Milano: sugli aiuti anti-crisi alle coppie gay si apre il "fuoco amico" del PD. LEGGI

Le polemiche nate dopo la proposta dell'assessore Majorino devono far riflettere sull'affidabilità del PD, un partito per metà confessionale e per metà confusionale.

di | Attualità

fondo anticirisi milano coppie gay

Se c’è una cosa che in guerra può far più male del nemico, è il fuoco amico. Tuoi alleati che, per distrazione, errore o semplicemente perché sono stronzi, all’improvviso si mettono a sparare su di te.

In Italia gay, lesbiche e trans conoscono perfettamente questa sensazione, perché la vivono con il Partito Democratico ogni volta che si apre il tema dei diritti. Qualcuno fa la proposta di estendere qualche diritto, anche minimo, a persone LGBT e qualcuno nel PD salta su a dire che forse ma forse non è proprio il caso, perché:

obiezione A) è incostituzionale

obiezione B) chissà cosa dirà il Papa

obiezione C) non ne abbiamo discusso abbastanza

obiezione D) è meglio non discuterne nemmeno perché chissà poi cosa dirà il Papa, e poi forse è incostituzionale.

Una situazione simile farebbe cadere le palle anche al sostenitore più ottimista, perché sembrano le tesi di un partito confessionale. Per carità di Dio, non c’è nulla di male nell’essere un partito confessionale, ne abbiamo a strafottere in Italia, ma almeno bisognerebbe evitare di proporsi anche come un partito laico e progressista, perché le cose sono purtroppo incompatibili.

Al di là dei giudizi di merito che uno può formulare sull’esperimento Partito Democratico, resta un problema di fondo, ossia che in Italia, quando si discute di questioni LGBT, a volte prima ancora che con partiti apertamente ostili, si comincia ad avere problemi proprio con il PD, o almeno una delle sue tante anime.

Succede che a Milano, se ne è parlato molto in questi giorni, Pierfrancesco Majorino e Cristina Tajani, assessori rispettivamente alle Politiche sociali e per il Lavoro, hanno aperto il fondo anticrisi del Comune anche alle coppie non coniugali, coabitanti nello ‘Stato di famiglia’ per sussistenza di vincolo affettivo, senza distinzione di orientamento sessuale, quindi anche coppie dello stesso sesso.

I principi alla base di questo provvedimento sono perfettamente in linea con quelli della campagna elettorale del Sindaco Giuliano Pisapia, gli stessi che dovrebbero portare entro l’anno al cosiddetto registro delle coppie di fatto a Milano, ma questo a qualcuno del PD deve essere sfuggito, prima di tutto alla capogruppo in consiglio comunale, Carmela Rozza, che ha perso l’ennesima occasione per tacere e si è subito posta di traverso: “Una forzatura inutile che rischia solo di aprire un conflitto nella città”.

Non deve stupire la sua posizione, lei è la stessa che ha proposto di spostare la discussione sul registro delle coppie a dopo la visita del Papa a maggio a Milano, questo perché il Papa non l’aveva ancora tirato fuori nessuno e quindi eccolo qua.

Il problema è che la capogruppo in Consiglio comunale non può essere liquidata come un intervento fuori dal coro: la capogruppo nel coro sta in prima fila e al centro.

Non è comunque l’unica voce a dissentire dal provvedimento nel suo partito. L’obiezione che più mi ha stupito è stata quella della consigliera Marilisa D’Amico, da sempre vicina alle battaglie per i diritti LGBT: “È una decisione inopportuna, perché realizza una fuga in avanti che rischia di dividere e creare conflitti, mentre questo grande tema civile va approfondito in sede consiliare, realizzando una larga convergenza tra le forze politiche”.

Ora, io dico, se un provvedimento va nella stessa direzione del registro delle coppie non coniugali, se può essere uno dei tanti (spero) che punteranno a scardinare quell’assurdo cancello di discriminazione tra coppie sposate e non sposate, eterosessuali e omosessuali, come puoi definire un provvedimento del genere “inopportuno”?

Ho avuto un brivido da Governo Prodi lungo tutta la schiena. Qualcuno forse non lo ricorda, ma quando il Governo stava proponendo una leggina piccola piccola come quella dei Di.co, era stata bollata come “inopportuna” la presenza di alcuni ministri (Ferrero, Pollastrini e Pecoraro Scanio) alla manifestazione a sostegno dei Di.co. Inopportuni erano quelli a sostegno, non quelli contro, capite? Siamo allo stesso livello.

Anche se la consigliera D’Amico ha spiegato le ragioni della sua contrarietà, resta il fatto che questa volta di inopportuna c’è stata solo la sua uscita, talmente piena di distinguo che ce la si poteva proprio risparmiare. Un provvedimento come questo non vanifica affatto gli sforzi che si stanno facendo per passi ulteriori, come il registro, ma viaggia sugli stessi binari, mentre la dichiarazione della consigliera D’Amico lascia onestamente sgomenti: è come se a scuola, quando la professoressa vorrebbe darti un bell’otto, la tua compagna di banco alzasse la mano per dire “No dai, prof, otto secondo me è troppo.” Ti chiedi perché, perché?

Ma poi, cosa vuol dire “larghe convergenze politiche”? Qualcuno si aspetta di trovare un dialogo su questi temi con la Lega? O con il Pdl?

Episodi come quello di questi giorni dimostra che le larghe convergenze non le si riesce a trovare nemmeno all’interno del solo Partito Democratico, quindi sappiamo tutti perfettamente che, al di là dei buoni auspici, il percorso di proposte come quelle del registro delle coppie non coniugali sarà una strada tortuosa e accidentata, e sarà una strada che il centrosinistra dovrà percorrere da solo, ma dovrà farlo per due ragioni tanto importanti quanto semplici: perché è un cammino giusto, e perché ogni tanto le promesse bisogna mantenerle.

Abituati a questa destra e a un certo centrosinistra, già solo queste due cose possono essere, a loro modo, rivoluzionarie.

Gabriele Strazio

  • Commenti

Translator1968 lunedì 30 gennaio 2012 - 18.03

Questo articolo contiene una serie di inesattezze..
A cominciare dal titolo: che cosa significa "fuoco amico"? Amico di chi? Dei gay? O del PD? Della Sinistra? Diamo per scontato di essere tutti di sinistra, cioè di QUESTA sinistra italiana, ortodossa, clericale ex comunista o radical chic, vetero ex comunista?
Il PD è un equivoco nato solo in funzione antiberlusconiana e raggruppa persone, idee, elettori, contenuti e contenitori che normalmente nella vita non condividerebbero neanche un caffè al bar.
Di amici non ce ne sono, perché le cose che si leggono sono quelle che normalmente sappiamo da anni e anni insoma Strazio: dove sarebbe la notizia? Che nel PD c'è gente favorevole ai matrimoni e altra che considera i gay malati peccatori o comunque scomodi immorali?
Il PD è un partito infarcito di cattocomunisti i quali hanno un giudizio o una morale per tutto, persino su come si condisce la pasta alla marinara. Quel che trovo molto, DECISAMENTE nemico dei gay, di una società laica, più giusta, liberale, progressista, sia perché è a destra sia per chi è a sinistra è proprio questa cosa. Io, Strazio, non vorrei avere i diritti perché il PD mi considera "moralmente" o "ideologicamente" migliore o tutelabile come coppia gay convivente da 16 anni.
Capisco che per la mentalità dell'italiano medio, caro Strazio, dire che "preferisco essere cordialmente detestato in una società che mi tuteli, che ricevere pacche sulle spalle in una società che mi discrimini" è una bestemmia.
I diritti li vorrei per me e per altri perché credo nella libertà e nell'equità di uno Stato che non discrimini, nn per motivi ideologici.
E quindi l'articolo è molto apprezzato da parte mia - per una volta che finalmente non si parla sempre della destra omofoba e illiberale - ma manca l'opzione Z) e cioè quello che erano i DICO e che ora sarebbero i registri: cioè ZERO diritti. Perché il comune come scritto da qualcuno qui sotto, ovvero come tutti sappiamo, non farà il registro e anche se lo facesse non darebbe diritti concreti perché non è suo compito farlo.
Allora mi domando: a cosa serve? Solo simbolicamente? Allora ci vuole un registro apposito. Almeno l'ATTO di iscriversi sarà simbolico. Invece non sarà così: si prenderà il registro anagrafico. MA allora non serve NEANCHE simbolicamente. A parte il fatto che una bella scatola vuota resta tale. Quindi se non servono né come simbolo né come contenuti eccoci di nuovo ai DICO che non solo non servivano, ma PEGGIORAVANO i diritti attuali giurisprudenziali, caro Strazio.
E allora eccola la risposta: è tutto un imbroglio come sempre i politici fanno. Ecco perché non c'è nessun fuoco è un gioco delle parti. Svegliarsi allora: aprire gli occhietti.
Io sono 25 anni che vedo queste scenette, non ci casco più.

shakeitup lunedì 30 gennaio 2012 - 17.04

Anche questo articolo di Strazio fa riflettere:
di colpo si apprende che la questione del Registro delle Coppie di Fatto sarebbe diventata a tutti gli effetti la questione del "COSIDDETTO REGISTRO". Ma si può capire con che caspita di logica vengono affrontate le cose a Milano? Cosiddetto Registro che vuol dire...?
E' l'ammissione a mezza bocca del fatto che il centro-sinistra di Milano vuole rifilare ai gay la solita delibera sulla famiglia anagrafica, cioè sull'esistente, illudendo qualche gay sprovveduto che si tratti di Registro? Se sì... cioè se siamo a questo punto...caro Gabriele Strazio... non sarebbe meglio essere finalmente ONESTI cioè dire le cose come stanno? Se a Milano si vuole abbandonare l'idea del Registro in favore di una delibera sulla famiglia anagrafica come a Torino... PERCHE' NON LO SI DICE A CHIARE LETTERE? PERCHE' CI SI OSTINA A ILLUDERE I GAY CHE STA PER ESSERE APPROVATO IL REGISTRO? Tanto lo si viene a sapere in ogni caso, poi, che non è Registro... quindi perché non essere sinceri, onesti, già adesso sul fatto che l'ormai famosa promessa elettorale del Registro sarebbe diventata carta straccia?
PS: la propostina dei di.co. era eccome INOPPORTUNA in quanto atta a sostituire il dibattito sulle unioni civili con il dibattito sulle singole persone in coabitazione accertata all'anagrafe come si può fare da oltre due decenni. Se nel 2012 si rimugina ancora sui dico andiamo bene...

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