Aumento dell'IVA: schizza la benzina. E' giusto?

L'IVA da oggi è al 21%. Lo scopriamo alla cassa, lo leggiamo in cartelli sparsi in giro per i negozi. Lo scopriamo soprattutto alla pompa di benzina. Quando rimarremo davvero in mutande?

di | Community

benzina comm

 Scatta da oggi l'aumento dell'Iva dal 20 al 21% per bollette elettriche e detersivi, giocattoli e tv ma anche auto, moto, abbigliamento, scarpe, caffè, vino, cioccolata, pacchetti vacanza e una serie di servizi. E insieme con la preoccupazione dei consumatori comincia la battaglia d'autunno del commercio.

 Carrello della spesa e carburanti

La «stangata» per la famiglia italiana (per effetto dell'aumento dell'Iva previsto dalla manovra) è di 92 euro l'anno. I calcoli sono della Cgia di Mestre («un aumento non particolarmente pesante per le famiglie come si prospettava inizialmente» secondo Giuseppe Bortolussi, segretario Cgia), che ha fotografato l'aggravio su una famiglia di tre persone.«Un aggravio di spesa di oltre 600 milioni di euro - per il presidente di Federalimentare Filippo Ferrua - che rischia di compromettere ogni prospettiva di rilancio dei consumi, con un forte impatto sulle attività della filiera agroalimentare, dall'agricoltura all'industria fino alla distribuzione». Comunque secondo gli artigiani veneti, oltre un terzo di questo aumento sarà riconducibile alle spese di trasporto, inclusi i biglietti di bus e treni. Ma a spaventare di più sono gli incrementi dei carburanti che alla pompa di benzina scatteranno da oggi. Secondo Federconsumatori e Adusbef l'aumento dell'aliquota farà schizzare la benzina immediatamente a 1,64-1,65 euro al litro e «questo comporterà un'ulteriore ricaduta per le famiglie, il cui benessere è già fortemente compromesso dall'inarrestabile caduta del loro potere di acquisto». 
Il gettito complessivo atteso con l'aumento dell'aliquota Iva dal 20 al 21% sarà di 700 milioni per quest'anno e di oltre 4,2 miliardi di euro a partire dal 2012. Nel dettaglio: dei 92 euro di maggiore spesa, 32 andranno in carico al costo per i trasporti (aumento carburanti, acquisto mezzi di trasporto, ticket per bus/treni e voli aerei); 18 euro per l'acquisto di mobili ed elettrodomestici e per abbigliamento e calzature; 12 euro saranno spesi in più per altri beni e servizi (effetti personali, servizi ai minori e agli anziani, assicurazioni, cura della persona); 6 euro per la spesa per le comunicazioni (servizi postali, apparecchi telefonici, servizi di telefonia); 5 euro per i giochi, la cultura e il tempo libero (articoli sportivi, cinema, teatro, pacchetti vacanze).

 

La contromossa dei grandi gruppi
Con mossa tempestiva Zara ha anticipato concorrenti e non e ha fatto sapere già alcuni giorni fa che in Italia non aumenterà i listini e che «assorbirà» interamente l'aumento dell'Iva deciso dal governo. L'esempio del gruppo spagnolo dell'abbigliamento non è rimasto isolato. A scendere in campo anche la grande distribuzione: Esselunga non intende modificare «la propria politica commerciale volta al contenimento dei prezzi» e come ha già fatto per gli ultimi incrementi di materie prime ed energia, a cui «ha risposto ritardandone e limitandone l'applicazione al fine di salvaguardare il potere d'acquisto dei clienti» non riverserà su di loro neppure questo aumento dell'Iva. Crai ha deciso di bloccare sino a fine anno i prezzi di tutti i suoi prodotti a marchio, negli oltre 2 mila punti vendita del gruppo. Carrefour e Ikea stanno valutando anche se il leader del low cost nell'arredamento assicura che in questo fine settimana non ci sarà alcun rincaro. Anche grandi gruppi come Stefanel e Benetton hanno deciso di non toccare i listini, più preoccupati per l'effetto che la decisione presa dal governo avrà sui consumi, che non per l'aumento dell'aliquota in sé. Un modo per «dare un contributo concreto alle famiglie italiane» spiega Alessandro Benetton che ha deciso di assorbire internamente quell'1% «per contrastare con flessibilità e innovazione il calo dei consumi». «Ci sembrava inopportuno e oltraggioso verso i nostri clienti aumentare dall'oggi al domani i prezzi dei nostri prodotti - dice Luciano Santel, amministratore delegato di Stefanel -. La preoccupazione per l'incremento dell'aliquota è che abbia un impatto devastante sui consumi più che per un effetto sostanziale per la percezione che l'Iva possa fare aumentare i prezzi».

 Approccio di sistema

«Assorbire l'aumento dell'Iva? Va bene, vuol dire che la profittabilità glielo permette» afferma Vincenzo Tassinari, presidente del Consiglio di gestione Coop Italia rivolto ai suoi colleghi della grande distribuzione. «Noi non ce lo possiamo permettere: da tempo esercitiamo una forte azione di calmieramento dei prezzi per tutelare i nostri soci consumatori». Secondo il manager della cooperazione al di là delle iniziative delle singole imprese «c'è bisogno di qualcosa di più strutturale». A preoccupare Tassinari sono anche le pressioni inflazionistiche che vanno ad aggravare uno scenario già poco ottimista: i consumi pro capite da noi sono tornati indietro di oltre un decennio e l'Italia risulta uno dei Paesi europei più colpiti (rapporto Coop sui consumi). «Consumi in calo, inflazione in crescita a cui si aggiunge una manovra sull'Iva. Al di là dell'iniquità di un intervento sulle imposte indirette che colpiscono indifferentemente i consumatori, dal pensionato all'abbiente, è ora di mettersi attorno a un tavolo, con tutta la distribuzione italiana, per avere un approccio di sistema, rispolverando progetti di efficienza». Avvisati anche industriali e agricoltori.

 

 Antonia Jacchia

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  • Commenti

VO89 martedì 20 settembre 2011 - 20.22

Sono sempre i soliti a pagare ....ora e ora di dire basta .... In questi momenti chi si può permettere di più è giusto che paghi di più ....invece nulla ......basta basta basta

lightangel92 lunedì 19 settembre 2011 - 2.58

mi vergogno di far parte di 1 popolo così becero che vota e ama i suoi aguzzini e poi si lamenta..Italiani mi raccomando forza Italia eh!

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