Voci di donne su GAY.tv. Tishani Doshi: "In India il problema sono gli uomini". INTERVISTA
Ha raccontato il Pride transessuale e gli uomini ex guerrieri. Tishani Doshi, poetessa indiana, non ha dubbi: "le donne stanno bene, sono preoccupata per gli uomini".
L'appuntamento con le voci al femminile di GAY.tv incontra Tishani Doshi. Sguardo dolce e aria decisa, la poetessa indiana per il New York Times ha raccontato i transessuali e amato la loro forza, ha viaggiato nelle aree povere del suo paese e ne è rimasta scossa. Le abbiamo chiesto delle donne in India, dei diritti LGBT e abbiamo scoperto che, a preoccuparla, sono gli uomini ex guerrieri.
Recentemente ha viaggiato in Nagaland per Medici Senza Frontiere. Come sono le donne laggiù?
"Mi chiedono spesso della condizione delle donne in India, mi piace parlarne. Sono indiana eppure sono poche le possibilità di visitare il nord est del mio paese. E' forse uno dei posti più belli che abbia mai visto, anche perchè i giornali arrivano alle quattro del pomeriggio. Ai confini del tempo, ho dovuto ricordare a me stessa che ero in India. Ci vive gente dimenticata, senza possibilità. Il 95% della popolazione è battista, mentre l'India è a larga maggioranza induista, l'alcool è proibito per legge ma bevono tutti. Fino a centocinquanta anni fa queste aree vivevano una struttura tribale dove gli uomini erano cacciatori di teste. Più teste voleva dire più potere. Oggi c'è la tv via cavo, un satellitare con parabola per ogni casa".
Le donne...
"Le donne lavorano duro, questo è un tratto che accomuna le donne indiane e non solo. Si prendono cura dei bambini, delle famiglie. Vedo invece uomini che non sono più guerrieri, non hanno più nulla da fare, e se ne stanno lì con la loro spada a ciondoloni. Sono preoccupata per gli uomini, le donne mi sembra che stiano benone".
In India dopo la depenalizzazione dell'omosessualità si sono fatti passi avanti. Tu hai raccontato una storia particolare al New York Times.
"E' vero, il cammino dell'inclusione è duro e lungo. Ho raccontato il festival culturale di Koovagam, nel sud dell'India. Ho accompagnato un gruppo di transessuali a questa parata gay molto spirituale. Sono rimasta assolutamente conquistata. Sessualità represse, messe ai margini, senza passaporto, raccontate in modo vario, tutte insieme. C'era qualcosa di erotico, di una sessualità forte, ma anche di una bellezza sofferta. Nell'India urbana, quella delle elites, l'omosessualità è accettata, se nella classe giusta".
Poetessa e giornalista, che donna è Tishani?
"Sono una ballerina, una giornalista, ma mi definirei una poetessa. Il mio prossimo liberò sarà ancora in versi. Credo nella libertà e penso che, come dicono gli inglesi, in famiglia "it takes two to tango". Bisogna essere in due in famiglia: non esistono problemi maschili o femminili, soprattutto in famiglia. Le donne fanno crescere i figli e si prendono cura delle cose, non so se sarò madre ma confrontarsi con una tradizione di ingiustizia è indispensabile".
Poetessa e giornalista indiana, Tishani Doshi si è aggiudicata il Forward Poetry Prize nel 2006 grazie a "Countries of the Body". Lavora per il New York Times e nel 2010 esce con Feltrinelli il suo primo romanzo debutto "Il piacere non può aspettare". Per "dignità!" ha scritto "un paese di nome Mon".
Andrea Banfi

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