Un frocio può anche morire
Il mondo occidentale, che si indigna per la lapidazione, lascerà morire nell'indifferenza collettiva Ebrahim Hamidi.
Da giorni il mondo intero sembra essersi (giustamente) mobilitato per scongiurare la morte per lapidazione di Sakineh, la donna accusata di aver prima tradito e poi ucciso il marito. La sua unica vera colpa, in realtà, è quella di essere nata donna in un paese in cui nascere di sesso femminile viene percepito come un male e un peccato. In Iran ci sono molti casi come quello di Sakineh e molti omicidi sono avvenuti per volere della religione che in questi luoghi è legge. La condizione delle donne in paesi come l'Iran è un problema che l'occidente non vuole vedere, sono troppi gli interessi economici che intercorrono fra il mondo “civile” e lo stato che minaccia, quasi quotidianamente, di distruggere Israele. Sono da sempre convinto che le guerre non servano a nulla se non ad arricchire i trafficanti e i costruttori di armi, è con la cultura che si cambiano le cose e si sconfigge l'ignoranza. L'occidente ha preso a cuore il caso di Sakineh che, nella sua terribile sfortuna, ha avuto l'opportunità di veder accendersi i riflettori internazionali sulla sua storia.
Ma sono tante, tantissime, le Sakineh che aspettano di essere uccise, che sono state stuprate e torturate per confessare crimini che non hanno mai commesso. E vorrei anche sollevare una nota polemica. Il mondo occidentale, che si indigna per la lapidazione, è quello che poi rifornisce di armi i paesi che la mettono in pratica. In America, poi, in molti stati ancora si attua la pena di morte, qualcuno potrebbe sostenere che comunque si tratta di assassini. La maggior parte delle persone in attesa della sedia elettrica o della camera a gas o dell'iniezione letale ha storie difficilissime alle spalle, proviene da un ambiente povero (non troverete ricchi nel braccio della morte) e degradato, spesso ha la pelle di colore scuro. L'omicidio di stato è una barbarie che andrebbe abolita.
A condividere, in luoghi in cui l'estremismo religioso ha la meglio sulla ragione, la sorte di Sakineh e delle sue “sorelle” ci sono le persone omosessuali. Da giorni la rete si è mobilitata per far conoscere la storia di Ebrahim Hamidi un ragazzo arrestato all'età di sedici anni con l'accusa di aver violentato un uomo. Insieme a lui erano stati arrestati altri quattro ragazzi ai quali è stata promessa la libertà in cambio delle accuse a Ebrahim, il ragazzo è stato torturato e si trova, al momento, senza una copertura legale perché il suo avvocato è stato costretto ad abbandonare il paese. L'unica colpa di Ebrahim, che oggi ha diciotto anni, è quella di essere omosessuale. In Iran gli omosessuali vengono arrestati, frustati, violentati, torturati e, spesso, uccisi, spesso questi omicidi passano inosservati e intorno a questi gesti disumani non si accendono i riflettori dei mass media. Ora la Francia sembra essersi mobilitata per chiedere la liberazione di questo ragazzo, l'Italia non ha preso ancora nessuna posizione in merito e il Vaticano tace (molto cauto anche sul caso Sakineh a dire il vero). Va bene cercare di salvare una donna ma un frocio può anche andare al patibolo.
Mi sarei aspettato una maggior mobilitazione anche da parte del mondo GLBT, solo ora, dopo settimane di appelli, la comunità sembra svegliarsi. Eppure già diversi siti di cultura omosessuale hanno parlato dell'accaduto, l'ex leader di Arcigay Aurelio Mancuso ha chiesto allo stato Italiano di prendere posizione eppure, allo stato attuale (oggi martedì 7 settembre 2010) sul sito di Arcigay non compare ancora nessun appello.
Una raccolta firme per salvare la vita di Sakineh e di Ebrahim è stata lanciata invece dal sito di Amnesty International, associazione che da sempre lotta per i diritti delle persone. Firma qui l'appello per Ebrahim Hamid e per Sakineh Mohammadi Ashtiani.
Da anni, in Italia, lottiamo per i diritti delle minoranze scontrandoci ogni giorno con una politica lontana dai bisogni effettivi del paese e con una religione sorda e cieca alle esigenze dei più deboli ma a nostra volta dimentichiamo e facciamo finta di non sentire le grida di dolore che arrivano da altre parti del mondo. Sakineh e Ebrahim rischiano la vita forse anche a causa dell'indifferenza di un occidente troppo preso da se stesso, il minimo che possiamo fare è alzare la voce per fare in modo che le ingiustizie dell'uomo e della religione non abbiano la meglio sulla ragione.
Marino Buzzi

tornado20 martedì 7 settembre 2010 - 19.34
peyote87MI martedì 7 settembre 2010 - 18.56
Translator1968 martedì 7 settembre 2010 - 18.49
Essere gay è reato in moltissimi Paesi islamici e si è condannati alle frustate, lapidazione (Palestina in primis), lavori forzati, impiccagione per il solo fatto di essere gay. Il Vaticano, i Cattolici che si sono opposti sono complici di un genocidio, sono criminali peggio di quelli che comminano le sentenze. Dobbiamo solo essergli grati di una cosa: in questo modo abbiamo avuto l'opportunità di capire che le religioni sono il cancro della civiltà, e che tra musulmani e cristiani non c'è affatto differenza sono teocratici e illiberali, antidemocratici e pericolosi allo stesso modo.
L'unica differenza è che noi abbiamo avuto Cartesio, la rivoluzione francese, Kant e il pensiero occidentale che ha annichilito il cattolicesimo e permesso la laicità e la democrazia moderna altrimenti per i cattolici saremmo ancora (come loro sono ancora) all'equazione PECCATO = REATO.
perseo76 martedì 7 settembre 2010 - 16.40
http://www.arcigay.it/storia-ebrahim-hamidi-diciottenne-iraniano-che-rischiava-pena-morte
Il pezzo è stato scritto questa mattina presto quando sul sito non compariva ancora nulla.
mannaro martedì 7 settembre 2010 - 16.37