MATRIMONIO GAY: E` LA COSA GIUSTA?
Pasquale Quaranta intervista lo scrittore Gianni De Martino sul tema del momento. C`è davvero bisogno di avere il matrimonio etero anche per i gay?
di GAY.tv 1.0 | Attualità
Per alcuni una legge sui matrimoni gay non apre alla differenza e a nuovi spazi di libertà, ma omologa il pur auspicabile e necessario riconoscimento legale e simbolico delle convivenze omosessuali a una “istituzione eterosessuale monogamica”. ![]()
“Il matrimonio – spiega De Martino - è un'istituzione che storicamente lo stato laico deve alla Chiesa cattolica: nei primi secoli del cristianesimo si trattava di passare dal barbaro connubio dei guerrieri germanici al matrimonium - facendo tesoro anche delle istituzioni romane -, ovvero alla protezione della donna (che veniva rapita per il connubium) e alla tutela giuridica della maternità. Matri-monium segna, attraverso una cerimonia che è andata cambiando nel tempo, l'accesso giuridico della donna alla maternità legale. Più tardi, quando era importante per i signori feudali mantenere le proprietà all'interno delle famiglie, il matrimonio ha posto particolare attenzione specialmente alla tutela della filiazione legittima, alla educazione della prole, eccetera, fino al matrimonio borghese al quale acconciarsi, limitando in maniera più o meno ipocrita la propria libertà sessuale, in cambio di alcune compensazioni e una certa sicurezza”. Ma anche nel matri-monium affetto e amore hanno la loro parte… “Ma affetto e amore non costituiscono da soli il matrimonio, e inoltre affetto e amore si trovano anche in altri tipi di patti fra due o più persone che si amano e s'impegnano per la vita, o anche per realizzare insieme un bene provvisorio e lecito. L'affetto, l'amore, i piaceri condivisi e l'umana compagnia. sfuggono, per fortuna, a quelle leggi prima ecclesiali e poi statali che hanno istituito il matrimonium. Non è una questione di termini, ma di storia, di leggi e di simboli. Come se duemila anni di storia, di filosofia, di progresso civile e di cure fossero passati invano. Come se tutto fosse uguale a tutto, come se fosse tutto lo stesso, nel regime dell'Identico. Una volta strappato il matrimonio a una presunta aristocrazia eterosessuale monogamica, questi perde il suo significato. E non sarà certo per aver introdotto il dato omosessuale nel matrimonio che i gay saranno uguali”.
![]() Quasi a fare eco allo scrittore italiano, mi giungono dagli Stati Uniti notizie di amici che sono stati recentemente al Gay and Lesbian Center di San Diego, una struttura bellissima e molto accogliente a Hillcrest, il quartiere gaio, dove si è proprio discusso di questi argomenti. E “guarda caso - mi scrivono gli amici - è emerso proprio ciò che Gianni De Martino pensa del matrimonio gay!”. Restando in tema, Javier Marías, scrittore spagnolo, commentava su la Repubblica delle Donne* :
“Personalmente non capisco perché gli omosessuali s’incaponiscano a voler contrarre le nozze (a parte per questioni pratiche, come per esempio poter lasciare più facilmente l’eredità), ma tant’è. Ciò di cui non dubito è che, prima o poi, il fatto che una comunità finora esclusa (…) aspiri all’ordine, alla legalità, alla monogamia o monoandria, al compromesso, alla fedeltà, alla prescrizione, al contratto, alla struttura familiare che la Chiesa propugna, all’integrazione al lato conservatore del mondo, ad accettare le regole del gioco imposte dai benpensanti, presuppone per entrambe le istituzioni, matrimonio e famiglia, un’iniezione di vitamine senza paragoni. Se quelli che stanno fuori premono per stare dentro, significa che quel dentro è desiderabile, buono. Se i proscritti (…) anelano a rimanere iscritti, significa che iscriversi è raccomandabile e addirittura fashionable. Queste pretese imitative degli omosessuali, solo civili, non religiose né pertanto tendenti ad affossare la fede o i dogmi, danno l’esempio e favoriscono i propositi della Chiesa – non diciamo dello Stato – e rafforzano l’ordine da essa stabilito”. L’avvenire di una menzogna
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Andre venerdì 26 novembre 2004 - 0.00
stefa giovedì 25 novembre 2004 - 0.00
Giocando con la storia, la filosofia e il diritto a proprio piacimento, danno piena ragione ai razzisti che vogliono continuare a trattarci da cittadini di seconda classe attraverso la negazione della parità piena con gli etero.
marco giovedì 25 novembre 2004 - 0.00
Non mi sembra ci siano dubbi sul fatto che non è un´istituzione creata per i gay.
Anch´io condivido molto le parole di Ferrara, Daniele, mi sembrano parole tolleranti e di buon senso. Ben lontane dalla violenza di chi vorrebbe il mondo e gli esseri umani sempre tutti uguali, inutili fotocopie l´uno dell´altro, anche sapendo che le diversità non si cancellano solo perchè noi lo vogliamo. Chi ha provato a fare finta che le diversità non esistono, si è sempre ritrovato con un regime sanguinario per le mani, e le diversità che sperava di abolire sono ancora lì, e lì resteranno sempre.
Io mi auguro che sempre più persone prendano coscienza che accettarsi e volersi bene è possibile sempre. Non è necessario far finta di essere la fotocopia di qualcun altro per accettarsi, anzi proprio il contrario. Fino a quando non ci si accetta per quello che si è, e si continua a sperare di confondersi con gli altri, la serenità non è proprio dietro l´angolo.
marco martedì 23 novembre 2004 - 0.00
Per quanto riguarda il matrimonio, non credo affatto che sia un diritto, bensì un´istituzione arcaica e oppressiva. Dunque non intendo perdere il mio tempo per rivendicarlo. Probabilmente questa richiesta parte da quei gay che ancora non hanno concluso il loro percorso di autoaccettazione, e sono alla ricerca disperata di omologazione artificiale di cose che sono fra loro enormemente diverse, e mai sovrapponibili.
Essere unificati dall´alto in situzaioni che coi gay non c´entrano un tubo, non è democrazia ma dittatura.
Sono comunque favorevole a riconoscere con una legge adeguata quei pochi gay che si mettono in coppia, purchè richiedano diritti e non privilegi (tipo quello di vedersi riconoscere gli sconti fiscali riservati giustamente alle coppie che fanno e crescono i bambini). E purchè non chiedano pagliacciate come cerimonie matrimoniali e abitucci di organza.