Non è tempo di gay eroi
Un lettore scrive "I genitori dei miei amici mi guardano male, tutti chiacchierano, ti prendono per il culo alle spalle. Ho trovato delle foto ritagliate da giornali porno (etero) attaccate sulla porta di casa e molti guardano mio padre come se gli fosse accaduta una disgrazia ad avere il figlio frocio."
(…) Sto dunque seguendo con molto interesse la crisi della carta, ma non riesco ad immaginare un mondo senza giornali. Voglio dire: non voglio credere che un giorno andremo tutti in giro solo con iPad e altri aggeggi elettronici. I giornali non moriranno mai!
(s4nt14go85)
O no, certo che no. Il giorno in cui morissero i giornali, morirebbe la libertà. La libertà di stampa è ancora, a tutt’oggi, la più grande conquista della civiltà degli uomini. Ma semmai dovesse un giorno essere eliminato totalmente l’uso della carta per stampare giornali, questo non significherebbe la morte dei giornali. Qualche giorno fa, ad un ottimo convegno su “Carta e media digitali”, il direttore di corriere.it Marco Pratellesi sottolineava che il Corriere della Sera (di carta) vende circa mezzo milione di copie al giorno. Il corriere.it raggranella un milione e mezzo di utenti unici al giorno. Questo dunque vuol dire che la carta se la passa male rispetto al web, ma nel complesso il Corriere della Sera in quanto “giornale”, e cioè testata, gode di ottima salute (evviva). Io non credo che ci sarà mai, in realtà, una scomparsa della carta per almeno un’altra decina di anni. Ma è molto probabile che cambierà la distribuzione del contenuto tra la carta e il digitale. Per esempio immagino che riviste più di approfondimento o con contenuto fortemente fotografico avranno ancora nella carta la miglior piattaforma distributiva. Però, se fino a prima dell’iPad era impossibile immaginare Vogue senza la carta, l’avvento di questi nuovi device con ampia superficie visiva lascia intravvedere la carta come non strettamente necessaria anche per giornali più fotografici. Questo, unito alle esigenze ecologiche che nei prossimi anni diventeranno (per fortuna) sempre più un discrimine nei consumi, potrebbe dare scacco matto alla carta. Sì, viene un po’ di nostalgia anche a me pensare di non poter più arrotolare il quotidiano e infilarlo in tasca prima di uscire nelle passeggiate ai giardini pubblici del sabato mattina. Ma è altrettanto vero che già ora mi capita, dalla stessa panchina degli stessi giardini, di leggere un articolo sul giornale di carta e sfilare subito dopo il telefono dalla tasca, per andare online e saperne di più.
Caro Direttore,
(…) mi sembra strano scrivere i miei problemi via mail, in una lettera a un giornale (o a un sito internet in questo caso) perché per il mondo esterno sono una persona molto razionale e sicura ma invece non è così. E mi viene più facile scrivere il mio malessere che parlarne con un amico. Ho sempre saputo di essere gay, ma per tanti anni (ora ne ho 20) ho "fatto finta di niente", nascondendo la cosa a me stesso e a tutti gli altri. Ho avuto un po' di ragazze, in discoteca ci provavo con tutte e facevo commenti sulle ragazze della compagnia, ma sapevo che qualcosa non funzionava e sapevo anche perché. (…) Ho detto del mio essere gay solo tre mesi fa; a due mie amiche più intime e alla mia famiglia, hanno preso la cosa abbastanza bene, mi aspettavo peggio. Poi praticamente non l’ho proprio detto in giro, ma ho cominciato a vivere senza problemi senza nascondere niente e una volta ho fatto venire un ragazzo di Roma a trovarmi nel mio paese (tremila abitanti, non lontano da Roma) e praticamente è successo che siamo andati a passeggio nelle campagne intorno al paese e forse qualcuno ci ha visti (ma mica abbiamo fatto sconcezze in pubblico).
Alla fine ora tutti sanno che sono gay, o almeno lo sospettano. I genitori dei miei amici mi guardano male, tutti chiacchierano, ti prendono per il culo alle spalle. Ho trovato delle foto ritagliate da giornali porno (etero) attaccate sulla porta di casa e molti guardano mio padre come se gli fosse accaduta una disgrazia ad avere il figlio frocio. Me l’ha detto lui. Spesso si tratta di battute ironiche o cose da ridere ma a volte si passa il segno e comunque l'insieme delle cose è pesante. Io faccio la faccia sicura, ma dentro sto male.
(…) Il mio lavoro è qui, la mia famiglia è qui, non ho una lira per trasferirmi ma non riesco a vivere tranquillamente. Non potrei neanche sognarmi di camminare con il mio ragazzo. Non so cosa chiedere, forse un consiglio da qualcuno più grande di me, che magari ci è già passato.
(e-mail firmata)
Ciao,
la tua email non mi sorprende, ma non mi piace davvero il tono con cui mi hai scritto. Pensi di voler attendere il miracolo tutta la vita? Pensi che io, te, GAY.tv, le associazioni, la Bonino o qualche altro santo in paradiso possano far cambiare l’atteggiamenti delle genti del tuo paesino ciociaro, in un tempo sufficiente per rendere la tua vita migliore? Ascoltami: io sono abruzzese. So di cosa parli. Io vedo perfettamente ora, davanti a me, gli sguardi compostamente compassionevoli dei benpensanti di provincia. E li immagino scavare solchi nel tuo cuore e sulla tua vita. E non ce l’ho con loro, anzi li compatisco. Ce l’ho con te. Prendi la tua vita in mano, se a 20 anni lavori, certamente fai un lavoro che puoi cambiare. Se ci tieni davvero a vivere tutta la tua vita per quel che sei fino in fondo, organizzati con furbizia e raziocinio e vola. Non piangere per te, ma risparmia le tue lacrime per quegli stessi poveretti che lascerai lì nel tuo paesino. Perché quando finalmente avrai costruito la tua vita libera, potrai forse, se lo vorrai, tornare ad occuparti di loro e fare insieme a tanti altri le battaglie per i ragazzi che saranno nella condizione in cui tu ora ti trovi. Se invece vuoi fare l’eroe, resta pure lì a roderti, ma ti prego: non scrivermi più. Io non credo agli eroi, ma alla potenza dell’individuo unico e irripetibile.
Puoi scrivere al direttore di GAY.tv in Community >
O mandare un'email a giuliano.federico @ gay.tv

anto6847 lunedì 22 febbraio 2010 - 21.13
o i gay devono essere condannati a vivere in metropoli rumorose e puzzolenti? e se qualcuno non è fatto per la dimensione "grande città" perchè non può essere gay e fiero di vivere in un tranquillo paesino di tremila anime?
certo, se le cose vanno avanti così, sarà dura per te ragazzo, a meno che tu...non tiri fuori una grinta tale da sconfiggerli.
e perchè, non potrebbe , il nostro, essere un eroe?
perchè escluderlo a priori?
tieni presente però che deve essere una lotta dalla quale devi uscire vincitore, caro mio ragazzo. e se ti accorgi che non ce la fai, non ti vergognare, chiedi aiuto, e se non ti basta prendi in seria considerazione i consigli del direttore federico.
a volte per fare gli eroi si rischia di soccombere. valuta bene le cose. ciao. buona vita
firekid lunedì 22 febbraio 2010 - 18.15
pegasobianco lunedì 22 febbraio 2010 - 18.06
La lettura rimarra' invariata , sceglieremo quel che piu' ci piace leggere , ma cambiera' il mezzo che ci offrira' questo piacere.
Quel che invece cambiera' drasticamente sara' la SCRITTURA, si perche' perderemo la facolta' di scrivere con una penna bic tra le mani, scomparira' la calligrafia se non ridotta alla propria firma per sottoscrivere documenti di vario genere (ma anche quella andra' estinguendosi istituendo la firma digitale) , gia' negli ambienti lavorativi tutto questo sta avvenendo con risparmi di risorse economiche per le aziende.
Insomma ragazzi, iniziate ad allenarvi sulle tastiere dei vostri pc, e sui touchscreen , e' il futuro che avanza inesorabilente!!!
Volendo guardare il lato positivo , ne beneficieranno tutti quegli alberi che vengono utilizzati per la produzione di tonnellate di carta e quindi la natura che tanto viene oggi martoriata.
per cio' che riguarda la seconda lettera... beh... bisogna guardare la realta'.
se la realta' non ti piace, ti emargina, ti fa' soffrire e ti sembra di combattere contro i mulini al vento, cambiare aria - come si suol dire - e' un toccasana... ti fa' rinascere!!!
poshvenus lunedì 22 febbraio 2010 - 13.45
scusate la volgarità, ma se almeno non ridiamo dell'ignoranza degli altri, cosa ci resta fare?
usher domenica 21 febbraio 2010 - 15.16
Only domenica 21 febbraio 2010 - 14.55
Axiokersos domenica 21 febbraio 2010 - 13.32
Certamente le soluzioni sono due, o il ragazzo se ne va o rimane in paese e tenta di cambiare le cose: l'unico modo che a me viene in mente è con la discussione, ogni volta che si propone una situazione particolare, la si prende di petto tentando di "educare" i compaesani alla diversità. OK, vista così è un'ipotesi un po' troppo idilliaca, ma anche in famiglia io ho fatto così, educandoli a capire cosa sia avere un membro gay nella comunità.
A presto
someday domenica 21 febbraio 2010 - 13.27
lupintheIII domenica 21 febbraio 2010 - 13.24
Io forse non sarò il poiù indicato a parlare di combattere ma nel mio piccolo penso che sto aprendo gli occhi piano piano. Quantomeno da poter andare in giro a testa alta.
renatojunior domenica 21 febbraio 2010 - 12.37