“Non voglio più essere gay”: la testimonianza di un uomo deluso dalla comunità LGBT

Non voglio più essere gay

Non voglio più essere gay. So che una dichiarazione di questo genere sa di negazione, disgusto di sé e omofobia interiorizzata. Quell’omofobia che si associa alla mancata accettazione della propria omosessualità. Ma la verità è che io non voglio più essere gay.

Per me, essere gay ha fatto il suo tempo. Ormai ho sperimentato tutti gli aspetti della vita e posso tranquillamente affermare che non mi serve più, non serve alla persona che io sono o voglio diventare.

Non mi sono sempre sentito così.

Inizialmente sono approdato in questa comunità alla ricerca di amore, intimità e fratellanza. Invece ciò che ho trovato è: sospetto, infedeltà, solitudine e mancanza di unione.
In questa comunità, c’è talmente tanto disgusto di sé stessi che si incontrano continuamente uomini a pezzi, autodistruttivi, che sanno solo ferire, che sono crudeli e vendicativi gli uni contro gli altri.

Ho lottato per adattare il mio codice morale a questi comportamenti, ma mi sembra di essere costretto a spingermi troppo oltre alle mie convinzioni e ai miei valori.

Non importa quante volte mi sforzo di non avere una percezione falsata, di non avere preconcetti: ogni volta incappo nel solito stereotipo di uomo gay – che fa sesso con chiunque ed è ossessionato dal sesso; superficiale, incapace di avere una relazione stabile, spaventato dall’intimità, privo di amor proprio; affetto dalla sindrome di Peter Pan, con un odio per chi è più anziano. Tutte cose che pensavo fossero ormai sepolte per sempre, invece vengono fuori subito. Sembra quasi che i gay facciano fatica a superare gli stereotipi e i cliché. Sta diventando sconfortante.

Sono passati sette anni da quando ho deciso di vivere la mia vita da gay dichiarato e non è stata una strada facile. E’ stata anzi piena di dolore e miseria che inizialmente ho cercato di mascherare con l’alcol, le droghe, il sesso e le feste. All’inizio è stato difficile ammettere che mi piacevano gli uomini. Ma l’ho fatto ed è stata un’esperienza molto liberatoria. Mi ha dato la possibilità di far valere la mia identità, contro cui per anni avevo lottato. Mi ha dato la possibilità di essere attivista di me stesso e fronteggiare l’opposizione di familiari, amici e della società nel suo complesso. Ero orgoglioso di essere orgoglioso, e mi sentivo parte di qualcosa di più grande di me, un movimento di uomini che amano gli uomini e che non hanno paura di mostrarlo.

Il nostro amore doveva essere un atto rivoluzionario. Ma la verità è che noi non ci amiamo.
Ci siamo infatuati dell’idea di appartenere a una comunità e di andare contro a tutto. Abbiamo apprezzato la libertà, il ribellarsi ai costumi sociali.
L’amore che pensavamo fosse la parola magica della nostra rivoluzione è diventata un’arma a doppio taglio.

Personalmente credo che l’amore sia sacrificio e non molti uomini gay sono disposti a sacrificarsi per i loro fratelli oggi. Inizialmente questo spirito di sacrificio è stato rilevante -durante la crisi AIDS nei primi anni ’80 e ’90, quando le risorse erano scarse e la gente aveva paura. Ora invece sembra che ci sia una ossessione per il rischio, e tanti gay scherzano col fuoco, sperando di trovare, nel loro infinito viaggio alla scoperta di sé stessi, relazioni significative.

Anziché cercare di vincere il primo premio – l’initimità vera con una persona – si preferisce la gratificazione immediata di un incontro casuale su Craigslist o Grindr. Le automobili sono diventate le nuove camere da letto e il sesso non è seguito da coccole e chiacchiere dolci ma da espressioni tipo: “Solo divertimento”.

Non voglio più essere gay 3

Questa vita inizia a sembrarmi una specie di morte che ribolle piano piano a fuoco basso, e non la trovo più attraente come una volta. E’ una vita che ha davvero bisogno di qualche restauro.

Una volta gli uomini erano uomini e ti approcciavano con un minimo di coraggio cavalleresco. Oggi si nascondono dietro le maschere elettroniche di Grindr oppure si piazzano vicino a voi nei locali, sperando che siate voi a provarci, in modo da potervi dire di no con arroganza e proiettare così il loro disagio. Ho notato che molti uomini gay vogliono solo una sfida e vivono per essere elusivi. Vogliono uomini che non li vogliono, uomini che ricordano la distanza emotiva o l’assenza dei loro padri.

Sono troppo giovane per rimpiangere i bei vecchi tempi, ma questa vita ti fa rimpiangere cosa voleva dire essere gay. Ti fa desiderare i tempi in cui un ragazzo ti avrebbe salutato e offerto da bere, invece che offrirti la taglia del suo cazzo e le sue statistiche sessuali. L’intermediario di cortesia è stato eliminato e sostituito da una immoralità diabolica che ti porta alla distruzione quotidiana. Non ne vale la pena, non più.

Pur riconoscendo di essere attratto dagli uomini, ho scelto di dissociarmi da uno stile di vita al di fuori della morale e della bontà. Vivere la vita gay è come infatuarsi di un cattivo ragazzo, di cui all’inizio desiderate spasmodicamente l’attenzione e l’amore, ma che alla fine vi fa ribrezzo. Io non ci sto più.

(Questa testimonianza è stata pubblicata originariamente qui)

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Martedì 25/11/2014 da alicema

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