VIRUS HPV: INFEZIONE, TERAPIA, DIAGNOSI E VACCINO

In Italia partirà da gennaio 2008 la vaccinazione gratuita contro l’infezione da virus HPV per le ragazze di 12 anni. Ma il virus della papillomatosi umana è potenzialmente patogeno anche per il maschio. Trasmessa principalmente per via sessuale, l’infezione resta nella maggioranza dei casi allo stato latente mentre in altri sono i cosiddetti condilomi a dare l’allarme. Di questo virus sono stati isolati oltre 100 varianti (tipi) in grado di provocare varie malattie e con diversi livelli di gravità. Per essere più chiari si può andare dalla semplice infezione asintomatica allo sviluppo di tumori maligni.







EPIDEMIOLOGIA
La principale via di trasmissione di questo virus è legata al contatto sessuale. Si tratta attualmente dell’infezione sessualmente trasmissibile più frequente. Più colpite sono le fasce di popolazione sessualmente attive e con un maggior numero di partners, quindi i giovani ad alta promiscuità.
L’infezione naturale non induce immunità permanente pertanto può essere contratta più volte nell’arco della vita (come ad esempio avviene nella sifilide). A dimostrazione di ciò vi è il riscontro sierologico che in alcune aree più del 90% della popolazione al di sopra dei 35 anni ha “incontrato” questo virus. Altro dato interessante è che nella maggioranza dei casi questa infezione resta allo stato latente, senza determinare alcuna forma morbosa, ed abitualmente nel giro di alcuni mesi, salvo casi limitati, se ne và.


EZIOLOGIA
I numerosi ceppi di HPV isolati sono stati classificati mediante dei numeri; in base alla loro potenziale capacità di indurre lo sviluppo di tumori sono stati classificati in ceppi ad alto, medio e basso rischio. Per quanto riguarda la patologia HPV – correlata dell’area ano-genitale – i più frequenti ceppi “ad alto rischio” sono il 16 ed il 18, i più frequenti “a basso rischio” il 6 e l’11 (che abitualmente determinano l’insorgenza dei condilomi acuminati, noti anche come “creste di gallo”).


CLINICA
L’HPV è un virus in grado di infettare e determinare svariate malattie degli epiteli di rivestimento provocando la comparsa di verruche, papillomi, carcinomi della cute, del cavo orale, delle vie respiratorie. Circa 40 dei 100 ceppi di HPV possono colpire l’area ano-genitale maschile e femminile determinando la compara di condilomi acuminati (che interessa >1% della popolazione) e piatti, tumori del basso tratto genitale femminile (collo dell’utero, vagina, vulva), cancro del pene, tumori dell’ano (con frequenza aumentata di 17 volte tra gli omo-bisessuali, con situazione simile per i tumori dell’orofaringe).


DIAGNOSI
La diagnosi scaturisce dalla comparsa di manifestazioni riscontrabili direttamente nel paziente (condilomi) o nel partner. Altre possibilità particolarmente frequenti nella donna sono riscontri di anomalie al Pap test di screening; sempre più frequenti sono i maschi (particolarmente tra gli omo-bisessuali) che si sottopongono ad esami di screening citologico o endoscopico). La funzione degli esami di screening è quella di funzionare da “campanello d’allarme” che porta ad effettuare vesami di secondo livello (da effettuare presso strutture qualificate).
La patologia HPV correlata è diagnosticabile mediante esami citologici (Pap test per il collo dell’utero e l’ano-retto), esami istologici su biopsie di tessuti sospetti (di cute e mucose sia maschili che femminili) ed esami specifici (colposcopia, vulvoscopia nella donna, penoscopia nel maschio, anoscopia in entrambe i sessi) che si basano sull’osservazione diretta e mediante colorazioni vitali degli organi bersaglio.
La ricerca e soprattutto la tipizzazione dell’HPV è un esame con elevata sensibilità e specificità nella donna; non altrettanto si può dire nel maschio in cui, la difficile raccolta del campione da esaminare, determina un numero eccessivo di “falsi negativi”. Ma qual è il senso del test per la ricerca dell’HPV dal momento che non esiste un farmaco in grado di eradicare l’infezione? L’importanza sta nel potere valutare il rischio di infettività di un soggetto, il rischio che questo, fin tanto che non avrà eliminato il virus possa presentare delle recidive di malattia. Inoltre, nel caso si tratti di ceppi “ad alto rischio”, l’atteggiamento terapeutico sarà più aggressivo ed i controlli saranno più ravvicinati. Come vedremo poi conoscere la situazione virologica di un paziente potrebbe portare ad un diverso approccio nei confronti della vaccinazione.


TERAPIA
I trattamenti previsti sono elettivamente di tipo distruttivo: sostanzialmente si vanno a distruggere (mediante l’utilizzo di caustici, crioterapia, diatermo-coagulazione, laser-vaporizzazione) o a rimuovere (chirurgicamente, mediante ansa diatermia, laser-escissione) i tessuti “trasformati” dal virus in senso benigno o maligno. Come precedentemente citato non vi sono farmaci ad azione sicuramente viricida anche se alcuni farmaci, utilizzati prevalentemente come adiuvanti della terapia distruttiva, migliorano le possibilità di successo terapeutico ed il rischio di recidive. Di questi meritano essere citati l’Imiquimod (unico commercialmente disponibile con la denominazione Aldara crema; preparato topico utilizzabile solo sulla cute, non sulle mucose), il Cidofovir (preparabile galenicamente solo presso pochi centri specialistici come crema utilizzabile su cute e mucose) e l’Interferon Alfa (da iniettare in muscolo per parecchie settimane; farmaco con potenziali pesanti effetti collaterali).


PREVENZIONE
Come in tutte le malattie che riconoscono una via di trasmissione prevalentemente diretta (tipica delle malattie sessualmente trasmissibili) la prevenzione si basa prevalentemente sull’utilizzo del preservativo che si è dimostrato da studi recenti valido ma non completamente sicuro in quanto piccola parte del virus è comunque trasmissibile attraverso contatto con zone cutanee non protette dal preservativo.
Altro punto critico nella prevenzione dell’HPV è che non esiste, come già citato, una immunità naturale in seguito ad infezione guarita nel confronto di successive reinfezioni (evento frequente nella maggior parte delle malattie infettive; ad esempio: una volta contratto il morbillo è impossibile riprenderlo)
In fine a complicare ulteriormente le cose è la durata della latenza virale: per quanto tempo usare il preservativo in una coppia stabile dopo infezione da HPV? Alcuni studi dimostrano una persistenza virale in assenza di malattia di circa sei mesi per i ceppi a basso rischio e di 18 per gli alto rischio. Esiste il rischio che sospendendo l’uso del condom prima dell’eliminazione del virus in entrambe i membri della coppia si inneschi il cosiddetto “effetto ping-pong” con passaggio continuo tra infetto e guarito perpetuando l’infezione ed il conseguente rischio di malattia.
Farmaci con efficacia preventiva non esistono. Il vaccino (nuova frontiera della prevenzione?) verrà affrontato a parte.


VACCINI
In questo periodo si fa un gran parlare di HPV in quanto è stato immesso in commercio un primo vaccino contro l’HPV ed è di imminente commercializzazione un secondo. Il primo (Gardasil  di Sanofi Pasteur MSD) è un tetravalente (attivo sui ceppi 6,11,16 e 18 – principali basso ed alto rischio – quindi volto a prevenire condilomi e forme neoplastiche), il secondo (Cervarix di GSK) è un bivalente (attivo sui ceppi 16 e 18, con propensioni più spiccatamente antitumorali); entrambe i vaccini prevengono la quasi totalità delle infezioni da ceppi contro i quali sono stati prodotti, conferendo peraltro una variabile protezione nei confronti anche degli altri ceppi. Le vaccinazioni si basano su tre somministrazioni nell’arco di sei mesi. Le ampie sperimentazioni condotte ed il fatto che si tratti di vaccini ricombinanti (cioè di frammenti virali costruiti in laboratorio, non estratti da virus) fanno di questi vaccini dei “vaccini sicuri”. L’efficacia massima del vaccino è stata dimostrata nei soggetti che non abbiano ancora contratta, e soprattutto non stiano avendo l’infezione da HPV; per tale motivo si è ritenuto prioritario vaccinare prima dell’inizio dell’attività sessuale.


Sono partite varie campagne vaccinali in quasi tutti i Paesi Europei e Nord Americani. In Italia è prevista, con piccole variazioni nelle diverse Regioni, la vaccinazione gratuita a partire dal 2008 delle femmine di 12 anni di età. Non appare chiaro perché comunque non venga considerata l’estensione della campagna vaccinale al maschio in cui oltretutto le possibilità di diagnosi precoce e conseguentemente di trattamento sono inferiori a quelle della donna. Occorre sempre tenere presente che il successo di una vaccinazione dipende dalla riduzione della recettività generale della popolazione nei confronti di un germe. La strategia vaccinale adottata che esclude i maschi dalla vaccinazione permette la circolazione incontrollata dell’infezione nella comunità gay e tra la crescente quota di maschi eterosessuali che hanno contatti con donne provenienti da aree geografiche a bassa o nulla copertura vaccinale.


Una informazione di carattere pratico: per il maschio al momento il vaccino si può reperire solo in farmacia mediante prescrizione medica ad un prezzo, per l’intero ciclo vaccinale (tre dosi), di oltre 500 €; prima di investire una cifra di questo livello è comunque sensato consultare uno specialista sull’opportunità di effettuare la vaccinazione.


Dott. Andrea Barelli
Direttore Responsabile Unità Malattie Sessualmente Trasmesse – Reparto Malattie Infettive Ospedale Umberto 1° – Mestre”


Giorgio Lazzarini
redazione@gay.tv

Condividi questo articolo con i tuoi amici di Facebook

Leggi altro su:

Venerdì 03/11/2006 da in , , , , ,

1
2
3
4
5
6
PIU' LETTI
9
10
torna su