“This Must Be The Place”: Sean Penn ci ha lasciato senza parole. ANTEPRIMA

“This Must Be The Place”: Sean Penn ci ha lasciato senza parole. ANTEPRIMA

"This Must Be The Place", il nuovo film di Paolo Sorrentino ("Il Divo") esce nella sale italiane venerdì 14 ottobre 2011. Chi scrive ha avuto la fortuna di vederlo in anteprima e senza velleità da critico cinematografico, né tantomeno l'intenzione di anticiparvi nulla, vi dice a caldo perché dovreste vederlo.

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"This Must Be The Place" è un viaggio e come tale va vissuto. E' un viaggio che dura due ore, durante le quali vi troverete più volte a dire "non ci sto capendo niente", piuttosto che indisporvi, stupirvi, ridere e alla fine tornare a dire "bah". Ma questo è anche il bello di un viaggio, non si sa cosa ci aspetta e quindi dobbiamo mettere in conto anche alcuni nei, qualche scontro con il nostro gusto, la nostra psiche.
"This Must Be The Place" è un viaggio in cui un adorabile Sean Penn è uno dei freak più riusciti del cinema. E' un uomo rimasto fermo alla sua infanzia, che come tanti di noi invece che guardare oltre la siepe ci si perde in mezzo: convinto di vivere la vita a pieno, la guarda passare, certo di essere un trasgressivo, quando non è altro che uno struzzo con la testa sotto la sabbia. Sean Penn in questo film si chiama Cheyenne, sembra un mix tra una drag queen e Ozzy Osbourne, ma io ne vorrei uno sul comodino, per lasciarmi stupire dalla sua stramba, a volte disarmante, trasparenza. In un mondo cinico e disilluso, di cui anche lui è frutto e fautore, lo si osserva con un'iniziale distacco, increduli che possa dire o fare certe cose. E' come quando si incontra una persona buona e prima di accettare che sia così, si cerca di capire dov'è l'inganno, dov'è il tornaconto nella sue azioni, solo perché siamo disabituati alla gentilezza.
Ecco "This Must Be The Place" colpisce perché è un percorso tra aspetti della vita che tendiamo a dimenticare. Lasciandoci condurre abilmente dalla regia, dal cast, dai primi piani, dalla colonna sonora e dalla fotografia magnifica, ci ritroviamo a sorridere ingenuamente, a stupirci per una frase schietta, ma vera, per la bellezza dei sentimenti delle persone care, anche quando mentono, per il nostro bene.
La trama è solo un filo rosso che scorre in secondo piano, dietro ad una moltitudine di voci che ci raccontano un pezzo di vita, che ci fanno riflettere senza essere invadenti. Sono briciole lasciate lungo tutta la strada che percorriamo assieme a Cheyenne, starà a noi poi metterle assieme e decidere quali tenere e quali lasciare. L'abilità di Sorrentino sta proprio in questo: snocciola una critica dei nostri tempi, dei nostri inutili timori, dei nostri finti valori, sotto al nostro stesso naso, senza che ce ne accorgiamo. Ci permette di distrarci e di lasciarci trasportare, tanto prima o poi saremo obbligati a riflettere. E in questo modo non può che stupire: con un dettaglio, con una frase, con un finale inaspettato, ma forse non troppo. E ricordandoci che anche quando vorremmo riscatto e vendetta, in realtà abbiamo solo bisogno di aprire gli occhi, i nostri e quelli degli altri.

Arianna Panacea

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