Pisapia e il registro delle coppie di fatto: fiducia e occhi aperti della comunità LGBT
Della settimana appena trascorsa mi è rimasto soprattutto Giuliano Pisapia ospite di Fabio Fazio a “Che tempo che fa”, che tra i tanti temi toccati ha voluto parlare del registro delle coppie di fatto a Milano, impegno che la giunta comunale milanese onorerà entro quest’anno. Quando si parla di registri comunali, devo dire, sono sempre un po’ scettico, perché i limitati effetti pratici che questi registri hanno nella vita delle coppie non sposate non possono supplire, se non molto marginalmente, al vuoto di diritti nel quale vengono lasciate da parte dello Stato. Tuttavia, è proprio guardando a questo vuoto che, almeno come segno di civiltà, questi registri possono assumere un certo significato.
Nell’intervista di tre giorni fa il Sindaco di Milano mi è piaciuto in particolare quando, per annunciare la calendarizzazione del registro nei piani della sua giunta, ha posto sullo stesso piano il rilievo che Milano darà quest’anno alla settimana della famiglia e che in maggio porterà il Papa in visita alla città, al rilievo che verrà dato all’istituzione del registro per le coppie di fatto. Non era un discorso posto in opposizione, come di solito capita, e non sembrava voler indorare la pillola a nessuno, ma piuttosto, parole del Sindaco, “voler dare una risposta a situazioni diverse, ma tutte meritevoli di attenzione”. Però poi, un po’ coperta dagli applausi, la precisazione: “Chiaramente quella del Papa in particolare”. Ahia, scivolato.
Sì, ok, non bisogna star lì a far le pulci su tutto, e sì, lo so che in politica è così che si fa, però non è che per questo allora mi deve piacere. Comunque, alla fine della fiera il registro si farà, e in fin dei conti è questo l’importante: per una città come Milano, per anni anestetizzata da giunte insensibili – quando non addirittura ostili – a certi temi, siamo già anni luce più avanti. Adesso si tratta di passare dalle parole ai fatti, e giudicare per bene i fatti. Innanzitutto non c’è un solo modello di registri comunali per le coppie di fatto, alcuni sono preferibili ad altri e, a parere di molti, è a quello della città di Torino che bisogna guardare perché gli effetti siano almeno sufficienti.
In secondo luogo, è proprio al suo aspetto simbolico che bisognerà porre attenzione, e qui più che mai le parole dovranno essere ben soppesate. Infatti, mentre la maggior parte dei quotidiani e siti e annunci sui social network hanno riportato – come ho fatto io stesso poco più in alto – la definizione di “coppie di fatto”, le parole precise del Sindaco di Milano sono state “registro delle unioni di fatto”, dove il termine “unioni” porta ambiguamente con sé l’eco della logica sottostante allo sgangherato progetto dei Di.co, la preistorica soluzione del governo Prodi dove, per poter includere le coppie omosessuali in una sottospecie di unione civile, si allargavano le braccia a situazioni che con la famiglia e con l’amore non avevano proprio nulla a che fare. Do you remember?
Mesi fa, un amico mi aveva consigliato la lettura di un’intervista che “il Giornale” aveva fatto al vice-sindaco di Milano, Maria Grazia Guida, in merito al patrocinio che il Comune aveva dato alla manifestazione del Gay Pride cittadino, altro buon segno di discontinuità con le precedenti giunte. In quell’intervista, la signora Guida aveva affermato che Milano è una città “che ha 190 mila persone che vivono sole e sono una famiglia. Ci sono famiglie costituite da un anziano e da una badante (…) Pensiamo anche a giovani studenti o colleghi di lavoro che vivono insieme”, per poi arrivare alla parte che mi piace di più, anzi meno: “ho anche amiche suore che mi hanno detto: siamo una famiglia di fatto”, e finendo col cortocircuito finale: “Non farei confusione con la famiglia”.
Davanti a ragionamenti simili, verrebbe da dire che, in verità, qualche idea confusa su cosa è famiglia e cosa invece non lo è, il vice-sindaco in realtà ce l’abbia. Noi, invece, non ce l’abbiamo: per noi la famiglia è il legame tra due persone che si amano. Studenti che coabitano, colleghi di lavoro o suore (suore, capito? Suore!) non c’entrano niente. I registri comunali delle coppie di fatto, vista la ridotta incisività pratica, devono portare prima di tutto un messaggio civile: se lo Stato non vi riconosce come famiglia, la vostra città invece sì, e potete mettere qui i vostri nomi. Qualsiasi altra cosa, qualunque soluzione che neghi ancora una volta la dignità di tante persone ancora oggi dimenticate dalle istituzioni, che si amano e vivono insieme e magari crescono anche figli loro, non sarà un messaggio civile. Intanto, aspettiamo fiduciosi.
Gabriele Strazio

shakeitup venerdì 20 gennaio 2012 - 15.19
Qui nessuno si straccia le vesti, qui c'è gente indignata e incavolata nera di fronte a prese per il culo come quelle di chi vuole spacciare le delibere che ribadiscono quello che già c'è per delibere che istituiscono il Registro delle Unioni Civili. Nessuno pensa o desidera "rivoluzioni", né che Pisapia vada da Monti... ciò che si vuole è il rispetto degli impegni elettorali quindi l'approvazione del REGISTRO. Sarebbe anche auspicabile che il Comune di Milano invitasse formalmente il Parlamento a permettere anche ai fidanzati dello stesso sesso di recarsi in Municipio per unirsi in matrimonio civile... come hanno già fatto molti comuni in Europa e nel mondo... vedi per esempio Lisbona e Vienna... ma questo è un altro discorso, un altro paio di maniche. Ciò di cui stiamo parlando qui è semplicemente il rispetto degli impegni che Pisapia e l'intero Centro-Sinistra milanese hanno preso nero su bianco in campagna elettorale.
Nel Programma hanno promesso il REGISTRO... facciano il REGISTRO, cazzo!
elratonrubio venerdì 20 gennaio 2012 - 12.15
Abbiamo avuto il patrocinio al Pride, cosa che non accadeva da un po' di tempo. Avremo almeno la possibilità di vedere riaffermato il diritto almeno alla famiglia anagrafica, e magari all'accesso ad alcuni servizi comunali.
Scordatevi che accada una rivoluzione epocale, non nei prossimi 50 anni. Dobbiamo costruire mattoncino dopo mattoncino, cambiare una testa dopo l'altra, abituare la gente all'idea, e una mossa come quella di Pisapia può portare acqua al nostro mulino. Gli stracciamenti di vesti, purtroppo, hanno dimostrato tutta la loro inutilità: continuate a scagliarvi contro tutti, continuate a non andare a votare, continuate pure a urlare. Non cambierà mai un cazzo, e resteremo qui a discuterne fino alla notte dei tempi.
shakeitup giovedì 19 gennaio 2012 - 13.27
elratonrubio giovedì 19 gennaio 2012 - 8.17
OK, anche questa volta non potremo sposarci in comune, non avremo diritto a costruirci una famiglia legalmente riconosciuta. Ma un minimo, un niente di riconoscimento almeno a livello beceramente amministrativo ci potrebbe essere: l'accesso alle graduatorie per le case popolari - per esempio - non mi sembra una bojata poi così inutile.
Senza contare che si comincerebbe a insinuare, nelle nostre italiche teste di cazzo, un minimo di abitudine a sentir parlare del Signor Rossi e compagno, o della Signora Verdi e compagna: forse non ce ne siamo resi conto, ma nella Repubblica Vaticana in cui viviamo viene fatto di tutto per tenerci "fuori", dalla s-cultura di massa (a parte quelle due macchiette del grande fratello, messe lì a bella posta per svilimento, più che per apertura mentale), e il fatto che almeno ci sia un minimo, uno "zero virgola..." di tutela, mi pare qualcosa di apprezzabile.
La legge esiste dall'89. Bene, benissimo. E com'è che per fare uno stato di famiglia con due uomini conviventi, se non sono legati da parentela, bisogna ribaltare l'ufficio anagrafe? Perché non c'è una mentalità che lo consenta, e finché non ci sarà, potrete sbraitare quanto volete, ma staremo sempre così. Quindi incazzatevi pure, ma state attenti: a furia di dire NO a compromessi magari anche disonorevoli, ma pur sempre dei passi avanti, non è che ci stiamo tagliando le palle con le nostre mani?
shakeitup mercoledì 18 gennaio 2012 - 12.41
Neferkapekheret-Ra mercoledì 18 gennaio 2012 - 12.13
shakeitup martedì 17 gennaio 2012 - 22.32
Mi domando come si permettano di pensare che i gay siano tutti talmente sprovveduti.
Mi domando, tra le varie cose, cosa si stia aspettando ad esigere dal Comune di Milano che esso inviti formalmente il Parlamento nazionale a permettere ai fidanzati dello stesso sesso di recarsi in Municipio per unirsi in matrimonio civile, così come hanno fatto tanti altri Comuni nel mondo.
Translator1968 martedì 17 gennaio 2012 - 21.53
Ad ogni modo avremo il Papa a Milano cui Pisapia e i suoi don Mazzi vari faranno grandi inchini per la giornata della famiglia di sto cazzo fondata sul matrimonio di sta fava tra due eterosessuali sempre di sta cippa sposati nella Chiesa dal prete di sto fagiolo. Alla fine dell'anno gabbato lo santo ci diranno che faranno un aborto di una lista di imbecilli che devono andare in comune a registrarsi per iscrivere i figli all'asilo o avere le case popolari. Come dire: l'esigenza media di una coppia di fatto!!
Il Sindaco ha parlato anche di accudire il compagno in ospedale: Pisapia SI VERGOGNI perché è l'ennesima bugia il comune non ha comptenza in campo di sanità, questa è una BALLA come quella che con l'aria C cala l'inquinamento e il traffico.
shakeitup martedì 17 gennaio 2012 - 18.00
La prima è relativa al Registro stesso... non ci sono affatto più modelli di Registro; di Registro delle Coppie di fatto ce n'è uno solo ed è il Registro delle Coppie di Fatto. Gli altri esempi citati nell'articolo fanno riferimento a delibere e regolamenti comunali che con il Registro non hanno niente a che fare; Torino, per esempio, non ha affatto istituito alcun fantomatico Registro: Torino ha meramente ribadito quella che da ben 23 anni (dal 30 maggio del 1989!) è la legge nazionale riguardante famiglia anagrafica e relativi certificati/attestati, soprannominando le famiglie anagrafiche 'unioni civili' e dando un generico indirizzo di non-discriminazione in vari ambiti.
(Vedi: www.comune.torino.it/regolamenti/337/337.htm )
Anche la seconda riguarda il registro: l'articolo parla dei Registri delle Coppie di Fatto come di un qualcosa dai "limitati effetti pratici" e dalla "ridotta incisività pratica"; ricordo che la delibera che ha istituito il Registro delle Coppie di Fatto a Firenze sancisce la completa parità di trattamento delle coppie iscritte al Registro con le coppie sposate in tutti gli ambiti di competenza comunale... cosa che a Torino, dove il Registro non è mai stato approvato, se la sognano.
Addirittura nell'articolo si arriva all'assurdo secondo cui la parola "unioni" sarebbe una sorta di svilimento, di termine ambiguo (??) e riporterebbe alla mente il progetto di legge Dico... progetto di legge che chi è anche solo minimamente informato sa benissimo non c'entrare una benemerita mazza con le "unioni". Lo ammise la Bindi stessa in una lettera aperta indirizzata alla Cei.
(Vedi: www.governo.it/Presidente/Comunicati/testo_int.asp?d=31190 )
PIANTATELA CON ARTICOLI CHE DICONO L'ESATTO OPPOSTO DELLA REALTA'.
BASTA CON QUESTE BALLE'!