Pisapia ribadisce: “Unioni civili a Milano nel 2012, la giunta è unanime”

Pisapia ribadisce: “Unioni civili a Milano nel 2012, la giunta è unanime”

Il sindaco Giuliano Pisapia non ha disertato Una volta per tutti", presentazione della legge di iniziativa popolare del Padova Pride Villageper il riconoscimento delle unioni civili, ed è intervenuto per un saluto.
"Ci sono discussioni e confronti ma c'è un impegno che io voglio ribadire - ha confermato Pisapia – Nel programma elettorale c'è il registro delle unioni civili ed entro la fine dell'anno ci sara'. Su questo vi posso garantire che c'è e mi e' stata confermata l'unanimità dell'intera giunta".
La volontà di andare avanti quindi c'è ed il sindaco ha promesso che nel caso non fosse il consiglio comunale ad occuparsene, allora ci penserà la giunta comunale. "Al di la' di quello che dicono i giornali e di interviste che possono dare un segnale di differenza, vi posso garantire che su questo c'è' e mi è stata confermata l'unanimità dell'intera giunta" ha precisato Pisapia, nonostante all'indomani della visita del Papa il vicesindaco Maria Grazia Guida avesse ribadito il suo no.
E sull'approvazione a livello nazionale, anche sulla scorta della recentesentenza della Corte di Cassazione: "E spero, personalmente, che ad occuparsene sia un nuovo Parlamento che spero ci sia il prima possibile".
Prescindendo comunque dal discorso sulle unioni civili e collegandoci all'opportunità di perseguire l'istituzione del matrimonio civile in Italia, vogliamo ripubblicare volentieri alcune considerazioni che ci sono state segnalate sulla fanpage di GAY.tv. Sono alcune note del circolo Arcigay Tralaltro di Padova in merito alla proposta di legge del Padova Pride Village: questo è quello che scrivono i ragazzi che si sono dissociati:
La proposta di legge, che inizialmente prevedeva la richiesta di accesso al matrimonio civile da parte delle coppie gay e lesbiche, ora è incentrata sulla creazione di un istituto giuridico nuovo, riservato alle coppie di persone dello stesso sesso, equipollente al matrimonio, ma con un nome diverso e diritti/doveri in parte diversi da quelli previsti dal matrimonio tradizionale.
Le ragioni del nostro dissenso sono le seguenti:
Riteniamo che, in ossequio al fondamentale principio di uguaglianza, le persone LGBT non debbano avere né meno diritti, né più diritti, né diversi diritti, ma gli stessi diritti di cui godono le persone eterosessuali.
Concordiamo con la posizione secondo la quale l’attuale istituto matrimoniale sia obsoleto e non risponda più alle aspettative della società, tuttavia riteniamo che l’unica risposta corretta a questo problema possa essere una riforma del diritto di famiglia, non certo la creazione di un istituto ad hoc riservato alle coppie omosessuali, equipollente al matrimonio ma diverso da esso.
Concordiamo con la constatazione secondo la quale in Italia “la parola <> è sotto sequestro di un retaggio religioso”. Tuttavia crediamo che questo non possa essere il motivo per non usare tale parola, legittimando di fatto questo “sequestro”. Semmai questo dovrebbe essere il motivo per insistere con ancora maggior convinzione sull’espressione “matrimonio” (civile) per toglierlo dalla sfera di influenza religiosa e riportarlo in quella civile, nella quale dovrebbe naturalmente stare.
Crediamo che una campagna nazionale così innovativa e di così ampia portata debba essere necessariamente supportata e condotta insieme ad Arcigay e Arcilesbica Nazionale, a Rete Lenford e, per quanto possibile, a tutte le principali associazioni LGBT italiane.
Pur tenendo conto della peculiarità della situazione italiana, riteniamo che in un momento storico in cui Obama, Hollande e Cameron esprimono un chiaro sì al matrimonio (civile) per le coppie omosessuali, una campagna di raccolta firme per una legge di iniziativa popolare sulle unioni civili, nella quale è bandita la parola matrimonio, sia un autogol da parte del movimento LGBT italiano, che dovrebbe coerentemente chiedere il massimo dei diritti possibili.

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