Un gay a Milano: sesso, iPhone e poca normalità
Cronaca tragicomica di un ragazzo gay nella capitale della moda. Tra un incontro al buio e la forte esigenza di trovare l'amore (quello "normale").
Come tutte le storie che si rispettino, anche questo blog, che vorrà essere una storia a puntate di come si vive nella capitale della moda, comincerà con la stessa solita formula. “C’era una volta” un lavoro, un ragazzo e un percorso di studi. Un lavoro che per forza di cose riguarda la moda, un percorso di studi che ha a che fare con le lingue e un ragazzo gay confuso. Non sulla sua identità sessuale ma sulle prospettive future, lavorative e non. Praticamente l’incipit di una storia che potrebbe appartenere a qualsiasi ragazzo gay tra i 20 e i 25 anni arrivato a Milano per sfondare e per sentirsi più in pace con sé stesso e con il proprio modo d’essere.
Ci ho sempre pensato su, perché proprio Milano? Ancora non lo so. Scelta capitata per caso, e mandata giù un po’ con positivo autoconvincimento e un po’ perché tutto sommato qui la vita non è niente male. Potremmo anche definire Milano come la città messa meno peggio d’Italia. Quattro anni di convivenza con la Madunina mi hanno fatto concludere che è l’unica metropoli non estera in cui effettivamente potrei pensare di mettere radici. Tralasciando i vari pregi e difetti che questa città può avere, quello con cui bisogna davvero fare i conti qui è la gente, e il relativo concetto di normalità.
Cos’è la normalità di preciso? Considerando di essere una delle ultime persone che può dare una risposta a questa domanda, manifestando io stesso, una “deviazione di normalità”, sono arrivato alla sola conclusione che è solo una brutta parola. Nient'altro. Giustifica razzismo, sessismo, discriminazioni religiose solo sulla base del fatto che la norma vuole, che una cosa, venga fatta o detta o manifestata da un tipo di persona piuttosto che da un’altra. Eppure mi manca, ci manca e costantemente la ricerchiamo e la pretendiamo dagli altri. E quando non arriva cosa facciamo? Beh un’opzione è il ritrovarsi come me ora a mettere giù pensieri e parole che arrivano di getto.
Settimana scorsa Stefano mi ha chiamato per comunicarmi che finalmente il ragazzo, bellissimo a parer suo, con cui messaggiava da un po’ di tempo su Grindr aveva finalmente accettato, dopo un’intensa chiacchierata in videochat, di vederlo. Dal vivo. Mentre cercavo di calmare l’euforia del mio più vecchio amico di sempre, pensavo tra me e me che nonostante, a quanto pareva, questo programma fosse produttivo in termini di incontri, non faceva per me. E come rifiutavo di iscrivermi ai siti di incontri gay, allo stesso modo non avrei mai scaricato sul mio iPhone quell'applicazione.
La normalità, ad esempio, per me è incontrarsi per caso, per strada, in un locale, ovunque ma comunque di persona. Dopo il fatidico incontro tra i due, ormai calmare Stefano e farlo scendere sul pianeta Terra era diventato impossibile. Non solo perché questo ragazzo era il più bello che avesse mai visto (frase sentita tante volte), ma perché dopo aver fatto sesso erano rimasti un paio d’ore a coccolarsi sul letto e a raccontarsi storie di vita precedenti. E quindi questo significava solo una cosa per lui: storia seria. Basta. Era l’ennesima cotta. Dopo messaggi e chiamate che andavano giorno dopo giorno scemando, Stefano aveva scoperto che il suo bel ragazzo conosciuto tramite un’applicazione dell’ iPhone era già fidanzato. E che i progetti di andare fuori Milano per un week end, la cena insieme e tutti gli altri discorsi carini erano solo dettati dalla situazione post-coito.
Insomma c’è chi fuma una sigaretta, e chi progetta viaggi fuori porta. Ed è così che mi sono ritrovato a discutere con lui su cosa fosse la normalità, e del perché la gente amasse mentire o evitare la verità invece di essere diretti e dire chiaramente: sei solo una scopata. Non c’è nemmeno bisogno di essere tanto diretti, perché si sa, a volte fa male. Però lasciare intendere sarebbe l’ideale. Sarebbe più semplice. Stefano la scopata l’avrebbe fatta lo stesso, quindi nessuno sarebbe rimasto a bocca asciutta, ma magari poteva esserci un bis in quanto uno dei due non avrebbe nutrito false speranze per un qualcosa di più.
Ma si sa, non solo siamo uomini, che è già una cosa brutta. Siamo anche gay. E facciamo di tutto a volte per alimentare le speranze di qualcuno solo per sentirci più apprezzati e per avere conferma del fatto che l’iscrizione alla palestra ha dato buoni risultati… L’unica cosa positiva è che Stefano non l’ha presa male come pensavo. Ha cancellato numero e messaggi per evitare tentativi di ri-approccio di cui magari pentirsi, e ha riacceso Grindr. Con l’amaro in bocca ma più carico che mai. In fondo non siamo più i ventenni di quattro anni fa, appena arrivati a Milano. Queste storie ormai si conoscono. E siamo preparati già a qualsiasi evenienza.

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