Quei baci gay, pesanti come pietre

E' giusto che un bacio debba essere una lezione di civiltà? Forse no. Ma è necessario. Riflessione al termine di un'estate malata di ignoranza.

di | Attualità

Qualche tempo fa mi sono ritrovata a fare un discorso tra il serio, il faceto e l'utopico con una persona di cui ho molta stima. Argomento della discussione: vita morte e miracoli dei gay in Italia.
Ricordare oggi quella conversazione, oltre a spingermi a un'immediata auto-analisi (ma perché diavolo finisco per parlare sempre di gay?), mi porta a riflettere sull'estate appena trascorsa, estate che potremmo tranquillamente ribattezzare "la stagione del bacio assassino" o "scandalo al sole: la serie".

Come avevo già scritto, infatti, sulle spiagge italiane si è verificato come ogni anno il consueto fenomeno di allarme estivo, la solita invasione stagionale atta a disturbare gli onesti lavoratori in ferie d'agosto. Di solito a rovinare il riposo dei Giusti intervengono creature marine la cui natura oscilla tra il vagamente pericoloso e il decisamente fastidioso, come le meduse killer, la mucillagine, le alghe infestanti, il catrame radioattivo, lo squalo tigre.
Il 2010 è stato l'anno dell'invasione dei gay. Anzi, dei gay baciatori.
Da luglio a settembre, da Torre del Lago a Agrigento, passando per il litorale romano e le calette sarde lungo le spiagge delle Versilia. L'invasione di gay baciatori si è democraticamente distribuita. Ed è stata dovutamente osteggiata.

 

 

Gli episodi si sono ripetuti con un copione talmente simile da far pensare a uno scherzo, a un flash mob omofobico abilmente concertato dalla Loggia dei bagnini. Invece si tratta solo di cronaca: e quando la cronaca diventa ripetitiva, si trasforma in "cronica". In malattia sociale.
Ecco il copione. Cornice: il sole brilla, il mare sciaborda, la sabbia è calda e Waka Waka risuona ossessivamente dal baracchino dei gelati. Ed ecco che in questa idilliaca cornice, sopraggiunge la katastrofé, l'elemento disturbante che nella tragedia greca segnava la rottura dell'Ordine e l'inizio dei guai. Due maschi si baciano, si abbracciano, si tengono per mano. Gli onesti cittadini si allarmano, l'Eroe borghese del momento invoca la giustizia. L'autorità costituita - in forma di polizia, caribinieri, talvolta anche di una melanzana - arriva come deus ex machina a porre fine all'insano gesto e a ricostituire l'Ordine. In sottofondo, il coro delle Coefore intona un ossessivo ritornello: "qualcuno pensi ai bambini...".

 

 

E' successo una volta, due volte, tre, quattro...E' questo il "tormentone" dell'estate 2010 - con sottofondo di Waka Waka, ovviamente - e questo mi riporta alla famosa conversazione di cui sopra, l'ennesimo discorso sui gay avuto con un ragazzo etero all'inizio dell'estate. La persona con cui parlavo è certamente intelligente, e pur avendo una mentalità aperta, ha ammesso di "non essere abituato" a vedere intorno a sé coppie gay che si baciano, si abbracciano, si tengono per mano alla luce quotidiana del sole. Dopo un'istintiva reazione (nell'ordine: "ma sei cieco?" e "ma per Porta Venezia non ci passi mai?") ho provato a mettermi nei suoi panni e mi sono resa conto che aveva ragione.

In giro non si bacia nessuno.
Abitiamo a Milano, città teoricamente "avanti" rispetto al resto dell'Italia sotto molti aspetti; eppure non capita spesso di vedere due ragazzi gay scambiarsi le normali effusioni che una coppia etero manifesta tranquillamente.

 

 

Facendo un paragone con la realtà di New York, il mio interlocutore sosteneva che se gli italiani fossero più "abituati" a vedere intorno a loro manifestazioni di "ordinaria omosessualità", proprio in virtù dell'abitudine tali gesti perderebbero il loro potere scioccante, diventando parte della vita quotidiana. Molto giusto, molto vero. Ma cosa dovrebbero fare allora i gay italiani?

 

 

Viene istintivo dire: vivere alla luce del sole l'omosessualità, in modo da educare le masse di questo sonnolento paese. Molto giusto, molto vero. Molto facile. Facile per me, che posso limonare con il mio ragazzo sul sagrato del Duomo, senza per questo venir infastidita da niente di più pericoloso di un piccione. Ma mi chiedo: se baciando il mio ragazzo corressi il rischio di venir cacciata dalla spiaggia, umiliata pubblicamente, additata dai passanti, indicata come corruttrice di bambini, insultata, cosa farei? Molto probabilmente direi "ma chi me lo fa fare" e aspetterei di essere tra le comode mura domestiche per esprimere il mio affetto. Dopotutto non è giusto che per alcune persone una cosa semplice come un bacio debba trasformarsi in necessità educativa. Un bacio è un bacio, ed è cosa lieve. Non è giusto che per alcuni diventi pesante come una pietra.

 

 

La seconda scelta dei gay italiani è la seguente: pensare ai bambini. Il coro tragico, l'Esercito della Moralità Balneare ha perfettamente ragione. Bisogna pur pensare agli innocenti. Da piccola, pur vivendo in una grande città, non mi è praticamente mai capitato di vedere coppie gay scambiarsi effusioni in pubblico, e scommetto che per la stragrande maggioranza della mia generazione è stato lo stesso. Sarebbe un'Italia diversa, la nostra, se i ventenni di oggi avessero avuto la possibilità di tirare la manica della mamma e chiedere "cosa fanno quei signori", sentendosi rispondere "niente, tesoro, è soltanto un bacio"?

 

 

Non è giusto che debba toccare a qualcuno, questo ruolo didattico. Non è giusto che alcuni baci debbano essere pietre miliari, non è giusto che i gay debbano farsi carico, a discapito della loro serenità e della leggerezza, della responsabilità di un paese che deve "abituarsi" a loro. Ma se cent'anni fa alcune donne non avessero accettato di farsi chiamare puttane per strada, oggi forse andremmo ancora in giro con bustino e corsetto. Non è giusto che un bacio, una carezza, un gesto d'amore debbano diventare lezioni di civiltà. Non è giusto, ma forse è necessario.

Diamoci mille baci, quindi, che siano lievi come carezze e pesanti come pietre. E poi cento, e poi mille. Continueremo a baciarci senza pensarci/per non spaventarci/e perché nessuno/nessuno dei tanti che ci invidiano/possa farci male.
E un bacio gay forse, un giorno, risveglierà questa brutta addormentata che è l'Italia.

 

Francesca Tognetti

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  • Commenti

Translator1968 lunedì 6 settembre 2010 - 20.21

Ma davvero qualcuno può ancora pensare che i bambini CREDANO ancora alle parole quando i fatti le smentiscono? Io non ho mai conosciuto alcun bambino, che io mi baci o no con il mio compagno, che possa pensare per un istante che io e il mio lui ci amiamo e viviamo insieme come i suoi genitori. Non devo dirlo, farlo capire, spiegarlo. Il bambino lo sa. E quindi cosa succede se un genitore dice qualcosa di diverso o lo nasconde: che il bambino capisce di avere un padre DEFICIENTE o INSENSIBILE o infastidito dai gay. Ma che i gay ci siano questo lo sa con i baci o no. Ecco perché stiamo generando una massa di obesi viziati mommoni incapaci di uscire dalla famiglia. Con dei genitori così!!!

Pepy00 lunedì 6 settembre 2010 - 18.09

Ottimo,appoggio in pieno!!!

njl sabato 4 settembre 2010 - 16.44

Viva i baci gay. Sempre verità ma con prudenza. Cosa siamo se ci facciamo reprimere dagli altri. Un bacio non ha mai ucciso nessuno. Una pelliccia uccide. Il petrolio uccide. Le scorie radiative gettate nel mar tirreno uccidono. Il nucleare uccide. La diossina uccide. La povertà uccide. L'ipocrisia uccide. Un bacio è vita; gioia di essere al mondo. C'è forse una lezione più bella di questa? Il problema è che la nostra società va al contrario e quindi scambiamo il bello per il brutto e il brutto per il bello. Non esiste un amore sano e un amore insano come insegnano nelle religioni di stato. Esite l'amore da una parte e l'odio e la violenza dall'altra. Ciò che è amore non è vioenza e ciò che è violenza non è amore.

littledany sabato 4 settembre 2010 - 14.17

10 + all'articolo.
Il solo problema è che non tutti hanno la forza di immolarsi giustamente per il bene comune. La paura è tanta, e gli incoraggiamenti davvero pochi...

peyote87MI venerdì 3 settembre 2010 - 15.11

sì, magari tra cent'anni andrà meglio...

AletheFlutist venerdì 3 settembre 2010 - 14.08

ottimo, sono perfettamente d'accordo. Oltretutto non posso acettare che per colpa di qualche personaggio alquanto discutibile, mi si debba imporre il divieto di esprimere il mio amore verso una persona(non volgarmente questo è certo), nello specifico verso un uomo come me. Bellissimo articolo ;)

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