Storia di ordinaria omofobia catodica

Storia di ordinaria omofobia catodica

Forse no, non lo so.
ma credo che a volte sia più facile chiedere scusa che mandare tutti a farsi fottere. soprattutto se chi parla è un privilegiato, e non intendo solo economicamente: un rappresentante del 90% (almeno) della popolazione mondiale. quella eterosessuale.

Se fossi un conduttore televisivo e chiamassi in trasmissione "cioccolatino" o cantassi "bongo bongo bongo stare bene solo al congo" in presenza di una persona di colore, credo che nulla mi salverebbe da una reprimenda mediatica generalizzata. diverrei lo stronzo razzista del terzo millennio, le madri si augurerebbero che i loro figli non mi avessero sentito.
Se dinnanzi a un concorrente del mio ipotetico show televisivo, che si presentasse con il cognome "Cohen", facessi battutine su posacenere e forni, se gli facessi notare la sua taccagneria e il suo essere pedante, perderei il posto credo immediatamente. nonostante i miei onorati trent'anni di carriera.
Se avessi una concorrente particolarmente carina e dai capelli chiari, e le dicessi che tanto le bionde sono tutte stupide e un po' troie, e ci provassi con lei in maniera lubrica, probabilmente avrei anche una bella pendenza penale sul groppone.

e tutto ciò, credo io, a ragione.

invece io ho due uomini, amici, sposati, che si tengono per mano. E allora li invito stizzito a smetterla, prendendoli in giro, alludendo a orientamenti sessuali deviati, degni di essere scimmiottati e spiegati con improbabili storielle "da spiaggia" – e già tanto è che non ci si sia riferiti a una pineta. Tutti ridono, i due malcapitati si sentono un filo a disagio, ma tant'è, io prometto loro un milione, forse ci starei anch'io a farmi prendere in giro un minuto per un milione, no? Tutto passa e si scorda, the show must go on, la puntata si chiude e siamo tutti contenti.

e no, non tutti. il popolo di Twitter (che è notoriamente piuttosto gay friendly – o almeno lo era prima delle invasioni barbariche promosse da Fiorello) non me la lascia correre, stavolta, e con toni anche poco garbati (riconosciamolo) mi fa notare la natura omofoba di certe uscite.
non sarebbe più facile chiedere scusa e finirla lì? si salva la faccia, ma si dà anche un bel segno di civiltà, in una panorama televisivo sempre sguaiato.
per me no. io invece rispondo: "mamma che scandalo!!! fatevi visitare, ma da uno bravo".
chi mi ascolta rimane in parte inebetito, in parte si limita al retwitt. qualcuno mi dà contro di ritorno, ma non mi scalfisce, ovviamente. io sono un privilegiato: ho i miliardi, il successo, la stima dei miei colleghi, di mio figlio.

e soprattutto appartengo alla stragrande maggioranza della popolazione mondiale: quella eterosessuale.

l'articolo doveva finire qui. era ben costruito, no?
invece, diamine, non ce la faccio, e l'acido – inutilmente – sale anche a me. L'unica cosa che mi sento di dire, però, è che credo che nel caso del conduttore qui sopra raffigurato, credo che molto faccia l'ignoranza: perché non si può DAVVERO fare prima certi siparietti omofobi, e poi invitarci tutti alla cura (dal Dottor Nicolosi, magari…). C'è nel suo caso, come in quello della stragrande maggioranza degli italiani, una sostanziale ignoranza sui temi dell'omosessualità e della diversità in senso più esteso.
L'occasione persa del conduttore, però, era quella proprio di far fronte alla sua comprensibile ignoranza, e dimostrarsi invece aperto a migliorarsi, anche a cinquant'anni suonati. soprattutto perché la sua immagine è influentissima sulla massa dei telespettatori italiani. è noto, amato, rispettato. avrebbe potuto cogliere una buona occasione per diventarlo ancora di più, insegnando la tolleranza al suo pubblico che tanto lo ascolta. e invece (senza troppa meraviglia da parte nostra) l'ha buttata in vacca.

peccato.

Mercoledì 01/02/2012 da

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