Quanto tempo prima di farlo? La Posta del Cuore

Coppia gay a letto

Ciao Steve, Sono Francesco.
Leggo sempre la tua rubrica e scrivo dall’estero, dove mi sono trasferito da alcuni mesi. Non è stato facile ma vista la carenza di lavoro in Italia non avevo molte alternative, invece qui ho già trovato lavoro e sto finalmente andando a vivere da solo, e per un ragazzo di 20 anni mi sembra un buon traguardo.
Mi sono deciso a scriverti perché, dopo qualche fugace incontro con questi “stranieri” mi sono ritrovato a frequentare uno di loro non solo per del sesso. Il “problema” se così possiamo definirlo, è che nonostante ci frequentiamo da qualche settimana, al sesso stranamente non ci siamo ancora arrivati.
Siamo molto intimi, dolci e a entrambi piacciono le effusioni, ma quando poi ci sono le occasioni giuste per “concludere” lui si tira sempre indietro con qualche scusa, o chiede di aspettare ancora un po’ per conoscerci meglio.
Quanto si può resistere? C’è un “tempo” che secondo te è appropriato?

Se c’è una cosa di cui negli ultimi anni non si è sentita la mancanza è sicuramente il sesso… Oramai lo troviamo dappertutto, dalle pubblicità fin ad arrivare agli spettacoli televisivi, se controlliamo bene si parla di sesso su qualsiasi sito e quasi su ogni rivista. Nel nostro tempo, è certamente la cosa che vende di più e che tutti cercano di inglobare in qualche modo nei loro contenuti… E devo ammettere sinceramente, che persino quando ne parlo io (e non per niente ne parlo abbastanza spesso) c’è un boom di visualizzazioni… La gente infatti “sciama” quando parli di sesso. Oserei dire che va quasi in visibilio. Beh, oddio, non tutti…
Caro Francesco, il sesso si trova così facilmente al giorno d’oggi, che è quasi troppo facile, e viene quasi spontaneo, chiedersi quanto bisogna aspettare a farlo quando si conosce qualcuno di cui ci interessa: C’è chi punta a farlo al primo appuntamento, e chi invece si accontenta del bacio della buonanotte. C’è chi dice che il momento giusto è il terzo incontro, in modo da conoscersi abbastanza ma non troppo (in modo da potersi ancora sentire liberi di “imporre” quello che più piace senza sentisi giudicati), c’è chi dice che il quinto appuntamento sia il miglior momento, anche perché solitamente tra il quinto e il sesto si comincia ad avvertire quella tensione del “ci frequentiamo o stiamo solo giocando?” e bisogna definire che tipo di rapporto si sta iniziando.
Sì da oramai per scontato che in un rapporto “giovane”, ci sia una quasi frettolosa consumazione dell’atto sessuale. Che di suo può anche avere delle motivazioni serie: anzitutto perché quando conosciamo qualcuno vogliamo capire se ci piace tutto di lui o no, e come ci si trova a letto insieme è certamente una componente importante. In secondo luogo forse perché vediamo nel nostro immaginario le coppie sposate da anni come i film ci hanno fatto troppo duramente immaginare, ovvero quelle che si ritrovano a non fare mai sesso. E come terza “motivazione seria” ma certo non meno importante, sicuramente c’è da considerare che due persone quando si conoscono da poco e si piacciono, riescono a percepire palpabile la distanza che li separa l’uno dall’altro… I due riescono a cogliere che sebbene affini, sono due corpi perfettamente distinti e ognuno dei due ha proprie abitudini, spazi, idee. Se ci si piace, oserei dire che è completamente naturale voler abbattere queste “distanze” e quindi volersi sentire più vicini.
Durante un atto sessuale i due corpi si fondono letteralmente e, oltre che mero godimento fisico, e felicità per la compagnia di questa persona, proviamo piacere per il fatto di essere dentro di lei, o di sentirla dentro di noi.

Questa fusione viene vissuta con maggiore entusiasmo e trasporto, proprio perché non sappiamo se e quanto questa persona sarà ancora vicina a noi, essendo lei “libera” in ogni attimo di allontanarsi.
Se ci pensi, quando poi le due persone si trovano più legate, e quindi condividono la stessa vita, adottano abitudini simili, e il modo di pensare (addirittura!) viene influenzato al fine di cercare maggiori possibilità di stare con l’altro, è fisiologica una riduzione della quantità dei rapporti sessuali, per il semplice fatto che l’altra persona è comunque sempre presente dentro noi, anche in tutti gli altri momenti della quotidianità e non più solo nel momento di fusione carnale: in buona sostanza quella distanza “fisica” e mentale, tende ad approssimarsi allo zero, e viene inconsciamente a mancare quella voglia che ci faceva smaniare all’inizio per trovarci a rotolare tra le coperte con il nostro uomo.
Se poi ci rifletti ancora, dopo un litigio specialmente se burrascoso, in cui due pensano veramente di potersi allontanare l’uno dall’altro e di prendere per sempre strade diverse, se si riesce a far pace… cosa succede? Si finisce nuovamente a letto, con un entusiasmo e un trasporto come magari non si faceva da parecchio. Questo perché si ricomincia smaniare per la voglia di sentirsi così vicino a quella persona che tanto amiamo, che per un attimo ci è parsa allontanarsi così tanto. E personalmente credo sia per questo che il sesso dopo un litigio è sempre fantastico: perché ti trovi di nuovo così vicino a quella persona a cui per un attimo hai pensato di doverti separare per sempre.
Tuttavia, per i più svariati motivi (e crescendo li capirai anche tu) non tutti sono “grandi fan” del finire a letto con un totale sconosciuto. Ammettiamolo: non c’è niente di cui vergognarsi, la maggior parte degli appuntamenti al buio si concludono in un letto, in un auto parcheggiata o in un parco. Specie se l’appuntamento è stato scoppiettante, ed entrambi si sono sentiti a loro agio. Ed è oramai consuetudine di molti, che trovarsi in uno dei precedenti posti dopo un appuntamento significhi “finire la serata” facendo del buon sesso.
Per l’amor del cielo, nessuno dice che non sia fantastico, ma non tutti cercano di “pucciare” il biscottino già la prima sera. Anzi… Qualcuno (pochi) preferisce conoscere bene le persone con cui fa sesso, PRIMA di farci sesso. E in realtà converrai con me che un paio d’ore passate in un bar non sono minimamente sufficienti per conoscere qualcuno.
E in questa “attesa” in realtà non ci sarebbe nulla di male se vista con occhi oggettivi, ma spesso per l’altra persona che vive l’appuntamento, il “voler aspettare per conoscersi meglio” da parte del primo, viene frainteso e colto come un diniego totale ed eterno al voler avere un rapporto sessuale. Cosa che in realtà spesso non è assolutamente vera, nel limitato caso di un appuntamento volto all’iniziare una relazione affettiva.
Cosa succede se lui “vuole aspettare”? Nel nostro intimo, invece che rincuorarci perché abbiamo incontrato qualcuno che vuole conoscerci veramente, ci continuiamo a chiedere se l’altro abbia voluto temporeggiare sul venire a letto con noi perché non gli siamo piaciuti abbastanza. Temendo il rifiuto, un po’ come tutti in questo secolo, invece che restare piacevolmente colpiti dal fatto che frequentiamo qualcuno che vuole conoscerci per come siamo (piuttosto che consumare un rapporto con uno sconosciuto che potrebbe non vedere più) ci preoccupiamo di non essergli piaciuti abbastanza.
Cosa che in realtà può anche essere vera, ma non è mai così palese.
Forse Francesco, e non voglio certo giudicarti, non è lui quello a cui non sei piaciuto abbastanza, ma è lui che non piace abbastanza a te. Altrimenti non ti porresti nemmeno il problema di “quanto tempo devi ancora aspettare”, perché ammettiamolo: se ti piace così tanto che speri di passare tutta la vita con lui, cosa ti importa di finirci a letto al primo appuntamento, la prima settimana o il primo mese?

Un abbraccio,

Steve Pik

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Sabato 23/05/2015 da Fabio Genovese in

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