Giornata contro la violenza sulle donne: "Il peggior rimorso? Non aver avuto il coraggio di denunciare". LETTERA
La Giornata contro la Violenza sulle Donne dovrebbe durare 365 giorni l'anno, specie oggi in cui tutti siamo violenti, in cui tutti subiamo violenze. Una testimonianza giunta in redazione ci permette di riflettere in silenzio su un tema tanto delicato.
Parlare di violenza sulle donne non è facile. Si rischia di cadere in inutile retorica, in autoreferenzialità, in banalizzazioni di un argomento fin troppo abusato.
Oggi siamlo tutti violenti, uomini, donne, giovani, anziani, nessuno escluso. Ecco perché abbiamo bisogno di giornate che ricordino che nel mondo certe forme di abuso fisico o psicologico andrebbero condannate, denunciate, non taciute. Siamo così anestetizzati da non riconoscere le forme di violenza che subiamo, e vale sia per gli uomini che per le donne. Oggi tutto ci è concesso, fuorché ribellarci, fuorché urlare in mezzo alla massa. Ecco perché è giusto parlare del 25 novembre, della Giornata contro la Violenza sulle Donne, ma dovremmo poi annotare i buoni propositi, la forza e il coraggio di questa data anche in tutte le altre pagine della nostra agenda. Ci è arrivata una lettera di un'utente, che lasceremo anonima per rispetto, ma che potrebbe valorizzare tutto quello che abbiamo detto fino ad ora.
Arianna Panacea
LETTERA
"Avrei voluto che mia mamma mi avesse insegnato cosa significa davvero amarsi, ma probabilmente povera donna non l'hanno mai insegnato nemmeno a lei. Volersi bene è un'arte che o si possiede fin dalla culla, fin dai geni, o forse si passerà tutta la vita a rincorrerla, inciampando in errori, a volte reversibili, a volte no. Essere donna e capire davvero cosa significhi esserlo in questo mondo machista, è un altro rituale che o qualcuno è in grado di passarti o difficilmente lo capirai quando sei ancora priva di muri, di protezioni. Questo è quello che è accaduto a me. Un'affettività lanciata nel mondo, una sensibilità dispersa tra un letto e un altro, per curiosità, per dare uno scossone a una famiglia troppo chioccia e troppo preoccupata delle proprie paure, per guardare negli occhi i propri figli. Una vita felice e assolutamente normale -sia chiaro- se non fosse che quando ero adolescente non distinguevo, non sapevo distinguere, l'amore dal sesso, il sesso dall'affetto, il sesso brutto, freddo, fine a se stesso, da quello legato ad un desiderio sano, ad una passionalità e nei casi più fortunati all'amore.
Questa è stata la prima forma di violenza che ho subito. Una violenza autoindotta, perchè spesso le donne sono le prime carnefici di loro stesse. Ma quando pian piano l'autocoscienza ha iniziato a rifiorire, quando ho capito che il sesso e l'amore erano due cose diverse, purtroppo l'imprinting mi ha fatto cadere in fallo. Un amico di amici, una bevuta di troppo, un "Ti accompagno io verso casa" e l'improvvisa svolta in una delle viuzze della mia città. Un bacio appassionato, fin troppo, ma che aveva suscitato la speranza di che so "Una scintilla di fuoco che potesse accendersi". Un altro bacio contro un muro. Era estate, ero vestitia poco. E poi il muro è diventato il cofano di un'auto, un altro muro, un'altra auto. Le mani si facevano più forti, più sporche, più violente. I baci diventarono altro. Nessuna richiesta di permesso, nessuna delicatezza, nessun sentimento. Cosa c'era di diverso da tutto quello che mi era sempre accaduto, visto che spesso mi ero data senza nemmeno riflettere? Io.
Iniziai ad aver paura. Mani al collo, minacce se avessi parlato, il tentativo di fare sesso, fallito, per il troppo alcol che aveva in corpo. Altre minacce, altre mani ovunque, poi la scintilla si spense, un altro "Ti ammazzo" e poi se ne andò. Io sporca, graffiata, scomposta mi ripetevo "Non è successo nulla, nulla di grave, in fondo glielo hai permesso" ma non ci credevo nemmeno io mentre piangevo. Questa era la vera differenza. Per la prima volta mi aveva fatto male essere un oggetto. Per la prima volta capivo di valere di più. Ma non abbastanza da denunciarlo. E questo non me lo perdonerò mai. Non me lo perdono oggi quando la notte, se c'è buio e in una strada sono sola con presenze maschili ho paura. A molte donne va peggio. Molte donne subiscono cose peggiori. Io sono stata fortunata, ma il dolore è lo stesso. Se non ci difendiamo noi, non lo farà nessuno. E oggi mi alleggerisco un po' di un piccolo fardello."

peyote87MI domenica 27 novembre 2011 - 11.35
Only venerdì 25 novembre 2011 - 12.38