Coming out di un militare: storia di un gay in caserma
Nessuno può pensare di stare bene quando ogni santo giorno dell'anno si alza al mattino ed inizia una recita.
di cisternista | Community
Non ricordo il giorno preciso di 12 anni fa quando ho deciso di smettere di essere quello che non ero. Ovviamente non è stata una decisione facile né veloce da prendere. Ci ho messo anni, anni duri, anni fatti di paure, paura di perdere tutto quello che avevo faticosamente costruito. La stima dei miei amici, dei colleghi di lavoro, dei miei superiori. Perché mai, pensavo, devo raccontare a tutti che sono frocio? Sto bene così, pensavo. Beh, non è vero! Nessuno può pensare di stare bene quando ogni santo giorno dell'anno si alza al mattino ed inizia la recita. Titolo dell'opera: "mostrare agli altri quello che gli altri vogliono vedere".
Lo puoi fare per anni, a volte per tutta la vita, altre volte, grazie a Dio, decidi che, no, non te lo meriti. Non meriti una vita del genere, fatta di menzogne. Io sono arrivato a questa decisone alla veneranda età di 34 anni. Forse ci sono arrivato tardi ma, evidentemente, il mio momento era quello, non prima. L'aver preso la decisione di arruolarmi ed entrare così a far parte di un mondo apparentemente così distante dai gay, quello militare, fatto di battute e di machismo esasperato , ha per un lungo periodo fatto accrescere le mie paure ma, con il senno di poi, mi ha anche spronato ad "uscire fuori".
Piano piano ho cominciato a pensare che se i miei amici mi vogliono bene oggi, lo faranno anche domani, quando sapranno di me e se decideranno di allontanarmi solo perché ho una sessualità diversa dalla loro.... beh, che se ne vadano pure al diavolo! Ripeto, è stato un cammino lungo e doloroso arrivare a questa decisione ma sono fiero di esserci arrivato. Mamma mia, ricordo ancora i sudori freddi, la voce che mi tremava, la paura di una reazione negativa, quando ne ho parlato la prima volta con un collega anzi, più che collega era un amico e più di un amico era la persona, forse l'unica, che ho veramente amato.
Purtroppo non corrisposto, anzi lui non ne ha mai saputo niente anche se dopo, quando gli ho detto di me, mi ha confidato che un dubbio gli era venuto. Era etero e felicemente fidanzato e io commisi il più grande errore che un gay possa commettere, quello di innamorarsi di un etero. Sapevo che non sarei andato da nessuna parte con lui ma a me questo amore a metà bastava. Oggi, a distanza di così tanti anni, non mi accontenterei mai di un amore a metà. Mai!
In ogni caso, tornando alla sua reazione, io ero più agitato di lui tanto che ad un certo punto mi veniva da piangere. Mi disse che avrei dovuto parlargliene prima e che si sentiva quasi offeso se pensavo che poteva smettere di essere mio amico per una “cazzata” del genere. Dopo la prima reazione positiva mi sono fatto coraggio e ne ho parlato con altri amici e mai, sottolineo mai, c'è stata una reazione negativa.
All'inizio pensavo che, in fondo, nessuno ti dice in faccia che non ti vuole frequentare più perché sei frocio ma piano piano comincia a non telefonarti più, a non chiederti più di uscire insieme. Ricordo di aver pensato: "Aspetta un po, Marcello, prima di cantare vittoria, vediamo cosa succede a distanza di tempo...". Non è successo niente. Chi mi frequentava continua a farlo, come prima e forse più di prima. Certo a quelli che già stavo antipatico adesso avevano un motivo in più per attare briga con me. Sono stato fortunato? Forse. Forse il vivere vicino a una grande città come Milano mi ha aiutato.
La sorpresa più grande è stata la caserma. Tutti sanno di me e oramai da tempo non dico più a nessuno quello che sono, semplicemente sono me stesso. Ho capito che c'è tanta ignoranza nei nostri confronti ma è dovuta soprattutto al fatto che "non ci conoscono". Esiste un'immagine stereotipata del mondo gay, fatta di piume di struzzo e tacchi a spillo. Nel mio piccolo cerco di far capire ai miei colleghi che il mondo gay, come quello etero, è composto da mille sfaccettature, ognuna delle quali degna di rispetto.
Capita spesso che quando c'è qualche notizia che riguarda i gay, dai PACS all'adozione, dai pestaggi alla posizione della Chiesa, i colleghi vengono a chiedermi cosa ne penso o anche solo a chiedere spiegazioni. Questa per me è una grande vittoria. Così come è una vittoria poter liberamente raccontare cosa ho fatto sabato sera, chi ho conosciuto o anche solo commentare ad alta voce durante il turno di servizio quando passa un bel ragazzo (io lavoro al valico di frontiera con la Svizzera) o anche, perché no, come è capitato pochissimo tempo fa all'arrivo di nuovi colleghi direttamente dalla scuola di addestramento dire ad uno di loro: "Mamma mia quanto sei bono!", frase impensabile solo pochi anni fa.
Sì, raccontare di me è stata la scelta più importante della mia vita.
Marcello Strati - Como

poshvenus venerdì 16 aprile 2010 - 20.35
cisternista venerdì 16 aprile 2010 - 12.35
freedog venerdì 16 aprile 2010 - 11.43
dek giovedì 15 aprile 2010 - 19.40
anche io, quando ho iniziato a parlarne ho sentito che il mondo aveva un altro aspetto. anche io avevo una parte, e gli altri potevano conoscere l'aspetto più significativo (fino a quel momento) di me.
quando ci si libera dalla paura non si può più fare a meno di non vestire più i panni di quella ridicola recita e si soffre invece ogni volta che anche solo si omette.
tutti dobbiamo palesare SUBITO ai nostri cari e a chi vive a stretto contatto con noi che i nostri gusti sessuali esistono, che non fanno male a nessuno e che noi siamo ORGOGLIOSI DI NOI STESSI. ORGOGLIOSI!
ragabg giovedì 15 aprile 2010 - 16.42
marcoComo sabato 10 aprile 2010 - 14.34
La storia è reale io conosco Marcello e vi assicuro che è proprio così.
Volevo dirti ludimoro che anche io sono come te non dico nulla a nessuno, ma ti assicuro che è una recita.
Io non dico di appendersi un cartello luminoso con scritto sono gay, ma certo sarebbe tutto più facile se quando gli amici ti dicono guarda che bella figa io me la farei tutta una notte e tu cosa fai? te ne stai zitto o per non farti sgamarte ci metti anche del tuo e condisci la storiella.
Ecco questo è mentire, chiudersi a riccio in te stesso. Quello è il momento in cui stai recitando e con un tuo amico non sei te stesso lo stai imbrogliando.
Certo non è semplice ma sarebbe proprio bello te.
Io ammiro molto Marcello e il coraggio che ha avuto. Noi siamo solo conigli mi dispiace ma è così.
Ciao a tutti e un bacione Marcello spero di revederti presto magari a una cena in zona.
cisternista lunedì 5 aprile 2010 - 16.00
I miei amici sanno chi hanno di fronte, e non è poco.
In ogni caso, alla tua età ero esattamente come te e la pensavo allo stesso modo. E' solo questione di tempo.
Marcello
undermyskin83 domenica 4 aprile 2010 - 16.18
ludoilmoro domenica 4 aprile 2010 - 14.06
ludoilmoro domenica 4 aprile 2010 - 13.56