Perché l’incontro del Papa con Kim Davis è la fine delle nostre speranze

Papa e Kim Davis

A quello che sta montando come caso mediatico più interessante dell’anno nello scontro pro/contro matrimoni gay, ovvero la penosa telenovela con protagonista Kim Davis, si è aggiunto un tassello di peso rilevante. Il Papa in persona avrebbe concesso udienza all’impiegata statale del Kentucky, arrestata qualche settimana fa per non aver rilasciato (infrangendo la legge americana) le licenze di matrimonio a diverse coppie omosessuali.

Il ridicolo abuso di potere di una impiegatuccia omofoba e ipocrita (lei si è sposata quattro volte, due con lo stesso uomo) inspiegabilmente la ha trasformata nella paladina dell’America cristiana, bigotta, retrograda e nell’eroina degli omofobi di tutto il mondo.

Eroina Kim Davis

Il video che David Moore – a cui la Davis aveva negato la licenza, per motivi “morali”- aveva caricato su YouTube per denunciare lo scandaloso trattamento da cittadino di serie C ricevuto, si è rivelato un boomerang. La viralità raggiunta dal video (quasi due milioni di views) ha fatto conoscere il “caso Davis” al mondo intero. Da allora la donna è diventata il volto del male per i sostenitori del matrimonio gay e la nuova Rosa Parks (sì, il paragone è stato fatto davvero e vorremmo sapere cosa penserebbe Martin Luther King) per l’altra.

Mike Huckabee, Kim Davis

Kim Davis il giorno della scarcerazione

La Davis sembra gradire il nuovo ruolo. Proclama che non cambierà mai idea. Resterà ferma nelle sue convinzioni: due omosessuali non possono sposarsi. L’amore non conta, conta il presunto volere di un presunto Dio. Ed è “in nome di Dio” che continuerà a combattere questa battaglia. Il fatto che Papa Francesco abbia deciso di concederle parte del suo prezioso tempo – l’incontro è avvenuto nell’Ambasciata Vaticana di Washington ed è stato confermato, dopo qualche reticenza, dal Vaticano – confortandola, pare, regalandole un rosario benedetto e dicendole di “tenere duro”, non lascia più dubbi in merito al reale pensiero del Pontefice sulla questione matrimoni gay.

Se avevamo pensato che Papa Francesco fosse diverso dai suoi predecessori – e lo aveva pensato anche la rivista LGBT Advocate, che lo mise in copertina a dicembre 2013 come “persona dell’anno” - ora e nonostante tutte le avvisaglie che avevamo avuto (tipo il paragonare le persone transgender ad armi nucleari) non possiamo che cambiare idea. Sostenere Kim Davis lancia un messaggio inequivocabile.

E il messaggio è: la Chiesa è e resterà sempre omofoba. Nessuna apertura di nessun tipo in vista, statene pur certi, nonostante il Sinodo sulla famiglia, nonostante qualche frase paracula (“Chi sono io per giudicare un gay?”).

Sostenere Kim Davis di nascosto, poi, è anche peggio. Perché incontrarla in gran segreto senza confermare subito l’avvenuto incontro? Perché non prendere una posizione netta e alla luce del sole? Che passo falso per un Papa così attento alla diplomaticità (ambiguità?) delle sue posizioni.

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Giovedì 01/10/2015 da alicema in ,

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