Scilipoti & Co. ovvero la geografia dell'omofobia italiana. COMMENTA
Scilipoti e omofobia. Il Lunedì Politico oggi traccia la mappa dell'omofobia politica italiana. Ultimo di una lunga serie, l'irresponsabile Scilipoti ci ricorda che senza memoria non c'è futuro: dobbiamo ricordarli così.
di Lunedì Politico | Attualità
A dimostrazione che il cambio di governo sembra essere un gattopardesco cambiare tutto perché non cambi nulla, eccoci di nuovo costretti a dover sentire le scempiaggini deliranti di Domenico Scilipoti su omosessualità e dintorni.
Dopo essersi sbizzarrito solo nell'ultimo anno con uscite infelicissime sulla presunta sterilità o non fertilità di gay e lesbiche, o aver illustrato sciagurate teorie pseudo-scientifiche che vorrebbero i figli di coppie omosessuali indirizzati anzitempo sulla via della perdizione, o essersi esibito nell'evergreen dei "gay contronatura", questa volta per gli affezionati del microfono di Klaus Davi (perché ognuno si fa male come meglio crede) il nostro eroe, dopo aver farfugliato qualcosa sui supposti risultati di altri strampalati studi scientifici di cui solo lui sembra essere a conoscenza, si è lasciato andare all'ennesima perla di omofobia, questa volta tirando in ballo anche Paola Concia: "E’ orgogliosa di essere lesbica? Va bene, ma questo che significa? Anche una persona che si dichiara ladro si dice orgoglioso di esserlo proprio perché si comporta in modo diverso da tutti gli altri."
Eccola qua: bella, pulita, diretta e pronta per i giornali. E infatti così è stato, e giustamente la risposta di Concia è stata di disappunto per tutti quei palcoscenici che in Italia si concedono agli omofobi di questo calibro. Scilipoti – che fa sempre sorridere qualificarlo come leader del gruppo dei “responsabili” – non è comunque il primo né, purtroppo, sarà l’ultimo a permettersi esternazioni simili: nei confronti di nessuna categoria o minoranza, infatti, e in nessun Paese civile come nel nostro, ci si crede legittimati a pronunciare gratuite offese anche violente come nei confronti di gay, lesbiche e trans, travestendo tutta questa intolleranza da "libertà di espressione".
Qualche volta, bisognerebbe saper dire che no, la violenza – anche verbale – non ha nessuna libertà di esistere. Visto però che, presto o tardi che sia, saremo chiamati di nuovo a votare (essì, Scilipò, pure noi votiamo), converrebbe tener bene a mente i nomi e le sparate di certi esponenti della politica, e magari chiedere conto, se non a loro, almeno ai partiti che li hanno portati in Parlamento.
Io e il mio amico e co-autore Matteo Winkler conserviamo un piccolo archivio privato dell'omofobia, che compiliamo diligentemente di volta in volta, così da non perdere il filo: come dimenticare, ad esempio, la Rosy Bindi del "un bambino sta meglio in Africa che con due gay", o magari Rocco Buttiglione: "Essere gay è sbagliato, è come non pagare le tasse”. Tra dichiarazioni e smentite, resta anche Massimo D’Alema, che definiva il matrimonio tra persone dello stesso sesso come offensivo del sentimento religioso di tanta gente; o l'affezionatissimo Carlo Giovanardi, che fra tante uscite ne ha lasciata una indelebile nella storia della Repubblica: “I manifesti dell’Ikea sulla famiglia gay sono incostituzionali.” Nonostante sembri poi essere stato illuminato sulla via della civiltà, io non dimentico nemmeno il Gianfranco Fini che dieci anni fa riteneva che un omosessuale non potesse fare l'insegnante nelle scuole. Sì, quello stesso Fini che adesso, con Futuro e Libertà, si apre alle coppie gay, proprio lui. Lo potete riconoscere perché, il giorno dopo queste ultime dichiarazioni di apertura, ci ha tenuto a mandare una nota ad Avvenire in cui comunque specificava di non sognarsi nemmeno di equiparare le coppie omosessuali alla Famiglia tradizionale, per carità di Dio.
Nel gioco del "sono stato frainteso", poi, di recente anche Antonio Di Pietro non ha di certo dato il meglio di sé, così come di nuovo era scivolato D'Alema, perché il lupo perde il pelo ma non eccetera. Mentre mi si affolla la testa di Alessandra Mussolini e Sgarbi e Binetti e Gentilini e Storace, finisco col dirmi però che, dopo tutto, il peggio forse è passato: Berlusconi pare essere uscito di scena e magari certa politica, questa politica, potremo cominciare a dimenticarla.
Nel dubbio, in attesa che le cose cambino sul serio, facciamo un ultimo sforzo: vogliamo ricordarli così. Fino a prova contraria.
Ps: mi concedo anche io un finale da buone notizie: qualche giorno fa Vittorio Feltri è stato condannato a 50 mila Euro di risarcimento per un'offesa a stampo omofobico del 2007 nei confronti dell'allora senatore e storico militante gay Gianpaolo Silvestri. Champagne come se piovesse.
Gabriele Strazio

gianboy sabato 17 dicembre 2011 - 8.47
spero che gli venga un cancro al pene e crepi all'istante
Only martedì 13 dicembre 2011 - 20.01
peyote87MI martedì 13 dicembre 2011 - 19.01
dert86 martedì 13 dicembre 2011 - 6.02
alfaroy martedì 13 dicembre 2011 - 1.48
Non è che per caso sotto sotto, ci invidiano per il nostro modo libero e naturale di amare, pensare e fare ciò che vogliamo senza condizionamenti di partito, di vaticani, di colpe e peccati indotti da un finto dio?
Translator1968 lunedì 12 dicembre 2011 - 22.42