Studenti gay all'estero: lacrime a San Pietroburgo

Andare via di casa, vivere in un altro paese, e poi tornare. Luci, sapori e lacrime amare sotto gli occhiali di uno studente (gay).

di | Community

Non saprei come spiegarlo. E' un fenomeno che finora mi è capitato solo un'altra volta e, precisamente, quando sono tornato a Roma a distanza di due anni dalla laurea. Ricordo che discendendo la strada che parte dal quirinale e ritrovandomi di fronte alla fontana di Trevi - uno, due, tre... Singulto, gli occhi pieni di lacrime. Ho pianto.

 

Allo stesso modo oggi, qui a San Pietroburgo, mentre il pullman s'incuneava adagio nel parcheggio, ho risentito quel nodo alla gola e appena messo piede sull'isola Vassilevskij, appena ho alzato lo sguardo alla facciata verde e bianca del "Palazzo d'Inverno", imponente al di là della Neva increspata... Giu' con le lacrime! E quindi giù con gli occhiali da sole, naturalmente (perché: "A lady is a lady!"). Meschino, che vergogna... Ma ribadisco: capita di botto. Nessun preavviso. A questo punto potrei prendere in prestito le parole di Gertrud dell'omonima opera di C.T. Dryer e, sostituendo quell'unica parola, "amore", scrivere: "L'unica cosa che so è che [San Pietroburgo] ha posto i suoi artigli su di me". 

 

La città è cresciuta. La città è cambiata, come sono cambiato io del resto. Nel bene e nel male. Ma nessuno dei due, forse, è del tutto stravolto. Prima che me lo chiedano, posso dire agli "addetti ai lavori" che ora sì, anche a San Pietroburgo ci sono un paio di localini gay. Coppie di lesbiche stupende passeggiano lungo Nevskij Prospekt all'inseguimento di un paio di scarpe all'ultimo grido, piuttosto che del famigerato "cappotto" gogoliano; o forse solo alla ricerca di un po' di svago.

 

 

Non so se due settimane fa, qui, abbia sfilato anche il pride, ma so di certo che la città è tappezzata di manifesti che hanno reclamizzato l'8 luglio come giornata della famiglia, dell'amore e "vernoe", ossia "giusta""esatta" (il sostantivo "vernost' " vuol dire appunto "esattezza", "fedelta' " - sott. "principom", ai principi). Le notti bianche non sono più solo bianche, ma di mille luci e colori, lingue, sapori e griffe. Certo, anche la lingua s'è data una rinfrescata, ma ancora un paio di giorni e tornerò in carreggiata. Se capiterete qui a breve, poi, vi consiglio di fare un salto per cena in un paio di ristoranti nuovi e carini come il "Karova bar" ("La vacca bar") in via Karavannaja (delle carovane), oppure al "Masha i medved'" nella strada parallela proseguendo verso l'ammiragliato. Scorre l'acqua nel canaleGribaedov, sempre un po' a fatica quando il vento di Finlandia la ributta dentro, facendola apparire come un nastro di seta verdastro e trapuntato di frammenti di sole taglienti e liquidi. Finché non appare l'ennesima nuvola scura che spezza l'incantesimo. 

 

Chissà come sarebbero andate le cose se anche ai miei tempi, quando venni a studiare allo Smol’nyj, ci fossero stati dei locali gay; oppure se i ragazzi - compreso me - fossero stati più propensi a manifestare la loro omosessualità (in realtà, mi domando lo stesso in merito alla mia adolescenza in Calabria). Di certo sarebbe stata tutt’altra cosa se avessi avuto il sostegno di un gruppo come il “S.I.G. Rainbow” (Special Interest Group). Esso è composto da diversi membri della NAFSA (Association of International Educators) i cui obiettivi sono quelli di consigliare gli studenti di tutte le nazionalità sui loro studi all'estero (studenti gay, lesbiche, bisessuali o transgender); di sostenere i professionisti gay, lesbiche, bisessuali e transgender in materia d’istruzione internazionale in modo da combattere l'omofobia, eterosessismo e la transfobia.
«Nessun pregiudizio circa l'orientamento sessuale di un individuo deve compromettere la sua partecipazione al S.I.G.»

 

Il sito del S.I.G. chiede agli utenti di selezionare una delle tre categorie indicate sulla home page (studenti, International Educators, o Rainbow Sig Members) per avere maggiori informazioni. Se date un’occhiata al sito web del S.I.G. si capisce come esso cerchi d’individuare tutte le informazioni, i link e le risorse utili alla comunità internazionale degli studenti gay, lesbiche, bisessuali e transgender in modo da fornire una guida che possa essere d’aiuto a tutti coloro che vogliono comprendere meglio i vantaggi e le sfide della cultura in cui si andrà a studiare, quindi a vivere. Il S.I.G. parte dalla convinzione che essere informati su come la propria identità sessuale influirà sulle relazioni con le persone dei paesi dove si andrà a studiare permette di avere un’esperienza gratificante e sicura.

 

Peter Voeller ha riportato per il S.I.G. una vera Storia di successo Gay«Un paio d’anni fa» recita il testo «abbiamo avuto un giovane studente che dalla Russia è venuto a studiare qui [in USA, n.d.r.] per un trimestre. L’inglese non era il suo punto forte e non tornò a lezione il trimestre successivo. Continuai a sentir parlare di lui nel corso dei mesi, dei suoi contatti con la mafia russa in città, di lavori illegali, di una vita condotta interamente in aeroporto […]. Poi un giorno venne qui accompagnato da uomo più anziano di lui, con cui viveva, e annunciò di voler avviare una causa legale per ottenere la cittadinanza americana, una sorta d’asilo politico per via del suo orientamento sessuale. Di fronte a questa notizia spalancai gli occhi in quanto non avevo idea che potesse essere gay. Gli diedi le informazioni che avevo sui diritti delle Lesbiche e dei Gay Immigrati [Lesbian and Gay Immigration Rights Task Force] e i nomi di alcuni avvocati disposti ad accettare il suo caso. Nel corso dei mesi successivi fui in grado di aiutarlo ottenendo dalla sua famiglia una lettera in inglese da usare in tribunale e trovandogli un traduttore che potesse aiutarlo durante il processo. La famiglia ha sofferto molto per via della questione dell’orientamento sessuale del figlio. Suo nonno ha avuto un attacco di cuore dopo essere stato picchiato e suo padre ha perso un occhio, anche lui in un pestaggio. La loro casa era perennemente ricoperta di feci e graffiti dai toni omofobici.

 

Sembra che la famiglia l’avesse mandato negli Stati Uniti come estrema ratio, confidando nel fatto che qui avrebbe trovato una nuova vita. Lo studente s’era ritrovato, quindi, in un paese ignoto e immischiato in un paio di brutti giri, per questo alla fine s'era convinto a chiedermi aiuto trovandogli frequentazioni più sicure». Insomma, Voeller ha indirizzato questo giovane russo che, col passare del tempo, s’è sistemato e ha trovato l’amore. Una storia a lieto fine che s’è conclusa con un’udienza da cui s’è evinto che non dovrebbero esserci problemi a ottenere la cittadinanza statunitense, e ancora con la manifestazione a Seattle a sostegno dei diritti dei gay immigrati; a giugno con il Gay Pride in compagnia del suo nuovo partner; e nel mese di luglio con la cerimonia della loro unione civile. Voeller è stato uno dei testimoni di questa unione insieme con il proprio compagno. 

 

Nota di viaggio: prendere esempio e non perdere la speranza.

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  • Commenti

Simo_like_Vodka domenica 29 agosto 2010 - 19.46

allora, si sà che la Russia non ama affatto i gay... allora perchè i gay continuano ad andare li??? i ragazzi gay russi non vivono la loro omosessualità alla luce del sole...mi dispiace tantissimo per loro....cmq io ho tantissimi amici in Russia... sopratutto a Mosca e a San Pietroburgo,loro mi hanno detto che poi la vita e terribile per i gay che vangono da fuori, ma sopratutto per i gay molto affemminati... comunque in russia la lista delle persone e lunga... i gay sono tra gli ultimi....comunque la Russia è un bellissimo paese,e non bisogna giudicarla solo da quello che si sente.... è il governo che vive ancora nel medioevo...come in italia.....

peyote87MI venerdì 16 luglio 2010 - 15.33

a volte persino l'Italia è meglio.

lightangel92 venerdì 16 luglio 2010 - 14.39

sembra la canzone di Luigi Tenco ..Ciao amore Ciao

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