L'Italia dell'omofobia: cieca, sorda e ignorante. Altro che crisi economica!
Oggi dovrei parlare di economia, di default, di banca rotta, è vero. Ma non riesco a togliermi dalla testa la parola omofobia. La storia dei due ragazzi picchiati a Milano che potrebbe essere la storia di tutti noi. Il nostro privato è politico!
di Lunedì Politico | Attualità
Quella di questo lunedì è una storia piccola.
In questi giorni si sta consumando il dramma economico europeo più grave che si potesse immaginare: gli stati corrono ai ripari, qualcuno arranca, mentre si passa lentamente dal non provare a pronunciare, nemmeno per scherzo, la parola “default” – prima appioppata alla sola Grecia, così, come qualcosa di lontano e che non ci riguarda – al prospettarla come possibile, anzi probabile, per diversi Stati, primo fra tutti il nostro, che corre sulla bocca di tutti. Default multipli, dice l’FMI.
Detta così, sembra la cosa più grande del mondo, e forse lo è, ma questo lunedì non riesco proprio a parlarne, perché da una settimana mi ronza nella testa una storia piccola.
Sono rimasto molto colpito, come credo tantissimi, dalla lettera inviata a Repubblica da due ragazzi che due sabati fa sono stati aggrediti e picchiati da un gruppo di bulletti violenti in pieno centro a Milano, nella via Torino dei negozi e dello shopping.
La cosa che più mi ha fatto pensare, oltre alla gratuità della violenza descritta, è stato l’escludere da questo episodio la sua natura omofoba, e classificarlo semplicemente come una manifestazione di violenza fine a se stessa.
In effetti, e su questo non ci piove, la violenza non ha mai una giustificazione valida. Purtroppo, però, ne ha bene o male sempre un’origine ben chiara. In questo caso, se da un lato bisogna come al solito mettersi lì a riflettere sul disagio giovanile e sul vuoto sociale e bla bla bla, dall’altro non possiamo ignorare che spesso e volentieri, anche quando a noi non sembra, una buona dose di omofobia è la scintilla che fa scattare le mani.
L’omofobia, questo parolone, altro non è che l’odio di qualcuno nei confronti di persone omosessuali, con la violenza che a volte ne consegue. E posto che nessuno di noi era presente (anche se la strada era tutt’altro che deserta: il centro milanese del sabato sera, con la gente tutta lì a guardare), e quindi nemmeno io, quale sarà stata la scintilla di questa volta?
A tantissimi di noi è capitato e capita ancora di sentirsi dare del frocio così, senza apparente ragione: per come si è vestiti, per come si cammina, per la persona che si ha a fianco, per un gesto, la voce o che ne so. Stereotipi, idiozie, è vero, ma a qualcuno basta anche solo quello per sentirsi libero di aggredire, verbalmente o fisicamente, che siano i bulletti del quartiere o un padre violento o dei compagni a scuola.
L’omofobia in questo episodio, come purtroppo in tanti altri, probabilmente c’era eccome, ed è nostro dovere saperla riconoscere come tale, anche per ragioni più grandi di quanto non sembri.
Quando infatti, mesi fa, in Parlamento si è andati per la seconda volta a discutere (e per la seconda volta inutilmente) di una legge contro l’omofobia, l’obiezione mossa da chi quella legge non la voleva era proprio questa: non esiste una violenza omofobica, esiste solo la violenza.
Alcuni (del gruppo di nostri affezionati come Buttiglione o Giovanardi) sono arrivati addirittura a dire che, tutto sommato, non esiste nemmeno una chiara definizione di “omosessualità”, come a negare la stessa dignità umana di una lesbica o un gay, come qualche cosa di non degno di tutela dalla violenza. E poi vengono a parlare di carità cristiana…
Ecco allora che, forse, questa storia tanto piccola non è: questa volta è la storia di due ragazzi, ma è la storia di tante storie che non si vorrebbero più sentire, è la storia di persone che chiamano a gran voce un Paese che continua a preferire voltarsi dall’altra parte, un Paese ancora lontano dall’Europa per grado di civiltà, oltre che per cause più contingenti come l’economia.
Questi ragazzi però la loro storia, il loro Paese, l’hanno raccontata, e questa violenza alla fine per loro un significato l’ha avuto: “Magari il significato è proprio in questo scrivere”.
Non avere paura nel denunciare, e prima ancora a parlare, conoscersi e farsi conoscere, è il primo passo per ricucire la distanza che ancora oggi lascia due ragazzi in terra sanguinanti in pieno centro a Milano, e tutta la folla lì intorno, impassibile, a guardare una violenza senza significato.
“Da lontano il mare è il mare, è solo da vicino che si fa trasparente goccia salata. Così da lontano tutta la gente è solo folla, è da vicino che siamo io l’altro io. E’ una questione di distanze” (Anna Maria Ortese)
Gabriele Strazio

sissi73 giovedì 1 dicembre 2011 - 19.35
sissi73 giovedì 1 dicembre 2011 - 19.32
Il fatto di essere gay non dovrebbe essere, secondo me, neppure da rimarcare. Dovrebbe essere un ovvio e sottointeso diritto personalissimo.
peyote87MI lunedì 28 novembre 2011 - 21.13
Only lunedì 28 novembre 2011 - 20.16