotto una vita eterosessuale. Al limite è bisex, ma non è, come lui stesso afferma, un “gay da locali”. In ogni caso – e per il momento – ogni discussione termina a letto dove la passione riempie ogni crepa. In ogni caso Giovanni, “per accontentare Raffaele”, decide di fare “coming out” con l’ex moglie (anche se lui continua a chiamarla “mia moglie”). Con risultati catastrofici. Lei lo ricopre delle peggiori accuse che vanno dal bugiardo professionista al “mezzo uomo”. Lo diffida dal dire qualsiasi cosa alla figlia e gli chiede di non cercarla mai più.

uomo triste alla finestra

Giovanni è letteralmente “a tappeto”. Per alcuni giorni il suo rapporto con Raffaele si fa più freddo. Con la scusa di un’improvvisa influenza non va neppure al lavoro. Ed è proprio in quel momento che emerge una difficile verità. Giovanni sente che la sua famiglia è ancora sua moglie e sua figlia. Una verità che apre il campo a una verità ancora più difficile e scomoda. Perché sua moglie si può autorizzare un nuovo compagno e lui no? Semplice: perché anche il suo è un compagno. Perché lui è gay, forse non “un gay da locali” ma comunque un uomo che si è innamorato e che fa sesso con un altro uomo.

Pertanto, gay a tutti gli effetti. E come comportarsi con la figlia che già ha dovuto subire una separazione? Giovanni, a questo punto, è in uno stato di pieno e lancinante conflitto interiore. Da un lato c’è la sua parte “omofoba” (nel senso etimologico del termine) per cui lui è il vile traditore di se stesso e della sua famiglia. Dall’altra c’è quella, pulsante e vitale della sua passione per Raffaele.
In mezzo c’è lui che ha sempre più la sensazione che comunque andrà a finire la battaglia sarà sconfitto, solo poiché “non meritevole di amore”. La sintesi di tutto ciò è una frase dolente e pesante quanto una sentenza: “forse non è un caso che nei film o nei romanzi tutte le storie di amore tra omosessuali vanno a finire tragicamente”.

Come il Counseling ha aiutato Giovanni

- Giovanni, per usare le sue parole, si sentiva una “batteria scarica”. Le sue energie fino a poco prima rivolte a coltivare e nutrire la sua relazione con Raffaele ora erano diventate le pulsioni di un “peccato originale”: lui era un padre di famiglia, mica un “gay da locali”. In realtà la discussione con l’ex-moglie aveva dato voce a quella parte di Giovanni, fino ad allora sedata dalla passione della nuova relazione, che censurava violentemente la scoperta dell’omosessualità. Una voce omofoba, appunto. Era il momento che Giovanni riconoscesse quella voce come propria.

- Nella narrazione di Giovanni, la figlia rimane sempre sullo sfondo. Eppure la madre la utilizza come ago della bilancia (e come minaccia). In quel “non dirle niente” c’è la richiesta cogente di non traumatizzarla, di non farle provare la vergogna di avere un padre del genere. E il trauma, non è certo una nuova relazione. E’ l’omosessualità di Giovanni. E’ quindi arrivato il momento di riprendere il contatto con questo “convitato di pietra”, la figlia, e di incarnarlo. E Giovanni, dentro di se ritrova una figlia “intelligente”, che ama viaggiare e che segue le orme del padre negli studi di veterinaria, positiva e solare. Una figlia che ha un sacco di amici, probabilmente anche gay, ma “i ragazzi oggi non si fanno queste domande”. E poi ha superato la separazione dei genitori e la nuova relazione della madre. Giovanni si rende sempre più cosciente che non c’è una figlia da proteggere, ma un uomo che non si autorizza ad amare un altro uomo. Ma forse quella figlia “moderna”, positiva e solare che lui si porta dentro lo può aiutare. Semplicemente dandole voce. Ascoltandola e ascoltandosi.

- Giovanni prova, di fronte a uno specchio, a “confessare” la sua nuova situazione sentimentale. Vede la sua espressione contratta e gli occhi che cercano il terreno. Ma riesce soltanto a dire “sono diventato gay”. A questo punto, sempre davanti allo specchio delega la confessione a quella figlia “con tutta la vita davanti e che non si fa domande”. E con voce chiara, limpida, senza nessuna richiesta né di autorizzazione e ancor meno di espiazione dice: “Ho incontrato una persona speciale e stiamo insieme. Mi sembra davvero quella giusta”. Sulla parola “giusta” parte anche un cenno di sorriso insieme a quella “colpa d’amare” espulsa con uno sbuffo che appanna lo specchio. La catena è stata spezzata.

-Giovanni a questo punto è di nuovo disposto ad ascoltare la voce che sente più autentica. E’ quella istintiva, potente e pervasiva della sua relazione con Raffaele. Ma è soprattutto quella che si permette di vivere una relazione da uomo a uomo, in cui l’aggettivo gay semplicemente ne qualifica la tipologia ma non ne misura il valore. Da qui in poi, il “momento della verità” è stato molto fluido. La figlia di Giovanni, dopo un primo momento di “pura sorpresa” ha espresso il desiderio di conoscere Raffaele e quindi di poter scoprire fino in fondo la nuda, autentica verità. E quelle domande “scomode” circa la scoperta dell’omosessualità o la possibile “doppia vita” condotta fino all’incontro con Raffaele? Come previsto da Giovanni “i ragazzi non si fanno queste domande”. Sì, spesso le domande che temiamo vogliano porci gli altri sono quelle che temiamo di porre a noi stessi. E forse è utile, prima, capire se davvero sono quelle le domande rilevanti. E poi, naturalmente, trovare risposte che ci convincano. Perché, come ci ha insegnato Giovanni, convincendo noi, convinceranno il mondo.


In collaborazione con Just2!
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Venerdì 09/01/2015 da alicema

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