Quando la libertà è un diritto solo di pochi
Uno sfogo un po' amaro riguardo l'idea che sia libero di scegliere solo la maggioranza, che rivendica la libertà ed allo stesso tempo non la concede.
Tenersi informati sembra una brutta cosa, a pensarci bene. Sopratutto quando ci si tiene informati su argomenti che stanno molto a cuore, sia per sensibilità personale sia perchè li si vive sulla propria pelle.
E' per questo, sono certa, che continuo masochisticamente a tenermi informata in modo pressochè costante sulle tematiche dei diritti civili in generale, sopratutto riguardo ai diritti dei gay ed ai temi ''etici''.
Temi che, a conti fatti, sembrano interessare principalmente gli ''addetti ai lavori'' o quelli che li usano come stendardi elettorali alla ricerca di voti o preoccupati di leccare questo o quel culo per ottenere un appoggio politico.
E' proprio in quest'ottica di lecchinaggio che principi semplici come ''l'uguaglianza'' - ed a pensarci bene questo dovrebbe essere un principio universalmente riconosciuto, naturale da accettare, doveroso da portare avanti in una società ''civile'', come ci piace tanto definirci - ed i ''diritti'' diventano terreno di scontro e tafferugli in nome di una pseudo libertà di pensiero ostentata con orgoglio, ma che analizzata più profondamente si rivela essere mera stupidità ideologica. Ed è proprio questo che mi fa incazzare.
Si parla di uguaglianza come fosse un dato di fatto scontato, un concetto ormai assodato. Da ogni dove giunge un messaggio che suona più o meno così: tutti hanno il diritto di pensarla come vogliono, ma poi è la maggioranza che decide cosa è giusto e cosa è sbagliato. Non si può sacrificare la verità culturalmente accettata in nome di presunte ideologie progressiste che nuociono profondamente alla moralità di un paese cattolico come il nostro.
E' questo che non mi torna. Si parla di diritti che, se concessi, non prevedono alcuna limitazione per altri diritti già garantiti, eppure c'è chi sostiene che, ad esempio, concedere il diritto al matrimonio gay vuol dire necessariamente sacrificare la famiglia tradizionale. Ma di cosa cazzo stiamo parlando? L'omosessualità è forse diventata una malattia infettiva? Guardate signori miei che, come dall'omosessualità non si guarisce, allo stesso modo non si viene ''infettati''.
Si dice che non si può legittimare una condotta immorale e contro natura (ma che esiste anche in natura... chissà) e si sacrificano migliaia di vite in nome di una ideologia retrograda e profondamente immorale, basata sull'annichilimento della persona e sull'assopimento di ogni suo desiderio ed ambizione in nome di un qualche dio legittimato dall'uomo e da nessun altro. Eppure ogni persona rimane libera di credere in ciò che vuole.
Ma perchè pretendere che tutti si uniformino a questa idea? Perchè non si riesce a capire che la libertà deve essere di tutti, e che a tutti vanno garantiti pari diritti? Qui non si parla di crimini. Si parla di persone - e molto spesso giovanissimi - che si nascondono per una vita, per paura di non essere accettati, o perchè rischiano davvero tanto facendo coming out.<span> Si parla di persone che amano, che soffrono, che ridono e si disperano esattamente come CHIUNQUE altro</span>. E ogni volta chi si riempie la bocca di ''valori non negoziabili'', di ''moralità'' ecc. non fa il minimo riferimento a questo dato di fatto: è di PERSONE che stiamo parlando. Non animali da compagnia. Non soprammobili. Persone che fanno già parte del tessuto sociale del nostro paese, che pagano le tasse come tutti gli altri, che lavorano come tutti gli altri. E che come tutti gli altri hanno il<span> sacrosanto DIRITTO ad una vita normale secondo la PROPRIA natura, che non lede nessuno, non limita nessuno</span>. A conti fatti, allo stato delle cose, è molto più immorale chi, in nome delle proprie convinzioni, sta continuando a limitare la libertà degli altri.
Non è possibile, nè giusto, nè comprensibile che chi veda una coppia omosessuale in giro, che si comporta come QUALUNQUE altra coppia eterosessuale, sia legittimata nel dire ''mi da fastidio''. Perchè se ti da fastidio ti giri dall'altra parte cocco bello, a me può dar fastidio la coppia di ragazzini che limona in mezzo alla strada, eppure non sono legittimata a chiedere loro di smettere, nè lo farei, mi limiterei semplicemente a volgere il mio sguardo altrove. <span>Ed è quì che l'intolleranza diventa crimine: quando è legittimata, giustificata, protetta, garantita dal leccaculo di turno. </span>
Lo stesso discorso, nè più nè meno, può essere esteso a temi eticamente sensibili come il fine vita. Ci si scorda sempre, parlando di ''dignità della persona umana'', che è di persone che stiamo parlando. Coscienti e consapevoli. Persone che hanno il diritto di fare la propria scelta, sindacando sulla PROPRIA vita.

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