Milano, i gay esistono solo per pagare la tassa immondizia
Il Comune per incassare la TARSU - TAssa Rifiuti Solidi Urbani – tiene conto dei conviventi anche non residenti. Quando c’è da incassare soldi siamo tutti uguali, e dei gay non fa schifo neanche l’immondizia.
TARSU è un acronimo. Sta per TAssa Rifiuti Solidi Urbani. Ma potrebbe essere: Tutti Anche i Ricchioni Sono Utili (per le casse della casta dei Politici). A Milano infatti, come in tutti i Comuni d’Italia, tra le varie tasse, tassine, gabelle e imposte, c’è a livello locale, oltre l’ICI, anche la TARSU.
Questa imposta locale serve per pagare le spese di smaltimento dei rifiuti solidi urbani (l’immondizia che produciamo ogni giorno in casa) e mentre una volta era calcolata per condominio, il Comune di Milano come molti altri l’ha trasformata in un’imposta sulla singola abitazione, cercando di calcolare con alcuni parametri la quantità di rifiuti prodotti.
Tra questi parametri, oltre alla superficie calpestabile dell’appartamento c’è anche il numero delle persone “occupanti o componenti il nucleo familiare o convivenza”.
Se siete in tre pagate tre volte, se uno è da solo, paga una volta, insomma. Molto giusto.
Ma avete letto bene: siccome c’è da prendere soldi, il Comune di Milano, il feudo di Comunione e Liberazione che ha lanciato l’ex assessore comunale ora vicepresidente della Camera Maurizio Lupi del PDL, quel Comune di Milano nelle mani di cattolici o atei devoti allla famiglia tradizionale, dove la Signora Moratti censura una mostra a tematica gay definendola “incitazione alla pedofilia” non si fa certo problemi ad accettare anche i rifiuti prodotti da una coppia convivente, anche gay, se si tratta di incassare la tassa (e magari alimentare il giro delle mazzette che recentemente ha portato all’arresto di un membro della commissione urbanistica). Non che nella città più gay d’Italia il Partito Democratico sappia cogliere l’opportunità di farsi rappresentante di quei gay, sia chiaro! Non sia mai che il PD faccia qualcosa di sensato. A Milano il Partito Democratico è ostaggio di teodem come Bobba e diretto localmente da Patrizia Toia (nota omofoba), ha candidato come capolista alla regione un “cattolico” come Filippo Penati, che difende i valori tradizionali della famiglia, nonostante secondo quanto dichiarato dalla Clinica Mangiagalli il 10% dei bambini milanesi nasce da una madre che non dichiara un padre, il 40% è figlio di conviventi e coppie di fatto. Inoltre a Milano risultano ormai più le convivenze delle famiglie tradizionali.
Nel nostro Paese, la famiglia è sempre e solo una. Quella fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna. Soprattutto quando si tratta di riconoscere il diritto di avere un permesso di lavoro, perché magari il partner non riconosciuto ha necessità di un qualche tipo. Oppure per essere destinatari delle politiche sociali locali, per l’assegnazione della casa, le tariffe agevolate e via dicendo.
Ma per la nostra schifosa e puzzolente immondizia, invece, non solo contano i conviventi residenti (il che è già in contrasto), ma anche i conviventi “abitanti”, insomma la coppia convivente che però il Comune non riconosce come tale all’anagrafe. Paradossi formali francamente più ridicoli dell’incapacità di gestire il pattume di Napoli. Ma questa è la Repubblica dove la seconda carica istituzionale della repubblica, il Presidente del Senato Schifani, ha detto che per la legge conta la sostanza, non la forma. Cose da pazzi si odono dalle radioline di regime del ventre molle di questa Repubblica, signori.
Torniamo a Milano. Il Comune quando verifica le denunce e chiede i documenti per gli accertamenti inerenti al pattume (documenti di cui naturalmente è già in possesso, perché è all’ufficio del Comune che si depositano i dati della residenza, dei dati catastali, le planimetrie, il domicilio fiscale, e i residenti; e secondo la legge nessuna amministrazione pubblica può richiedere al cittadino documenti di cui è già in possesso) non si limita a quanto “registrato in anagrafe”, ma vuole sapere lo stato di fatto. Al Comune di Milano non interessa riconoscere l’affetto per il mio compagno, il valore che quell’affetto può avere per il tessuto sociale della mia città. Il Comune di Milano è però interessato a far pagare al mio compagno l’immondizia ch’egli produce convivendo con me.
A una coppia di conviventi eterosessuali è successo qualche mese fa. Per l’accertamento è stato chiamato solo uno dei due, il ragazzo. Poiché la sua ragazza non è residente (ma non avrebbe fatto differenza alcuna) e quindi non esiste, il ragazzo ha dichiarato di essere single e ha risparmiato metà della tassa. Mi ha detto: - Non esistiamo? Allora non paghiamo. Ognuno è libero di avere a casa sua qualunque “ospite” per un periodo lungo o corto, non sono certo affari del Comune visto che non ci riconosce - La Signora Moratti cosa risponderebbe al mio amico?
La Signora Moratti. Sempre così attenta alle questioni inerenti le nascite. Giustamente impegnata a garantire servizi quali asili e scuole ai milanesi di domani. Al contempo donna manager, dalle grandi capacità gestionali, dunque attenta al danè. O come direbbe una signora moderna come il Sindaco “alla sostenibilità economica del welfare locale”.
La Signora Moratti. In cuor suo già pronta al grande ritorno sul panorama politico nazionale. Punta di diamante del dopo Silvio. Dia prova di una saggezza di politica concreta, quella del fare. Servono soldi per incentivare le nascite e le coppie sposate? Ma Signora! Li chieda alle famiglie gay ed eterosessuali non riconosciute. Basta registrarle e dare loro parità di diritti. Perché essi avranno a quel punto anche parità di doveri. Non è questa la politica del fare?
Giuliano Federico

ilmerovingio martedì 16 marzo 2010 - 12.40
Endy81 martedì 16 marzo 2010 - 11.30
Capricornus lunedì 15 marzo 2010 - 22.37
Translator1968 lunedì 15 marzo 2010 - 21.29
Se gente come Endi81 avesse un minimo di istruzione nel campo del diritto e della filosofia del diritto ovviamente non direbbe castronate di questo genere. Prima c'è stata la famiglia e poi il matrimonio codificato per legge. Se ora le famiglie sono di conviventi dello stesso sesso, hanno diritto di sposarsi. Non siamo affatto fuori strada o nell'ambito della polemica: la TARSU è il punto focale. A Milano ci sono 20 mila coppie gay per alcuni studi anche 30 mila e un sacco di gay ed etero conviventi che vengono umiliati e insultati. Scusate la franchezza: ma si mettano su per il c... i loro "valori della famiglia". Se non ci danno i diritti, niente doveri. La società è questa: se non piace loro non vengano a cercarci almeno per sapere quanti siamo in appartamento.
Si ficchino su per il c... anche questi accertamenti.
Endy81 lunedì 15 marzo 2010 - 11.15
andrea230 lunedì 15 marzo 2010 - 8.18