Le rivolte in Inghilterra riguardano tutti noi

Sono profondamente convinto che le rivolte dovrebbero essere pacifiche e mi rendo conto che ciò che sta accadendo sia da condannare senza se e senza ma. Tuttavia mi sembra decisamente riduttivo sostenere che ciò che sta accadendo in città come Londra, Birmingham, Manchester o Liverpool sia da considerare solo come “atti vandalici” o “pura delinquenza”.

di | Community

Le inquietanti immagini che ci giungono dall'Inghilterra sono, a mio avviso, la dimostrazione di come il malessere sociale possa sfociare in rivolte e violenza. Sono profondamente convinto che le rivolte dovrebbero essere pacifiche e mi rendo conto che ciò che sta accadendo sia da condannare senza se e senza ma. Tuttavia mi sembra decisamente riduttivo sostenere che ciò che sta accadendo in città come Londra, Birmingham, Manchester o Liverpool sia da considerare solo come “atti vandalici” o “pura delinquenza”.

 

C'è uno strato sociale che ha perso completamente il contatto con le aree decisionali del potere, intere classi che già stavano male prima della crisi economica e che ora proprio non ce la fanno più. È accaduto in Francia, accade ora in Inghilterra, è accaduto, anche se a ribellarsi non sono stati/e cittadini/e italiani/e, anche nel nostro paese (la rivolta degli/delle immigrati/e a Rosarno). C'è stata una spaccatura fra il mondo reale e il mondo della politica, un divario sempre più grande fra ricchi e poveri, che ha visto una progressiva scomparsa del ceto medio. Le persone che sino a qualche anno fa vivevano dignitosamente hanno visto precipitare la propria condizione mentre coloro che non avevano risorse hanno visto indebolirsi intorno a loro lo stato sociale e hanno perso punti di riferimento essenziali per l'aiuto e la sussistenza.

 

Definire le rivolte in Inghilterra come semplici manifestazioni di alcuni/e delinquenti significa, ancora una volta, negare un problema gravissimo. I luoghi in cui scoccano le scintille delle rivolte, di solito, sono ambienti ai margini, in quartieri popolari in cui vi è stata un'integrazione solo parzialmente riuscita, in cui coabitano razze, etnie, religioni e generi diversi accomunati dalla rabbia verso le istituzioni che, ormai, non stanno neppure più tentando di trovare una soluzione alle marginalità. Un elemento che esce chiaramente da questa crisi è che il mondo politico sta sacrificando le classi più deboli per salvare il benessere di una minoranza della società. Si intaccano il welfare, la cultura, la ricerca, l'università, la salute, la scuola, la scure si abbatte sempre di più sulle persone con un reddito medio e non tocca minimamente i ceti potenti.

 

C'è da chiedersi se davvero chi governa le diverse potenze mondiali, pensi di poter continuare a infliggere tagli alle vite dei cittadini e delle cittadine senza aspettarsi, in cambio, atti scellerati come quelli che avvengono in queste ore in Inghilterra. Basta davvero reprimere? Basta mandare agenti, persone che spesso vanno contro i propri ideali pur di rimanere fedeli al proprio lavoro, nelle Banlieu o nelle periferie del mondo per imporre, con la forza, una calma apparente? Sino ad ora non ho sentito un solo potente sostenere che l'economia, così come è stata concepita, un' economia maschile voluta dal maschio per il maschio, è sbagliata. Che il modello economico adottato sino ad ora è fallimentare. Che occorre ricostruire una nuova economia che non escluda le persone ma che le includa.

 

Invece sembra che tutti stiano aspettando che la tempesta passi per poi contare le vittime e ricominciare a fare esattamente le stesse cose che hanno sempre fatto. E se invece questa fosse davvero la tempesta perfetta? Se una volta passata non rimanesse più nulla su cui contare? Forse occorre avere un maggior spirito critico quando si assiste a rivolte come quelle inglesi, non basta alzare le spalle e sostenere che sono solo dei “violenti”. In questo modo si esclude ancora di più una parte di popolazione che non ha più nessun punto di riferimento e si rischia di alimentare la rabbia e la frustrazione di intere generazioni. I tagli alla cultura, alla scuola, all'università possono sembrare, in queste situazioni, marginali ma sono anche alla base della violenza. Un popolo meno acculturato è anche un popolo più incline alla violenza, certo più facilmente assoggettabile, ma anche decisamente meno prevedibile. E la mancanza di speranza, il sentirsi invisibili agli occhi di una classe politica ottusa e arrogante, può spingere chiunque di noi alla disperazione.

 

Marino Buzzi

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gredase giovedì 11 agosto 2011 - 19.00

io non sono molto d'accordo con questo articolo. ma una cosa risulta evidente: l'Italia non sta poi peggio di altri paesi. io credo che reagire con la violenza a un mondo violento, che viene a stanarti nella tua casa con gli ufficiali giudiziari e la forza pubblica, che ti affama e ruba anche l'utlimo tozzo di pane, che ti impone una situazione subumana (e parliamo di Nazioni che consideriamo civili più della nostra ma che poi magari non offrono cure sanitarie, sono silenzione davanti alle torture, non concedono asilo olitico agli mosessuali che sarebbero lapidati nel loro paese) sia lecita. in questo sito si ripete spesso che gli esseri umani sono portatori di diritti inviolabili e inalienabili. si parla di dignità della ersona. e quando è lo Stato che ti impone di rinunciare alla tua dignità tu non credi che un uomo abbia il sacrosanto dovere di lottare per riottenerla? la difesa dei propri diritti INVIOLABILI è un dovere. se uno Stato arriva a negarli, nella pratica, allora è uno stato tirannico che deve essere rovesciato. il tirannicidio non è un crimine. d'altra parte si dovrebbe essere davvero a queste situazioni limite per giustificare la violenza, dovrebbe essere vero che si impoveriscono i poveri per salvare i ricchi. perchè pensare di tassare oltre 60% una persona che guadagna 100mila euro e magari ha tre figli a carico significa ridurla in uno stato di semipovertà. occorre capire, senza l'ipocrisia della demagogia, come stnno realmente le cose. bisogna capire che se il PIL inglese CRESCE SOLO PERCHè consiste in operazioni finanziarie (mentre il nostro PIL non cresce perchè abbiamo un'economia non finanziarizzata) è normale che i ceti poveri rimangano sempre più poveri. l'economia non può essere sovrana. per questo mi lascia perlesso quella parte di sinistra che chiede le dimissioni di Berlusconi al grido "è il MERCATO che lo vuole" (al posto di "Dio lo vuole). non può essere, non deve essere, la politica deve ribellarsi al fatto che sia il mercato a dettare le regole della politica.

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