Sulla colonna infame c'è scritto "frocio"

Ecco i colpevoli, ecco gli untori. Essi corrompono i vostri figli, toccano i vostri corpi e piantano in essi il seme del male. Ecco la peste dei gay.

di | Attualità

Si apre il 18 luglio a Vienna la XVIII Conferenza mondiale sull'AIDS. Sull'AIDS si è detto molto, ma l'ignoranza e la paura hanno sempre parole più potenti. Per molti, l'AIDS è ancora la "Peste dei gay": è l'Anomalia che riguarda i diversi, i tossici, i poveracci, le puttane e i froci. E' una lebbra che trasforma il contatto in contagio. Per l'AIDS spesso non si cerca solo una cura: si cerca un colpevole. E i gay sono i colpevoli perfetti, gli untori manzoniani del nostro tempo.
Quello che segue è solo un racconto; o forse no.

 

Milano, 1984.
I bravi cittadini, chiamati dalle Autorità a verificare con i loro occhi la soppressione dell'Anomalia, si sono riunititi nella piazza. Il colonnato di San Lorenzo è gremito, le facce si accalcano, individui che si sciolgono nella Folla e ognuno si specchia nell'altro e vede la stessa cosa: rabbia e infinito sollievo. E la sensazione di aver trovato un appiglio nel bel mezzo del fottuto precipizio: un senso, una chiave, una Soluzione. Un colpevole.

Mentre si aspetta, si fuma. Fa caldo e ognuno beve rigorosamente dalla sua bottiglia. C'è del riserbo, a essere cos' numerosi, c'è pudore. Timore, diresti quasi, di essere vicini. Anche se le Autorità sono state chiare e precise nel garantire che non ci sarebbe stato rischio in quel sacrosanto raduno benedetto da dio e dal comune buonsenso. Ma, si capisce, le cose sono cambiate troppo, in quei mesi terribili.

La paura si era fatta strada sotto la pelle dei sani man mano che il male segnava i volti degli altri. Il contatto era diventato sinonimo di pericolo: gesti che una volta erano banali avevano assunto una ritualità tetra. Si era arrivati a guardare il prossimo cercando le stigmate. Un'ombra sul viso, le occhiaie segnate, i vestiti sporchi di un barbone, i tatuaggi di un tossico, il trucco volgare di una puttana: erano diventati i segnali della contaminazione. I corpi, templi della vita, si erano improvvisamente trasformati in narratori di morte. Era sbocciato il fiore del terrore e una parola magica era stata coniata apposta per dare un nome al suo profumo: untore.

La Peste dominava Milano, e furoreggiava in ogni via.
Era arrivata piano piano, all'inizio dell'autunno; si era insinuata tra le corsie degli ospedali pubblici, nei centri di accoglienza dove si rifugiavano gli Ultimi, nei vicoli bui dei tossici. Si era infilata nel sangue della città ed era dilagata attraverso i corridoi sporchi delle sue vene.
Prima si erano ammalati gli Ultimi: e gli altri avevano detto "è un Male della povertà".
Poi si erano ammalati quelli giovani e belli: e gli altri avevano puntato il dito "è la peste della libertà".
Poi si erano ammalati i padri di famiglia e i figli dei ricchi: e tutti avevano tremato, senza aver nulla da dire.
Novelli Savonarola erano sorti a predicare punizione e castigo e ritorno alla purezza. "Purezza" era diventata un'ossessione, la nemesi del contagio. Tutti erano puri, ma non tutti erano sani.
Cadaveri vivi si accatastavano nelle case, nelle strade e nei letti d'ospedale senza che nessuno potesse curare la loro morte, come contenitori di fluidi velenosi, ossa enormi, macchie nere. Era la maschera della Peste, che tutti si erano ritrovati a odiare. Terribile, ma sempre meno terribile del suo volto nascosto. Le facce ancora non danneggiate, il nemico non riconoscibile, la minaccia strisciante. L'untore, il maledetto, il bastardo, l'appestatore, il corruttore, l'Altro.

Poi finalmente, era arrivata la svolta. Non la speranza: il senso. Il senso che si era messo il cappello della bontà e, nei panni di una comare milanese come tante - la voce della Ragione, il dito smaltato e accusatore -  aveva alzato la mano e indicato la Soluzione. Il colpevole. E oggi è il suo giorno.
I bravi cittadini aspettano nella piazza che arrivi la macchina delle Autorità. Fino a ieri sarebbe stato impossibile stare così vicini - il contatto - senza guardarsi e pensare "non sono certo io", senza scorgere nel compagno e nel vicino il marchio di Giuda l'untore. Oggi invece si può, perché dall'automobile sono appena scesi i colpevoli. Ecco l'agnello di dio, che toglie i peccati dal mondo. Milanesi, la disperazione è finita. Ecco a voi non già la cura per la Peste, ma la sua origine, ecco i colpevoli, ecco gli untori. Essi corrompono i vostri figli, avvelenano la vostra città, toccano i vostri corpi e piantano in essi il seme del male. La Peste è la punizione per il loro peccato, la Peste riguarda solo loro. Uccideteli, e non guarirete dalla malattia: vi salverete dalla disperazione. La loro fine non è la cura, è la Soluzione.

Due uomini
scendono dalla macchina dai vetri oscurati. Un poliziotto, con un automatismo gestuale, fa come per mettere la mano sulla testa del primo per ripararla mentre esce dal veicolo. Ma la ritrae subito. Due uomini scendono dall'auto. Sono G.M., parrucchiere e G.P., ex ispettore sanitario. Il primo è più giovane, più bello e più spaventato. Lacrime gli rigano le guance e il ciuffo lungo di capelli - retaggio di quello che doveva essere un taglio alla moda - gli cade unto e sporco sugli occhi. G.P. è più grande, lievemente sovrappeso, calmo e triste. Guarda G.M. con uno sguardo strano. I due si tengono per mano. E in quel gesto - in quel contatto - gridano la loro anima di untori e la loro natura anomala.

I burocrati del male, leggono l'accusa mentre i bravi cittadini tacciono e acconsentono. Non vi sarà accanimento, per i due uomini, non vi sarà tortura. Non siamo mica nel 1630. Il provvedimento si rende necessario per garantire la pubblica sicurezza e salute, non è vendetta bensì giustizia e con rammarico ma ferma decisione siamo giunti all'attuazione della delibera per la soppressione nell'Anomalia. La Peste, riassunta in una sigla di quattro lettere.
G.M e G.P. non piangono più: ascoltano pallidi. Alla fine il più giovane lancia uno sguardo alla piazza gremita e scorge, dietro la Folla, la finestra del suo piccolo appartamento pieno di poster, jeans sporchi, tazze del caffé, il televisore lasciato acceso, il copriletto rosso, il lampadario indiano. Si volta e guarda l'uomo più anziano: gli accarezza il viso senza sorridere. Sempre tenendosi per mano, i due untori della Peste si incamminano verso il palazzo di Giustizia, entrano e non escono più.

In ricordo dell'Anomalia, nella piazza viene lasciato un messaggio infame, inciso su una colonna, eterno monito a non violare i confini della natura.

Procul . hinc . procul . ergo / boni . cives / ne . vos . inpoelix . infame . solum / commaculet

Gira al largo di qua buon cittadino, se non vuoi da questo triste suolo infame essere contaminato.

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  • Commenti

Juniperus martedì 3 agosto 2010 - 0.53

Scusate l'intromissine, io ho un problema importante: non sono in grado di inviare i messaggi privati nè di rispondere a quelli che ricevo...si apre questa finestra contornata di rosa, scrivo ciò che devo scrivere... e poi?

Juniperus lunedì 2 agosto 2010 - 23.33

Sì, bellissimo, ti faccio i complimenti anch'io.

Juniperus lunedì 2 agosto 2010 - 23.32

Sì, il Cattolicesimo ipocrita e ottuso che si maschera dietro i suoi visi puliti e quadrati! Dietro le sue buone azioni ostentate, i suoi giudizi che Gesù raccomandava di NON DARE mai...Qui in Italia, fra preti, pedofili, casini vari, la Chiesa è una piaga sociale.

Juniperus lunedì 2 agosto 2010 - 23.29

Ah, ma allora non succede solo a me! Io avrei anche un altro problema: non capisco come si mandano i messaggi prvt., nè come si risponde ad essi...Scrivo il testo, ma non c'è nessun riquadro con scritto " invia" nè altro..niente di niente, Come si fa?

Jonnydepp1967 giovedì 29 luglio 2010 - 23.13

Ma perché la chat di gay.tv non funziona più?

Astro81 martedì 20 luglio 2010 - 2.03

uhmm...... eppure non so' dove l'ho letto, ma son sicuro che ci sono più infetti negli etero che nei gay......devo proprio ritrovare quell'articolo

Translator1968 lunedì 19 luglio 2010 - 18.24

Se penso che il Segretario del PD il più grande partito di opposizione di sinistra è contrario ai matrimoni gay perché è cresciuto nell'azione cattolica concludo: LA PESTE DEL NOSTRO PAESE SI CHIAMA CATTOLICESIMO!!

nancyboy89 venerdì 16 luglio 2010 - 18.23

Bello stile di scrittura letterario.

imprevisto venerdì 16 luglio 2010 - 17.08

quello che credo sia grande di "Philadelphia" è proprio come hai detto tu, la forza dell'amore, anche dopo (e prima, e durante) la malattia. ci tengo a sottolineare (commosso dalle parole dell'autrice di questo splendido piece narrativo come rari ormai se ne trovano) che malattia, in Philadelphia, così come in questa colonna infame, non vuol dire COLPA. o almeno, non nel 1984. malattia, nel XXI secolo, non so poi che cosa voglia dire. forse irresponsabilità? forse fiducia mal riposta? forse caso? forse sfortuna? ecco, forse malattia vuol dire solo malattia, e basta. e tutto il resto è infame.

polinesia venerdì 16 luglio 2010 - 16.59

Ero una ragazzina, quando mandarono in onda il film "Philadelphia", quella sera lo guardai con mia madre. Ero già conscia di essere attratta dalle donne e le scene mi apparivano come un monito: rapporti omosessuali-conseguenza-aids. Tremavo sul divano, avevo il cuore che batteva forte, ma una vocina dentro di me diceva: non puoi rinunciare ad amare le donne. è qlc di più forte di qs malattia. è qlc che fa parte di te e nn c'entra cn l'aids. Quella sera andai a letto più forte, conscia che omosessualità nn significava appestato.

Only venerdì 16 luglio 2010 - 6.33

In effetti, era difficile che un mondo del genere, lasciasse andare due angeli come G.M. e G.P., immagino ... Spesso, il destino dei più deboli della società, degli ultimi è fungere da agnelli sacrificali per placare l'infantile ed egoistico bisogno di rassicuranti menzogne, che ha una massa di persone sostanzialmente sorda rispetto al dolore e alle ragioni degli altri ... (se solo si capisse che a furia di non ascoltare il dolore e le ragioni degli altri, pian piano si perde anche la capacità di ascoltare sé stessi, forse ci si comporterebbe in maniera ben più responsabile …) Grazie Francesca

peyote87MI giovedì 15 luglio 2010 - 23.12

l'omosessualità è la nuova peste di Milano, dove ti giri e ti giri, ci sono froci ovunque... OVVIAMENTE STO SCHERZANDO, SIA CHIARO... =D

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