Meglio una Sindone oggi che un Gay Pride domani

L’ostensione è essenzialmente un evento spirituale e religioso e non commerciale o turistico
Cardinal Severino Poletto, Arcivescovo di Torino

Durante la campagna elettorale delle ultime elezioni regionali, la candidata per il PD alla presidenza della Regione Piemonte Mercedes Bresso aveva comunicato lo stanziamento di una certa quantità di fondi che sarebbero stati destinati a manifestazioni lgbt, tra le quali il Pride di Torino. La Bresso si era addirittura spinta a affermare che, in qualità di evento di affermazione identitaria, un Gay Pride avrebbe lo stesso valore e la stessa dignità di una manifestazione religiosa. Un coreografico rombo di tuono ha accompagnato tali perverse dichiarazioni; ira divina? No, la soave risposta di Roberto Cota, esponente della Lega Nord e suo avversario elettorale.

Trionfatore alle urne, Cota si è affrettato a dichiarare che la Regione Piemonte “dovrà revocare il patrocinio al Gay Pride“. Se una manifestazione “identitaria” non trova fondi, un’altra ne riceve di sostanziosi: si tratta dell’ostensione della Sindone. Il presunto sudario funebre che secondo alcuni avrebbe avvolto il corpo di Gesù Cristo in seguito alla crocefissione sarà esposto in cattedrale a Torino fino al 23 marzo, per il pellegrinaggio dei fedeli. La storia della Sindone attraversa i secoli: appare intorno al XIII secolo, ma voci sulla sua presenza affondano nelle cronache della caduta di Costantinapoli, o ancora prima, arrivano al personaggio di Giuda Iscariota che l’avrebbe acquistata con i famosi trenta denari avuti in cambio del tradimento. In mezzo c’è un intero inventario di misteri, contraddizioni e aneddoti pseudo-storici che formano una storia degna dei Diabolici di Umberto Eco, quei personaggi che ne Il Pendolo di Foucault affollavano le case editrici e gli aperitivi milanesi alla ricerca di segreti alchemici. Templari, Crociati, Leonardo Da Vinci, incendi misteriosi, Papi bugiardi e nobili assetati di sangue. Se ci fossero anche un monaco albino e una sexy protagonista femminile, sembrerebbe di essere dentro un capitolo de Il codice Da Vinci.

Nel corso della storia la Sindone ha tessuto il suo fascino miracoloso intorno a imperi, imperatori, furbi e poveracci, diventando la reliquia più famosa e forse più importante del mondo (se si esclude ovviamente l’Arca dell’Alleanza che come tutti sanno è conservata nel deposito segreto della Cia che si vede alla fine di Indiana Jones e i Predatori dell’Arca Perduta). Ovviamente esistono decine e decine di teorie sulla sua origine, e prove scientifiche sono state presentate per avvalorare sia la sua autenticità che l’ipotesi del falso storico. Una bella versione della storia della Sindone, del Mandylion, del velo della Veronica e di molte altre reliquie è data ancora una volta da Eco nel suo romanzo Baudolino, il cui messaggio potrebbe riassumersi così: non importa. Nonostante le probabilità che la Sindone di Torino sia realmente il sudario di Gesù Cristo, ovvero che sia appartenuta a una particolare persona nata e morta in quel periodo in Palestina, oscillino tra i 200 miliardi contro 1 e i 10 miliardi contro 1, essa ha valore nel momento in cui i fedeli gliene attribuiscono, a dispetto della statistica, della matematica e dei conti che non tornano.

I conti e i tornaconti che tornano sempre sono infatti ben altri: sono i milioni di euro che ruotano intorno al business dell’ostensione. Quello del turismo religioso e dei pellegrinaggi è un mercato in espansione, con un target di oltre 300 milioni di fedeli e un giro d’affari mondiale stimato più di 13 miliardi di euro. Soli in Italia si calcola una mobilità di 40 milioni di pellegrini all’anno. L’evento della pubblica ostensione è un fulgido esempio di questo successful business, di cui cui tutti vogliono un fetta.


La Provincia di Torino ha stanziato 750.000 euro per la manifestazione religiosa, il Comune ha prelevato un milione dalle case pubbliche . Anche la Regione Piemonte farà la sua parte, come si evince chiaramente dalla documentazione ufficiale dell’assessorato al Turismo (QUI il Pdf) con cui la Regione si impegna a entrare, insieme a Provincia e Comune, all’interno del Comitato per l’Ostensione.
“Come è noto la Regione Piemonte con D.G.R. n. 20 – 10625 del 26 gennaio 2009 ha aderito al Comitato per l’ Ostensione solenne della Sindone del 2010 ed il medesimo atto ha approvato anche lo statuto del comitato medesimo; lo statuto prevede che il Comitato si avvalga delle risorse finanziarie messe a disposizione da ciascun ente partecipante per l’organizzazione e gestione dell’Ostensione” (leggi QUI).

A questi contributi “liquidi” in forma di denaro pubblico vanno aggiunte le risorse umane, fisiche, sociali e tutte le variabili non-economiche direttamente e indirettamente legate all’evento – spazi, comunicazione, gestione del traffico e dei flussi.

E’ vero, forse non ci sarà il patrocinio al Gay Pride: ma per l’ostensione non si risparmierà nessuno.

Perché è un appuntamento religioso? No. Perché non si tratta di un balletto di checche all’ombra della Mole? Forse. Il vero motivo è che la promozione dell’ostensione è maledettamente conveniente. La sponsorizzazione di questo evento, ben più di quella di qualsiasi altra “manifestazione identitaria” ha il sapore miracoloso della manna per un’industriosa Regione/Provincia/Comune che voglia darsi da fare in tempi di crisi. A scanso di qualunque equivoco, non c’è nessuna sfumatura ironica in tali affermazioni: si tratta da ogni punto di vista di un ottimo affare. Come evidenziato dall’analisi dell’assessorato al Turismo piemontese, quello del turismo religioso è un mercato in ascesa sul quale sarebbe ben poco lungimirante non puntare anche a discapito di altre manifestazioni (anche se è assai probabile che il ritiro del patrocinato al Pride di Torino non sia direttamente collegato allo stanziamento di fondi per l’ostensione, ma che abbia ragioni proprie legate alla fedeltà partitica nel neo-governatore Cota).

Il Comune di Torino ha calcolato che ogni pellegrino che si recherà in città per visitare la reliquia apporterà un indotto medio di 121 euro. Indotto che raggiungerà i 215 euro a testa per ogni fedele che prolungherà il pellegrinaggio per oltre un giorno. E chi si arricchirà? C’è da scommettere che la Chiesa non resterà a mani vuote; ma l’ostensione rappresenterà un affare redditizio per tutti gli investitori, laici e religiosi, pubblici e privati. Per tutti, dal piccolo albergatore al colosso vaticano, ci sarà una fetta di manna.

E allora, cosa c’è di male in tutto questo? Nulla, dal punto di vista pratico ed economico. Eppure, alla luce del bilancio le parole del cardinale Poletto risultano leggermente prive di senso.
L’ostensione è essenzialmente un evento spirituale e religioso e non commerciale o turistico“.

Se la Sindone di Torino sia o meno il sudario di Gesù Cristo è un mistero da lasciare ai fedeli; certo è che l’ostensione rappresenta un miracolo che non dovrebbe essere ipocritamente negato. Un miracolo economico.

Fonti: Libero News, Sindone.org QUI, QUI, The Independent, Cronache Laiche

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