"Gay" vuol dire "porno"
Attenzione: in questo istante siete su un sito porno. Ma non lo sapete che i gay vanno su Internet solo per guardare foto sconce? Meno male che la Regione Lazio ha bloccato GAY.tv!
Vai agli uffici della Regione Lazio, e prova a cercare sul tuo sito di informazione gay di fiducia (che ovviamente è GAY.tv), un articolo su Nichi Vendola, sull'eutanasia, su Glee. Oppure la lettera di aiuto all'help point, o la gallery dei nerd più sexy del mondo. Ecco cosa ottieni, cercando queste informazioni dai computer interni.
Accesso non consentito. Motivazione: le attuali policy aziendali non consentono l'accesso al sito richiesto. La pagina che si sta tentando di visualizzare è categorizzata come 'Pornography'". Per eventuali lamentele, si viene invitati a contattare l'helpdesk di supporto
Vergognati brutto porco! Vergognati tu, che hai osato cercare quella robaccia su Internet! Vai a nasconderti, depravato! Ma non lo sai che i gay sono pervertiti?
Per fortuna la Regione Lazio ha deciso di impedire l'accesso dai suoi pc interni a tutti i siti che contengono la parola "gay", tra cui ovviamente anche GAY.tv. Perché? Ma perché sono pornografici ovviamente! Contengono immagini di (Oggesù) maschi mezzi nudi! Cose che MAI il Corriere.it o la Repubblica.it penserebbero di pubblicare perché, giustamente e come natura vuole, preferiscono pubblicare foto di femmine mezze nude.
Meno male che la Regione Lazio si è costituita forza censoria e moralizzatrice, arginando questa ondata ti turpitudine pornografica. Già settimana scorsa, gli stessi uffici avevano tentato di bloccare l'accesso a Facebook e Twitter dai pc interni. Risultato: insurrezione popolare, indignazione collettiva, ira delle folle. Come osano privare i dipendenti del sacrosanto diritto a perdere tempo sui social network? Come osano impedire alla gente di farsi gli affari degli altri in orario lavorativo?
Per fortuna la crisi "social" è passata: e sulla blacklist della Regione sono finiti i siti web "gay", ovvero pornografici. Ma non preoccupatevi, per quelli nessuno protesterà. Avrebbero tutti paura di passare per culattoni.
A lamentarsi (ma chissà perché?) di questa giusta censura è Sergio Rovasio, segretario di Certi Diritti. "Occorrerebbe capire per quale motivo è stata attivata questa procedura che ha alcuni aspetti gravi: da una parte si considera la stessa parola gay come una parola pornografica e dall'altra si decide in modo autoritario, alla 'Goebbels de noantrì di limitare l'accesso perché magari il contenuto non piace a chi sta nei piani alti".
Ma suvvia, ma signor Rovasio! Ma non lo sa che gli omosessuali vanno su Internet solo per guardare foto zozze (e per circuire i ragazzini)?
E che gli arabi si connettono solo a "comefabbricareunabomba.it"?
E che le donne leggono solo siti di ricette?
Francesca Tognetti

nulla84 lunedì 22 novembre 2010 - 1.07
njl venerdì 19 novembre 2010 - 17.15
Fireya88 venerdì 19 novembre 2010 - 1.46
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