Emilia Romagna: pari diritti per coppie gay. Intervista

Svolta storica. Parla il promotore Paolo Zanca: benefici regionali garantiti alle coppie di fatto, anche gay, lesbiche e transgender.

di | Attualità

La regione Emilia Romagna si trova alle soglie di uno storico passo nel cammino per l'uguaglianza e  il riconoscimento delle unioni omosessuali. Al vaglio dell'Assemblea legislativa sarà infatti presto sottoposta una legge che, se approvata, garantirà la parità di accesso ai servizi a tutte le coppie di fatto, comprese quelle gay.

 

 

Ciò si tradurrebbe nell'estensione alle coppie gay dei diritti/doveri legati all'assistenza reciproca ma soprattutto nel riconoscimento di una pari dignità di tutte le unioni, a prescindere dall'orientamento sessuale. GAY.tv ha intervistato Paolo Zanca, consigliere socialista della regione Emilia Romagna, che da anni si batte per l'approvazione di questa legge.

 

paolo zanca

 

Se l'Assemblea legislativa dovesse dare la sua approvazione, cosa significherebbe?

Che oltre 400.000 cittadini emiliano romagnoli,  conviventi in coppie eterosessuali  o omosessuali avranno gli stessi diritti delle coppie sposate nell’accesso ai servizi pubblici e privati della Regione. Un riconoscimento giuridico importante, che porterà l’Emilia Romagna a diventare la prima regione d’Italia a considerare di diritto le coppie di fatto.

 

L'approvazione di questa legge cosa cambierebbe nella vita quotidiana delle coppie gay?

Il testo normativo estenderà a tutte le persone conviventi sotto lo stesso tetto, e quindi anche a gay lesbiche e transgender, i benefici derivanti da ogni legge regionale. In Emilia Romagna già avviene per la casa. Se la legge, come credo, avrà il via libera dell’Assemblea, ciò sarà valido  anche per l’ assistenza reciproca, l’assegnazione di un prestito al convivente, le graduatorie per i nido, e qualsivoglia servizio pubblico e privato regionale, con l’esplicito richiamo al divieto di discriminazione per orientamento sessuale. E’ una novità di rilievo se si pensa che 4/5 dei servizi a cui i cittadini si rivolgono sono disciplinati dalla regione e che le competenze normative regionali tenderanno nel futuro prossimo ad accrescersi.? 

 

Secondo lei sarebbe possibile l'approvazione di una legge del genere a livello nazionale?

Nell’attuale contesto politico e con l’assenza in Parlamento dei partiti laici è molto difficile. Il governo Prodi nel 2006 ci provo’ con i Dico, senza riuscire ad arrivare al voto sulla legge, a causa di un’ opposizione ideologica e strumentale del centrodestra, delle ostilità mostrate dall’area cattolica del centro-sinistra e delle pesanti ingerenze delle gerarchie ecclesiastiche. Non credo oggi ci siano le condizioni per cui il Parlamento nazionale riesca a lavorare con serenità su un progetto di legge?simile.

 

Lei ha iniziato la battaglia per questa proposta di legge quattro anni fa. Quali sono stati i principali ostacoli e i detrattori più?accaniti in questi anni?

Purtroppo le difficoltà nel far approdare questa legge al voto definitivo nell’aula sono state molte. Da socialista e da laico ho sempre pensato che  la battaglia fosse necessaria e indispensabile e non potesse essere ulteriormente rinviata. Per questo ho presentato la proposta di legge e ho lavorato per quattro anni per fare in modo di portare a compimento l’iter legislativo. Ci sono stati momenti in cui le ostilità da parte della destra e del mondo cattolico hanno portato a far arenare il testo in?commissione. Per fortuna il governatore della Regione Vasco Errani ha risposto alle istanze dei socialisti e sono grato a lui per  quanto ha fatto e per il lavoro svolto insieme.

 

La legge per la parità di accesso ai servizi ha incontrato in questi anni l'opposizione di alcune frange dei movimenti lgbt? Come mai? Come si è ricomposta questa frattura?

In questi quattro anni di battaglia politica per dare a conviventi gay e lesbiche gli stessi diritti,  mi sono trovato con piacere a lavorare a fianco delle associazioni LGBT. Il loro rammarico si è verificato quando hanno capito che sarebbe stato difficile arrivare all’approvazione di un testo che prevedesse anche il divieto di discriminazione per identità di genere. Anche io sono rammaricato di questo e sono pienamente consapevole che simili disuguaglianze non siano concepibili in uno Stato di diritto. Ho spiegato loro l’importanza di compiere un percorso a tappe, onde evitare di vanificare il lavoro svolto in questi anni. Questa legge ne rappresenta la prima e la  più importante, tenendo conto che nonostante l’ Emilia-Romagna rappresenti storicamente la culla del pragmatismo riformista, anche nella maggioranza di governo della Regione esiste un’area cattolica scarsamente? sensibile a questi temi.

 

Garantire parità di accesso ai servizi a tutte le coppie a prescindere dal sesso sarebbe un grande risultato sul piano concreto.?Tuttavia non si corre il rischio di perdere di vista battaglie per un riconoscimento complessivo delle unioni gay (per esempio il matrimonio o il modello civil partnership?)

Assolutamente no. Il Partito Socialista ha avuto l’onore di garantire  a questo Paese importanti conquiste di civiltà. Penso alle  riforme sul divorzio, sull’ aborto, alla cancellazione della religione cattolica quale religione di stato. Tutte leggi proposte da un partito che pur non avendo la maggioranza in Parlamento, è riuscito ad essere in sintonia con la reale volontà dei cittadini e ha saputo fare della tenacia nella contrattazione politica e della responsabilità nell’accettare compromessi, gli strumenti?attraverso i quali giungere a tali conquiste. Oggi purtroppo l’area  laica nel nostro Paese è ancora meno?rappresentata che in passato, dunque occorre comprendere che se vogliamo portare a casa alcuni successi dobbiamo sapere che non si puo’ ottenere tutto e subito, ma occorre lavorare di giorno in giorno per costruire i diritti del futuro. Questa legge non solo non perde di vista l’importanza del matrimonio omosessuale, ma rappresenta un approdo di rilievo per i diritti LGBT, e uno stimolo importante nei confronti delle altre regioni e del parlamento nazionale ad impedire che esistano cittadini di serie A e cittadini di serie inferiori.

 

In un concetto, come definirebbe la situazione gay in Italia di inizio 2010?

In Italia cresce molto l’omofobia e l’influenza delle gerarchie ecclesiastiche pesa negativamente. Sono sicuro che dal 2010, almeno in Emilia Romagna, questa legge riuscirà a regalare un sorriso in più.

 

paolo zanca

 

 

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  • Commenti

Ashel giovedì 17 dicembre 2009 - 19.37

Andrò a vivere in Emilia se la fanno. Questo è poco ma sicuro. Certo, prima dovranno farla^^

pegasobianco giovedì 17 dicembre 2009 - 13.22

Romaaaagnaaaaaaaaaaaaaaaaaaa , Romagna miaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa!!!
Lontan da Teeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee... non si puo' staaaaar!!!

zum zum...

usher giovedì 17 dicembre 2009 - 12.15

Evviva la Romagna!

GnaulParker mercoledì 16 dicembre 2009 - 17.58

Per una volta contenta di vivere in Emilia!

peyote87MI mercoledì 16 dicembre 2009 - 17.37

... e lo speriamo!XD

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