Berlusconi si dimette, le borse esultano. Berlusconi nega, le borse frenano. Serve un disegnino? Anche a un osservatore distratto non può sfuggire che il Premier è ormai diventato un’ipoteca piazzata sul Paese.
Qualcuno tra i fedelissimi ha provato addirittura a prendersela con la Borsa che, brutta e cattiva, tenta di abbattere il governo come da sempre cercano di fare anche le toghe rosse, per dirne una. Così come settimana scorsa Silvio e Umberto se la stavano prendendo con la Bce, organo che dovrebbe essere squisitamente economico e che invece si allarga e si mette a governare i governi.
Nonostante l’aspetto ironico di quest’ultima posizione (la tesi non potrebbe essere più comunista di così), non c’è niente di rosso nell’andamento della borsa, salvo i conti italiani. La reazione dei mercati, infatti, non è affatto strana: chiunque investirebbe su un prodotto che si pensa possa avere un futuro, e l’Italia di oggi, quella di Berlusconi, è considerata senza futuro. Tutto qui.
Solo a qualcuno ormai nel panico e non più troppo presente a se stesso verrebbe in mente di balbettare qualcosa di fantaeconomico come l’attacco di speculatori finanziari comunisti. I mercati hanno detto anche un’altra cosa molto chiara: qualsiasi cosa è meglio di lui.
Le borse infatti hanno risposto positivamente al solo ventilarsi delle sue dimissioni, senza sapere cosa verrà dopo.
Ora, pur dovendo preoccupare quest’estrema volubilità dei mercati, la via d’uscita dal pantano sembra ormai tracciata. Nessuno sa cosa potrà accadere nelle prossime ore, ma abbiamo tutti ben chiaro quale sarebbe la cosa migliore, anche se questo non necessariamente vuol dire che ci si debba aspettare un gesto di responsabilità da parte del Presidente del Consiglio, che ancora ieri strillava non mi avrete mai.
A questo punto, ovviamente, non c’è che da voltarsi a guardare cosa accade dall’altra parte.
All’opposizione, nel suo estremo balcanizzarsi tra gruppi più o meno estesi, regna la certezza che questi siano i capitoli finali della saga berlusconiana, e che in un modo o nell’altro tutti loro avevano predetto che sarebbe andata a finire così. Potrebbe però essere utile interrogarsi sul perché stiano riuscendo l’Unione europea e la finanza internazionale laddove non è riuscito il parlamento italiano.
Non si può farne sempre e solo una questione di numeri, che benché indispensabili sono l’effetto della politica, e non la politica in sé.
La sinistra in particolare, o comunque lo schieramento ex ulivista, dovrebbe rammaricarsi di non essere ad oggi ancora riuscita a fornire un’idea forte di alternativa, rimanendo lì ferma ad aspettare il proprio turno secondo una banale logica di alternanza in un sistema bipolare.
Attualmente il centrosinistra è un agglomerato indefinito e scoordinato, la cui testa più confusa sembra essere il maggior partito d’opposizione, il Partito Democratico, che forse proprio per schiarirsi le idee butta lì l’ipotesi del governo di larghe intese, come un salto nel buio o una prova generale, senza riuscire a cogliere l’opportunità che il crollo del berlusconismo porta in dono: essere alternativi ad un sistema fallimentare.
Intrappolato nel tiro alla fune tra le sue diverse anime e correnti, il PD sembra un immobile camaleonte che cerchi di dare risposte che non scontentino nessuno, risultando però solamente ambiguo e assente, e dando l’impressione di rincorrere gli altri partiti sul loro terreno anziché trovarne uno proprio. Ma a fare l’UDC sono più bravi quelli dell’UDC, e a una copia sbiadita gli elettori continueranno a preferire l’originale. Risulterà anche abbastanza difficile spiegare al proprio elettorato perché, dopo anni passati a dire che erano dei complici del criminale, improvvisamente ci si è messi a corteggiare dei partiti che per tre quarti dell’era del Cavaliere lo hanno sostenuto. E in questo silenzio imbarazzante, non deve stupire che anche l’iconoclastia populista di un trentaseienne con la pancetta appena uscito da messa finisca col sembrare una voce: Renzi e il suo giovanilismo solipsistico suonano come il nuovo, anzi come il Nuovo, che ripetuto fino all’esasperazione come un mantra, alla fine ti sembra esista davvero.
Gabriele Strazio


Translator1968 venerdì 11 novembre 2011 - 19.40
Ripeto la domanda cui non è stata data risposta: abbiamo una crisi dovuta al troppo debito pubblico, troppa spesa pubblica, poco mercato, troppo assistenzialismo, troppo spreco pubblico e peso dello Stato, non è una crisi di mercato è una crisi di troppa spesa pubblica allora cosa proponete? La solita ricetta spesa pubblica, tasse, debito e assistenzialismo????
Stef79 venerdì 11 novembre 2011 - 17.54
Abbiamo anche noi il nostro indignato pressapochista in salsa pauperista.
luigiiannello mercoledì 9 novembre 2011 - 6.50
nanako mercoledì 9 novembre 2011 - 1.33
Translator1968 martedì 8 novembre 2011 - 21.23
Non ho capito bene che razza di paragoni sono con Grecia o Ecuador: se un uomo non onora i suoi debiti è ovvio che debba farsi aiutare o andare in galera, e noi stiamo cercando di non farci aiutare dal Fondo Monetario e dalla BCE, altrimenti dovremo sottostare alle normali condizioni di credito.
Fare del qualunquismo economico non è la risposta, le Banche e la finanza hanno grossissime responsabilità evanno riformate e fermate, ma se una potenza mondiale dittatura capitalisico-comunista diventa la numero 2 con un cambio drogato è chiaro che non c'è ricetta che tenga. Il problema è che non c'è un mercato vero, non che c'è troppo mercato.
E lo stesso vale per l'Italia le ricette della BCE e del Fondo rispondono al nostro problema: troppo debito, troppa spesa pubblica, troppa pressione fiscale su chi lavora. E' questo il problema, e chi invece propone ancora più stato e meno mercato in un Paese che non ha sul mercato neanche il 30% dei settori, è un idiota non credibile
peyote87MI martedì 8 novembre 2011 - 20.49
nanako martedì 8 novembre 2011 - 19.22
alfaroy martedì 8 novembre 2011 - 18.09
SOMARO CHE NON SEI ALTRO, LEGGI BENE I POST DEGLI ALTRI... " omosessuali paranoici, repressi, SADOMOASOCHISTI, slave e solipsisti possono ancora difendere l'operato di B. .. COSA CERCANO DI FARTI CAPIRE, MA COME PUOI COMPRENDERLO SE IL CERVELLO NON L'HAI MAI AVUTO? CHI SAREBBERO QUINDI GLI... " omosessuali paranoici, repressi, SADOMOASOCHISTI, slave e solipsisti possono ancora difendere l'operato di B.... NOI O TU?
Jonnydepp1967 martedì 8 novembre 2011 - 17.22
luigiiannello martedì 8 novembre 2011 - 14.18
gredase martedì 8 novembre 2011 - 14.15
gredase martedì 8 novembre 2011 - 14.13
gredase martedì 8 novembre 2011 - 14.10
Translator1968 martedì 8 novembre 2011 - 14.09
Dette riforme sono quelle che sono state richieste a Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna: maggiore mercato del lavoro, flessibilità in ingresso e uscita soprattutto per i giovani under 35, taglio della spesa pubblica, taglio di sprechi e inefficienze, pareggio di bilancio in Costituzione, liberalizzazioni e privatizzazioni.
E' evidente che il Governo alternativo a questo che uscirebbe dalle elezioni sarebbe contrario praticamente a TUTTE queste richieste.
Allora o usciamo dall'UE e ci trasferiamo tutti in Sud America perché falliremmo e ci ridurremmo come l'Argentina nel 2001, oppure cerchiamo un governo alternativo per fare queste cose perché mercati che non sono di destra o di sinistra, ma sono semplicemente i nostri creditori, chiedono garanzie sulla capacità di ripagare il debito.
Qual che non capisco dell'articolo è che a leggerlo sembrerebbe che il Governo Vendola-Bersani-Bindi.- DiPietro sia in grado nientemeno che di far sparire 1900 miliardi di euro di debito pubblico e soprattutto di trasferire l'Italia in un mondo parallelo in cui si crea occupazione per decreto e non creando opportunità di investimento e reddito per imprese, famiglie e lavoratori.
Gabriele Strazio ci dica il suo vero nome: ET?
luigiiannello martedì 8 novembre 2011 - 14.09
gredase martedì 8 novembre 2011 - 14.06
gredase martedì 8 novembre 2011 - 14.03
l'Italia è senza futuro? perchè è MENO indebitata della germania (il debito aggregato italiano è inferiore a quello tedesco)? perchè lo Stato italiano è in ATTIVO (al lordo degli interessi sul debito)? perchè ha un PIL che è TERZO fra i Paesi dell'euro e fra i primi DIECI nel mondo? siamo senza futuro perchè abbiamo ua disoccupazione che è UN TERZO di quella Spagnola e paragonabile a quella francese? dobbiamo continuare? e ALLORA LE BORSE SPECULANO SULLA NOSTRA SITUAZIONE, E fanno bene dato che è il loro lavoro. il LAVORO di noi italiani però dovrebbe essere l'OPPOSTO. direi anche che le BORSE NON POSSONO DECIDERE CHI DEVE FARE IL RESIDENTE DEL CONSIGLIO IN ITALIA. quello lo decideranno gli italiani SECONDO LE REGOLE DELLA COSTITUZIONE, NON DEL MERCATO. se il prodotto "ITALIA" è solido la disputa su berlusconi non ha senso. o meglio, ce l'ha finchè una disput interna. ma nel momento in cui c'è una INGERENZA NELLE SCELTE SOVRANE ITALIANE il POPOLO SOVRANO dovrebbe scendere per le strade e prendere a calci in culo quei signori che lo vogliono privare anche formalmente della propria SOVRANITà. quei signori che si vogliono comprare i pezzi migliori della nostra economia dei NOSTRI risparmi, delle nostre banche PERCHè LORO SONO SULL'ORLO DEL BARATRO. sono LORO ad essere esposti con i totoli greci e irlandesi. sono LORO che hanno generato la crisi FINANZIARIA che ci coinvolge. che questa gente, che è IL PROBLEMA, pretenda di dettare regole fregandosene della democrazia quando non sa nemmeno far quadrare i propri bilanci a me pare squallido. e che ci siano pappagalli pronti, per un'antipatia personale verso berlusconi, a svendere la sovranità popolare AI MERCATI INTERNAZIONALI a me fa schifo. VERGOGNATEVI E SVEGLITEVI!