PEDOFILIA




























Vado a caccia di lepri, trotto e

sogno e ingozzo neve,neve

finché ho spento la mia sete e

do l’anima al diavolo

(H.HESSE)






La pedofilia è senz’altro una delle parafilie più diffuse e più pericolose dal punto di vista sociale e si colloca tra i disturbi sessuali e dell’identità di genere. La classificazione internazionale delle sindromi e dei disturbi psichici e comportamentali pone la pedofilia tra i disturbi della personalità e delle preferenze sessuali.
La focalizzazione parafilica della pedofilia comporta attività sessuale con bambini prepuberi, infatti il pedofilo è per definizione, un soggetto di almeno 16-18 anni e di almeno 5 anni più grande della vittima e pratica attività sessuale con bambini in età prepubere.
L’attrazione verso le femmine, che è la più frequente, coinvolge solitamente bambine tra gli 8 e i 10 anni, mentre quella per i maschi interessa ragazzi un po’ più grandi.










Nonostante le articolate tipologie, il pedofilo presenta disarmonie della personalità che lo portano ad usare il bambino per risolvere i suoi problemi, le vittime sono bambini perché più facilmente manipolabili.
Sicuramente ogni pedofilo è combattuto tra le proprie resistenze psicologiche, le remore sociali e la forte propensione verso una deviata sessualità, tanto che possono anche trascorrere lunghi periodi prima che riesca a vincere l’inibizione e tradurre i propri impulsi in concrete azioni. Per le persone “normali” l’eros rappresenta un’esperienza di pienezza, mentre il modo in cui il pedofilo vive l’amore è povero, anonimo e privo di autenticità. Nel pedofilo manca la capacità di allacciare un legame paritario con l’altro. Non riuscendo a raggiungere le normali fasi indispensabili per arrivare ad uno sviluppo graduale ed armonico della sessualità rimane in una condizione di erotismo infantile e di immaturità, ed è appagato da individui in età prepubere, perché rappresentano i suoi bisogni infantili insoddisfatti. Tale distorsione, molto spesso è determinata dal fatto che il pedofilo a sua volta, ha subito da piccolo degli abusi, ed il suo deviato comportamento scaturisce dal tentativo di rimuovere un trauma sessuale infantile o la sofferenza da esso derivata (teoria dell’abusatore-abusato).










Le vittime di abuso sessuale infantile, dunque, agirebbero sessualmente e aggressivamente per ridurre gli effetti dolorosi e le sensazioni sperimentati più volte in occasione del trauma pregresso, oltre che per superare il senso di impotenza, l’immagine negativa di sé, la perdita di fiducia che costituiscono gli aspetti postraumatici legati all’abuso sessuale.
In generale, i vari autori sono piuttosto concordi nel ritenere che la pedofilia, ed in generale molte parafilie, si sviluppano piuttosto precocemente nella vita di un individuo, venendo influenzate soprattutto da esperienze di apprendimento, fondati su processi di condizionamento classico e operante, anche se è verosimile la predisposizione biologica.

Non esiste uno stereotipo standard del pedofilo, ma è possibile identificare almeno 6 tipologie:

-IL PEDOFILO LATENTE

È colui che manifesta una morbosa attenzione nei confronti dei bambini che accompagna a fantasie erotiche, ma non giunge mai a manifestazioni pubbliche.

-IL PEDOFILO OCCASIONALE

È colui che, pur non presentando gravissime alterazioni psicologiche, durante vacanze nelle città del sesso, ha esperienze sessuali trasgressive.






-IL PEDOFILO DELLA PERSONALITA’ IMMATURA

È colui che non è riuscito mai a sviluppare normali capacità di rapporto interpersonale. Manca di una sufficiente personalità e di un armonioso sviluppo, sia a livello della sfera affettiva
ed emotiva, che di quella istintiva, non riesce a sviluppare le fisiologiche fasi attraverso le quali un uomo ed una donna arrivano alla completezza dell’unione sessuale, e quindi rivolge la propria attenzione al bambino, per sentirsi padrone della situazione.
Questi individui non hanno, quasi mai comportamenti eccessivamente aggressivi, anzi i loro atteggiamenti sono passivi e di tipo deduttivo, la modalità di approccio più usuale è quella di far leva sulla naturale curiosità del bambino per il sesso. Raramente raggiunge l’orgasmo con la penetrazione, preferisce invece iniziare
il bambino a foto o video pornografici. Spesso però, a causa della propria immaturità, questo tipo di pedofilo
tende a idealizzare la relazione stabilita con il bambino, fino a sostenere che sia l’espressione di un genuino amore, e che la notevole differenza di età non rappresenta nessun limite per la reciproca soddisfazione sessuale ed emotiva. La sua relazione dura fino a quando il bambino stesso non perde le caratteristiche che lo rendono attraente ai suoi occhi.





-PEDOFILO AGGRESSIVO

È colui che manifesta un comportamento misogino ed antisociale, trae piacere dall’assalire la sua vittima e farle del male fino a provocarne la morte.
Alla base dell’aggressività di questo tipo di pedofilo, esiste sempre una bassissima autostima e sentimenti di svalutazione di sé e degli altri. Violando il bambino, egli tenta di esorcizzare il fantasma delle sue debolezze e soggezioni interiori, l’atto perverso rappresenta l’espressione di un odio erotizzato. L’individuo durante l’infanzia è stato vittima, e solamente da adulto ha la possibilità di diventare vincitore. Le aggressioni verso i bambini vengono sublimate e l’atto perverso viene trasformato nella mente del soggetto in orgasmo e vittoria.

-PEDOFILO REGRESSIVO

È colui che ad un certo punto della vita inizia ad avvertire un senso di inadeguatezza, non riesce più a controllare gli stimoli
stressogeni e rivolge il suo interesse sessuale verso bambini. Tale interesse diviene atto irrefrenabile ed è rivolto soprattutto a soggetti sconosciuti.






-PEDOFILO OMOSEX

È colui che trasferisce sul bambino l’amore che non ha ricevuto dalla madre, egli è spinto ad agire più per interesse personale
che per un’autentica attenzione per il minore. Egli si identifica con il suo partner, vede in lui quel bambino che egli era, lo ama come avrebbe voluto essere amato dalla madre.






La pedofilia, e quindi l’abuso sessuale, rappresenta una sopraffazione, un modo per affermare la propria superiorità ed il proprio potere su chi è più debole. Nei confronti di questi individui, a mio avviso, non è sufficiente utilizzare la pena detentiva come panacea, ma è doveroso aiutare l’adulto perverso, grazie a personale specializzato, a far riemergere i traumi infantili subiti, affinché possano essere rielaborati.
È oltremodo utile, nell’esercizio delle nostra funzione di genitori ed educatori, stare accanto ai bambini che crescono ed insegnar loro che qualsiasi contatto genitale con gli adulti va considerato anormale.




Dottor G.Serra

Occorre quindi saper, con dovizia, essere disponibili nell’affrontare il problema e non lasciare il bambino, in età evolutiva, in balia di se stesso.

Bisogna fornire adeguate informazioni, affinché gli adolescenti possano proteggersi ed infrangere il muro di silenzio che li relega in una dimensione di sofferenza, resa più drammatica dall’incapacità di comunicare il loro vissuto interiore.









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Giovedì 05/06/2003 da in , ,

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