Videocracy su Current: l'Italia sotto gli slip di Corona
L'Italia sta precipitando ma in tv non si vede lo schianto, lo sporco e il sangue. Solo Current ha la virtù di fare ciò che altrove è un dovere: giornalismo. Fin qui tutto bene. Ma poi?
Questa è la storia di un uomo che si butta da un palazzo di cinquanta piani. Mentre cade, ripete tra sé e sé "fin qui tutto bene, fin qui tutto bene, fin qui tutto bene".
Questa è la storia di un italiano che, arrivato stanco e scazzato alla fine di una lunga giornata in ufficio, in università, in fabbrica, in negozio, accende la tv e guarda il telegiornale.
Il PIL è alle stelle, fin qui tutto bene.
L'Aquila del post-terremoto è una fucina di buona volontà e operosità edilizia, gli aquilani prosperano nelle loro case nuove. Fin qui tutto bene.
Berlusconi è stato la star del G20, tutti pendevano dalle sue labbra. Fin qui tutto bene.
Nina Senicar sfoggia in spiaggia un lato B eccezionale. Fin qui tutto bene.
Il Fondo Monetario Internazionale alza le stime di crescita per 2011. Fin qui tutto bene.
Fa caldo, ma presto verrà a piovere. Fin qui tutto bene.
In Italia va tutto bene, mentre il Paese precipita da un palazzo di cinquanta piani.
Ma il problema, come è già stato ampiamente detto, non è la caduta.
E' l'atterraggio.
L'atterraggio è il tasso di disoccupazione giovanile che raggiunge livelli record, l'atterraggio è il sangue sulle facce degli aquilani presi a manganellate a Roma, è la stampa imbavagliata, è la mia amica ricercatrice che si è laureata in chimica e lavora come baby sitter per permettersi il lusso di studiare un'arma contro le cellule tumorali. L'atterraggio lo leggiamo sfracellandoci sulle prime pagine di (alcuni) quotidiani; ci sbattiamo la testa e ci rompiamo le ossa scontrandoci sull'informazione online, vedendo gli schizzi di sangue sugli editoriali di (certi) giornali.
L'atterraggio non lo vediamo in tv: la tv ci mostra solo il cadere, e ci racconta che è volare.
La responsabilità della televisione, in tutto questo, è enorme. Non certo in quanto "mezzo tecnico", ma in quanto strumento del potere e potere essa stessa. Essa non è soltanto un luogo attraverso cui passano i messaggi, ma è un centro elaboratore di messaggi. È il luogo dove si concreta una mentalità che altrimenti non si saprebbe dove collocare. È attraverso lo spirito della televisione che si manifesta in concreto lo spirito del nuovo potere. Non c'è dubbio (lo si vede dai risultati) che la televisione sia autoritaria e repressiva come mai nessun mezzo di informazione al mondo. Il giornale fascista e le scritte sui cascinali di slogans mussoliniani fanno ridere: come (con dolore) l'aratro rispetto a un trattore. Il fascismo, voglio ripeterlo, non è stato sostanzialmente in grado nemmeno di scalfire l'anima del popolo italiano: il nuovo fascismo, attraverso i nuovi mezzi di comunicazione e di informazione (specie, appunto, la televisione), non solo l'ha scalfita, ma l'ha lacerata, violata, bruttata per sempre.
Pierpaolo Pasolini sul Corriere della Sera, 9 dicembre 1973
Eppure ogni tanto capita che la televisione atterri nel mondo reale, nell'Italia vera, e che si faccia specchio dei fatti e non solo macchina creatrice di notizie. E' il caso di Current, la televisione voluta da Al Gore nel 2005 e poi sbarcata in Italia sul canale 130 di Sky, basata sulla filosofia del VC2 – Viewer Created Content. Esperimenti - sembra che un giornalismo onesto debba essere, in questo Paese, un esperimento - come Vanguard e Vanguard Italia esplorano la realtà dei fatti non con la pretesa di essere "senza filtro" (è pia illusione nonché noiosissima utopia quella della neutralità), ma offrendo un punto di vista alternativo. Ovvero intelligente.
Stasera, 12 luglio, alle 21 e 10 su Current Italia andrà in onda Videocracy - Basta apparire, il film documentario di Erik Gandini del 2009 che esplora l'impero mediatico di Berlusconi e la cultura televisiva italiana attraverso i suoi personaggi-immagine: Fabrizio Corona (che ha offerto, in questa occasione, la sua memorabile nonché ennesima performance di nudo integrale) e Lele Mora, nei panni di Jabba the Hutt vestito di lino bianco, ovvero se stesso.
Come tutti ricorderanno Videocracy fu violentemente ostracizzato in fase di distribuzione: Rai e Mediaset rifiutarono di mandare in onda il trailer del film, e se ne parlò molto poco in tv. Ovvio: non è che a Dorian Gray piacesse molto guardare il suo ritratto nella fase "orrenda specchio di un'orrenda anima".
Evidentemente non è così scontata l'onestà intellettuale di dire a un uomo che sta precipitando nel vuoto. Evidentemente per guardare in faccia questa Italia che sta cadendo da un palazzo Grazioli di cinquanta piani senza raccontare la favola del "fin qui tutto bene", ci vuole più coraggio di quello che sarebbe necessario in un altro Paese. Current ha questo coraggio, e per questo manda in onda un prodotto come Videocracy. Dovrebbe essere normale, dovrebbe essere morale, dovrebbe essere giornalismo. E invece è coraggio. E' eccezionale.
Beati monoculi in terra caecorum.
Francesca Tognetti

A_Devil93 martedì 20 luglio 2010 - 11.04
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