I gay non sono normali

Il patto col diavolo dei gay: vendere la loro anima in cambio della normalità.

di | Community

Giustamente, giustamente, questo giusto sito razionale logico e con solo qualche sporadica disfunzione del server (ovviamente, erettile), in cui, ancor più giustamente, gli articoli seri vengono ignorati da quasi tutti e in cui vegnono seguite solo le gallery hot e i profili da cui si spera qulche incontro casuale, si auspica la rivoluzione normale.

 

Normalizzante? La pretesa di "normalità", è legittima giusta e improrogabile. Ma i gay sono gli unici che credano ancora nel matrimonio, se la metà di quelli etero finiscono prima di sette anni. Così, trovo orribile la pretesa di quei moltissimi gay che vorrebbero adottare dei figli per il più puro egoismo, così come si adottano i cani al canile (non si usa lo stesso verbo?): capita anche per gli etero, certo, ma possono sempre fingere di aver rotto il preservativo, loro.
Eppure, la normalità non è un bene, è un attentato alla biodiversità! La normalità è la vera entropia, la dissipazione dell'energia. Perchè, sì, ci vengono negati diritti fondamentali - sempre meno spesso - e altri quasi fondamentali, sempre e anche oggi. Ma per rivendicare questi diritti non siamo mica costretti a diventare -normali-. La norma non è naturale, nè neutra, la normalità è una norma estesa per decreto a canone, non ha nulla di libero nè di dolce, è la dittatura della maggioranza, che però viene anch'essa dopo dello stato in cui nasce, e non è perciò determinante ma determinata. [chiaramente, non riesco ad essere molto chiaro, se qualcuno fosse interessato sarei forse contento di tentare poi di spiegarmi meglio].

 

Questa norma, che io trovo così orribile, è sostenuta dall'ansia del branco di essere uguale a tutti gli altri lupi, sarà un retaggio genetico per permetterci di sopravvivere nel 300.000 avanti cristo. Ma in natura i singoli branchi erano molto diversi tra loro: ora si può scegliere solo tra il modello occidentalizzante, a cui anche la Cina e l'India con i loro miliardi di abitanti hanno ceduto, oppure inbracciare un kalashnikov ed entrare nella sparuta resistenza yemenita, ma ho dei dubbi sulla santità dei taliban.
Io, per conto mio, penso che sia molto meglio non essere tollerati che integrati -loro- sistema, e non parlo da marxista, anche se mi piacerebbe farlo.

 

Sono nato diverso, come sei o dodici milioni di italiani: Belyi diceva "chi nasce diverso, è sempre perseguitato". Oggi le cose sono cambiate, siamo maturati grazie al nostro olocausto,e non dico quello gay ma quello occidentale. Pasolini chiamava i diversi in questo modo: erinni.

"E i feti viventi, povere erinni, possono, in ogni momento della loro vita, tacere o fingere: gli altri dicono sempre che non bisogna essergli di peso: ed essi obbediscono, si tinge così tutta la loro vita di un colore diverso e il mondo, il mondo innocente, li respinge": Ma questo, ancora una volta, nel 1963, e ora il nostro tempo è passato, il muro è crollato e la lotta di classe è stata definitivamente vinta, pare.

 


E così, l'unico modello di vita possibile è quello newyorkese, consumistico, voglio dire: se Pasolini si lamentava della liberalizzazione del sesso adolescenziale ma non di quello gay, ora invece quel certo Beretta vice di Confindustria auspica più diritti perchè i gay sono ottimi consumatori.
Che candida innocenza anima le parole degli industriali! si sono accorti che anche i gay possono spendere,e magari meglio delle casalinghe che devono risparmiare per i propri figli, e si trovano dunque obbligati a far uscire dalle fogne questi segnati e diversi. Ma il branco, che ha da tempo la sua, norma, non tollera l'esistenza di altre norme nel proprio territorio.
Non ci possono essere altre culture, ci possono essere solamente sottoculture: se non lo era quella omosessuale, lo è certamente quella gay. In cambio della possibilità di mostrarsi alla luce del sole, di uscire dall'armadio, i gay hanno dovuto rinunciare alla loro diversità, che è ovviamente dolorosa, ma era tutta un'anima.


E' un vero patto con il diavolo, insomma, quello della tolleranza. Tolleranza che è esattamente lo stesso atteggiamento degli aggressori fascisti, l'altro volto della stessa medaglia: è intollerabile essere tollerati. Quelle che erano erinni, nate diverse, hanno smesso di spaventare i colpevoli e si sono acquietate, sono diventate addirittura delle divinità protettrici della poleis, perfettamente integrate nel sistema, dimentiche della loro vecchia verità.
Io mi sento l'ultima erinni, quando la mattina mi sveglio i miei capelli sembrano un nido di vipere.

 

Tag
  • Commenti

kuppolotto domenica 14 marzo 2010 - 18.10

la legge contro la violenza omofoba era ciò che mi riferivo quando parlavo di "diritti fondamentali negati". I diritti meno fondamentali,lo champagne nel deserto, era l'adozione. In mezzo ci sta lo scambio d'opinioni.
A quanto dicono i sondaggi, sono i politici del pd e del pdl ad avere il razzismo il cattolicesimo l'illiberalismo di cui parli, gli italiani lo capiscono che estendere dei diritti non riduce i propri. Ma il concetto di matrimonio dove nasce? Dai milleni di cui parla Ratzinger, o ha origine affine alla poligamia di Abramo? Il senso del mio articolo era quello di dire che non è tanto ovvio che io mi voglia sposare -proprio come fanno gli etero- quando magari anche gli etero si sono rotti di certe istituzioni.
Il fascismo però è davvero passato di moda: oggi c'è tutt'altro fascismo, che è quello incarnato dai leaders di confindustria di cui parlavo. Perfettamente, lottiamo perchè i diritti vengano estesi a tutti: pretendo però il diritto di non avvalermene e di non desiderarli (a, e non sono polemico, però a volte mi sento un po' troppo preso in causa, e non ho molta voglia di sposarmi).

Translator1968 domenica 14 marzo 2010 - 17.29

Scusate la domanda ma qui c'è gente che parla di adozioni gay quando non c'è neanche una legge sull'odio di genere, il che è come dire che a uno che muore di sete nel deserto gli si dà lo champagne. Bisogna essere realisti, gli italiani sono razzisti, omofobi e intolleranti, illiberali e cattocomunisti, fascisti e bacchetoni, io non pretendo di essere simpatico o accettato come gay, mi basta di essere libero di fare quello che voglio, incluso sposarmi con una persona del mio sesso e decidere della MIA vita.
Non voglio una legge che dica che sono uguale, io mi sento uguale. Non voglio una legge ideologica, voglio una legge LIBERALE, padrone della mia vita, della mia morte e via dicendo.
Se poi gli altri mi ritengono frocio di merda, chissenefrega, pensate forse che le altre persone normali o non normali risultino simpatiche a tutti?
Mi va bene essere tollerato, gli faccio schifo? La cosa è reciproca. Che vivano la loro vita io vivo la mia, e a quanto pare sono repressi infelici.

kuppolotto sabato 13 marzo 2010 - 18.10

eh eh, questo articolo sta risollevando molto la mia autostima :D

lightmark sabato 13 marzo 2010 - 17.44

Complimenti bell'articolo!

Marco_1993 sabato 13 marzo 2010 - 17.09

Mi associo all'applauso!

rlr87 sabato 13 marzo 2010 - 16.02

clap clap!

Callas_Lo sabato 13 marzo 2010 - 12.53

Mi piace questo articolo! Secondo me ognuno deve essere se stesso, la normalità è una cosa molto soggettiva che magari può avere quelle2 o 3 regole comuni come il crocefisso in aula come dicevi...Però la nrmalità secondo me è essere se stessi senza recare danno agli altri...molte persone sono bigotte e non capiscono molte cose...Ma peggio per loro no? E se essere normali vuole dire piegare gli altri ad avere le stesse abitudini si io combatterei affinchè questo non accadesse mai...Ma alla fine ognuno è diverso dali altri quindi forse non ha una base la normalità...se non una questione di abitudini credo...

kuppolotto venerdì 12 marzo 2010 - 12.42

Credo di essere riuscito a scrivere così maldestramente solo per dire -potrei fare di meglio-, lo so anche io che non è abbastanza giornalistico.
Per quanto riguarda satana, invece, la ritengo un'ottima metafora.

AlexInkaHeart venerdì 12 marzo 2010 - 11.58

Non mi piacciono gli articoli scritti in modo manieristico

lolencio giovedì 11 marzo 2010 - 19.25

Ho sempre odiato la parola tolleranza: troppo simile etimologicamente a qualcosa di vicino alla sopportazione. Io non sopporto chi è diverso da me, ma amo la sua differenza, perchè ho imparato a mie spese la bellezza di non essere come gli altri. Con un po' di sensibilità ci accorgeremmo che nessuno è uguale a qualcun altro ed è quel quid di diversità a rendere le persone speciali. Certo ci sono termini più scialbi e riduttivi di tolleranza: accettazione (con che diritto o potere ti permetti di accettarmi?), o rispetto (valore minimo di convivenza civile in una democrazia, ma che segna un distacco, una parte migliore rispetto ad un'altra). La tolleranza è un primo passo per sentirsi parte di un tutto. Sogno un mondo in cui sia normale sentirsi diversi, non perchè appartenenti ad un gruppo sociale ristretto, una minoranza, ma perchè si sente il valore profondo ed unico che si ha dentro. Non sento dentro di me una spinta a sentirmi "normale" (rispetto a chi e/o a che cosa?), ma anzi una vocazione ad allargare e a qualificare la mia normalità di essere chi sono. A volte persino il mio nome mi sembra un limite, dietro quella corazza c'è molto di più.

kuppolotto giovedì 11 marzo 2010 - 18.03

il giusto e lo sbagliato riguardano l'etica,che può facilmente essere messa in discussione, la normalità è invece una cosa molto diversa: è il dominio della maggioranza. Lo stesso concetto per cui bisogna mettere il crocefisso in aula: perchè la maggioranza è cattolica, e "la maggioranza ha sempre ragione", voglio dire, secondo la maggioranza.Mentre logicamente non è così,la maggioranza può decidere, non avere ragione, e soprattutto non può obbligare, come spessissimo accade ("perchè non si adattano alle nostre usanze?"-la prima grassona nei dibattiti mediaset, che io vedo su blob), a far diventare uguale a sè chi non lo è:
La normalità non è un concetto eterno e, soprattutto, per me non è una bella cosa:
ma ci si bisogna difendere.

poshvenus giovedì 11 marzo 2010 - 16.47

non la vedo affatto così. io, non essendo cattolico, non credo nel bene e nel male, nel giusto e nello sbagliato, e nel normale e nel diverso. sono aggettivi che cerco di evitare. credo in diverse varianti di un unico genere. noi siamo una variante dell'essere umano così come gli etero. questo è l'unico dato di fatto, e se la società cattolica ha fatto nascere altri dati di fatto, beh... un pensiero contemporaneo e consapevole è abbastanza coerente da considerarli sorpassati. bon

Vuoi commentare?

registrati per avere un account gratuito o Log in se sei già membro.

Login utente
Hai dimenticato la password?
Log-InRegistrati
Connect
Ti potrebbe interessare anche
Foto correlate
Video correlati