La notte delle belve feroci
All’ombra di Silvio Berlusconi ha proliferato un magma di uomini ancor più piccoli e voraci del nano stesso, per nulla interessati alla rappresentanza, completamente sgombri da qualsiasi megalomania politica, ma ubriachi di denaro, potere e arroganza. La notte è appena iniziata.
Una leadership autorevole, a tratti autoritaria, come quella di Silvio Berlusconi, non è riuscita ad evitare l’implosione sanguinolenta della lotta intestina tra bande di partito, un tempo note come “correnti”.
La ridicola pantomima delle liste e dei panini per le elezioni amministrative di fine Marzo 2010 configura uno scenario di uomini eletti per amministrare la vita pubblica, e invece così intenti a spartirsi il potere, da perdere di vista le semplici formalità delle procedure che garantiscono parità di opportunità alla rappresentanza. Siamo antropologicamente nel pieno del post-Tangentopoli. Queste belve feroci si azzuffano per brama di denaro e privilegi, e non per finanziare il partito. All’ombra del piccolo condottiero di Arcore ha proliferato un magma di uomini ancor più piccoli e voraci del nano, per nulla interessati alla rappresentanza, completamente sgombri da qualsiasi megalomania politica, ma ubriachi di denaro, potere e arroganza.
Silvio Berlusconi non ha mai considerato il partito come uno strumento di potere, ma solo come un trampolino di accesso al consenso per governare. Egli sta ora cercando di servirsene per forzare alcune regole repubblicane ed accrescere il potere esecutivo del Governo, estromettendo di fatto partiti e Parlamento dalla gestione della cosa pubblica. Nel frattempo non si parla più di scandalo appalti, ma solo del caos liste. Non è incredibile?
Nel Pdl dall’autunno del 2008 si è aperta una guerra lenta e continua tra i servi del capo. Il capo non è riuscito a sfamare le brame della sua corte, che man mano ha cominciato a divorare il paese, innescando un tarantiniano girone di iene che hanno cominciato a sbranarsi fra loro. Su questo scenario di bestie fameliche dedite alla spartizione degli ultimi brandelli di paese, hanno avuto facile gioco alcune pressioni. Pressioni esterne sicuramente al Governo, ma spesso esterne anche alla maggioranza parlamentare, o addirittura esterne al paese. Niente paura, il Pd non ha alcun merito (o colpa) da questo punto di vista. Non ha fatto nulla.
E così le trame dei poteri delle retrovie occulte, le cancellerie, alcuni equilibri tra blocchi internazionali, le alleanze di servizi segreti contrapposti tra Atlantico e Caucaso, hanno facilmente incendiato alcuni pagliai pronti al sole da tempo, come lo scandalo appalti che ha inchiodato Bertolaso. Il quale è stato smascherato nei suoi porci comodi appena una settimana dopo – guarda un po’ – il suo avventuroso azzardo contro nientemeno che la Casa Bianca, quando il Bertolaso davanti alle telecamere aveva sputtanato (forse anche a ragione) gli USA, per la disorganizzazione nel coordinamento degli aiuti ai terremotati di Haiti. Più di una casualità, soprattutto quando si viene a sapere che l’indagine era stata aperta da più di un anno.
Intorno a Silvio Berlusconi la coltre di vassalli ha cominciato a generare un caos sadomasochista in cui le intercettazioni e le inchieste, unite agli errori macroscopici delle liste, prefigurano una resa dei conti da fine regime. Il cerchio si stringe, e l’inchiesta degli appalti arriva non per nulla fino a Gianni Letta, l’uomo di fiducia massimo, l’alter ego dalla faccia candida, l’anello di congiunzione tra nano e Vaticano, l’uomo che nel 1997 patrocinò a casa propria il famoso patto della crostata tra Silvio e D’Alema, l’unico fedelissimo (il più fedele) rimasto finora illeso alle tempeste giudiziarie che hanno coinvolto Previti, Dell’Utri e Confalonieri insieme allo stesso Premier. Lo scandalo appalti investe Letta, con tanto di deriva con risvolti come al solito sessuali, in cui seminaristi marchette, coristi del Vaticano, gentiluomini del Papa e trafficanti di organi genitali, tratteggiano uno scenario di truculenta romanità da basso impero, un quadretto degno del più ispirato Petronio. E al trimalcionico banchetto allestito da Silvio, le bestie ingorde hanno iniziato a sbranarsi tra loro e presto, forse molto presto, inizieranno a staccare a morsi le carni liftate del nano sovrano.
Di tutto questo, a noi cittadini poco importerebbe, se non fosse che da tempo abbiamo purtroppo aperto le gabbie, con mandati elettorali democratici inequivocabili, legittimando la loro ferocia e anzi ergendola a paradigma di un nuovo ordine, in cui il più forte detta la legge e impone la sua volontà. Dove condurrà questa resa dei conti finale non è facile prevederlo. Perché non possiamo, come già accadde alla fine degli anni ’30 con il Duce, poterci trincerare dietro le colpe di un singolo omuncolo, come s’egli tutto avesse potuto senza la macroscopica corresponsabilità del nostro impudico pubblico sentire.
Con sudicio candore il Presidente del Senato Renato Schifani, dallo scranno della seconda carica dello Stato, è riuscito a dire che quel che conta non è la forma, ma la sostanza. Cose da non raccontare ai nostri figli per la vergogna.
Ma poi, la sostanza qual è? La sostanza è che in questi quindici anni gli Italiani hanno sfruttato l’alibi della proposta (a)politica di Berlusconi per far emergere, in uno slancio a tratti anche ideale, la propria voglia di libertà e il proprio diritto all’ambizione individuale, che tuttavia senza un filtro di reale rappresentanza politica si sono trasformati in una corsa all’acchiappo tutto quel che posso, tra condoni, scudi, nuove tangenti addirittura legalizzate, impoverimento dei già poveri e arricchimento dei già ricchi, depauperizzazione del tessuto socioeconomico, sfaldamento delle reti di solidarietà di base, amorfizzazione della legalità, smottamento dei baluardi istituzionali.
Infine persino il Quirinale è stato messo sotto il ricatto della piazza (quindi di noi tutti). E si è piegato per non spezzarsi, in un simbolico scavalcamento dell’ultimo argine della decenza istituzionale e della condivisione repubblicana. La notte è appena iniziata e la primavera tarda ad arrivare.
Giuliano Federico

ross28 giovedì 18 marzo 2010 - 17.11
fiero di essere liberale di centro destra e assolutamente GAY 100%%%%
addio... non ne posso + di sti siti comunisti
fabyboy giovedì 18 marzo 2010 - 14.10
non è sufficiente la propaganda spazzatura quotidiana? o le televisioni a dx e sx che insultano a 360° per una fetta di potere?
Questo di Gay.tv un servizio davvero di cattivo gusto e schierato politicamente! non che io sia di dx o sx...ma trovo disgustoso!
breakboy giovedì 18 marzo 2010 - 11.29
breakboy giovedì 18 marzo 2010 - 11.27
arka43 mercoledì 17 marzo 2010 - 19.43
Warcraft giovedì 11 marzo 2010 - 23.09
Gfix giovedì 11 marzo 2010 - 7.13
Hamilton mercoledì 10 marzo 2010 - 18.19
Inutile aggiungere che sono risibili come ciò che scrivono.
A bien tout ;o)
peyote87MI mercoledì 10 marzo 2010 - 18.06
mitrishelp mercoledì 10 marzo 2010 - 17.01
fottitijimmy mercoledì 10 marzo 2010 - 15.49
Bravo ;)