"Mafiosi puniti perché gay": le rivelazioni di Sonia Alfano, presidente commissione Antimafia

La Presidente della commissione antimafia al Parlamento Europeo parla di raid punitivi contro mafiosi omosessuali

di | Attualità

mafiosi gay

 

''Essere boss mafioso e gay è ancora un tabù. La prova? Solo qualche mese fa alcuni affiliati della mafia sono stati oggetto di un atto dimostrativo da parte di altri affiliati ai clan''. Queste le dichiarazioni di Sonia Alfano presidente della commissione antimafia al Parlamento Europeo ospite di Klaus Davi a Klaus Condicio. Diversamente alle dichiarazioni di  Vincenzo Macrì ex Procuratore Generale Antimafia e all'attuale Procuratore Raffaele Cantone, che sempre a Klaus Davi avevano parlato di omosessualità consentita per i boss e di Cosa Nostra come la meno omofoba tra le organizzazioni, Alfano testimonia di atti di bullismo interni all'organizzazione criminale. 
 

''Ci sono stati una serie di episodi concentrati in Sicilia per punire alcuni appartenenti ai clan a cusa degli orientamenti sessuali di questi picciotti. Ci sono delle indagini in corso. Il motivo di questi 'atti dimostrativi' sono le tendenze omosessuali di questi boss. Sono venuta a conoscenza anche di un vero e proprio pestaggio Ma ci sono anche state 'azioni' ancora più forti compiuti in altri contesti''.

Precisazione obbligatoria riguardo ai fatti : ''Non saprei dire se queste vittime di atti dimostrativi sono ancora affiliati, perché non sono a conoscenza delle ultime risultanze processuali. Di sicuro non godono della stessa considerazione che avevano prima''. Sonia Alfano ha aggiunto che ''questo episodio avvenuto qualche mese fa non è isolato''.
''Un altro fatto di cui sono a conoscenza – ha aggiunto – riguarda un affiliato a un clan di Cosa Nostra, omosessuale, che è stato picchiato da altri picciotti in carcere. Lui stesso, che è tutt'oggi detenuto, mi raccontò di essere stato picchiato per il suo orientamento sessuale, e disse chiaramente che non erano state le forze dell'ordine''.
''Questi episodi – conclude Sonia Alfano – dimostrano che chi è gay in Cosa Nostra corre ancora seri rischi. Lo spirito non è poi molto diverso dai primi anni novanta quando Johnny d'Amato fu ucciso da Tony Capo perché 'amoreggiava'' con gli uomini''.
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  • Commenti

marcoComo lunedì 28 maggio 2012 - 17.56

Ragazzi va bene tutto ma certo non mi interessa quasta notizia di colore
stiamo parlando sempre di mafiosi
gente che vive sulle disgrazie di altri
che per professione fa della vita mercimonio

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