Adonà Mamo: uomo, soprano, discriminato dalla musica. INTERVISTA
È nato uomo ma ha una voce da soprano; i conservatori non gli permettono di laurearsi. GAY.tv intervista il cantante italiano in guerra contro le istituzioni musicali.
Appartenente alla stirpe dei Mamo maltesi, nonché alla gerarchia dell'ex presidente della repubblica di Malta Anthony Mamo, Adonay Mamo, in arte Adonà, è il raro esempio di come una voce femminile possa risiedere in un corpo di uomo (MySpace qui). A tutti gli effetti un sopranista, non può ricevere l'abilitazione da soprano dai conservatori statali, che riservano il titolo solamente a donne. Nato con una laringe stretta e profonda (caratteristica che solitamente non appartiene ai cantanti maschi), Adonà ha deciso di non darsi per vinto, tentando tutte le strade possibili per il raggiungimento della tanto sospirata laurea al conservatorio. GAY.tv lo intervista in esclusiva.
Adonà Mamo, unico cantante lirico italiano ad essere uomo con impostazione vocale da soprano. Come hai vissuto in passato e come vivi ora questa tua particolarità? La consideri più dote esclusiva o limite?
No, semplicemente l’ho vissuta in maniera particolare perché potevo immaginarmi tutto tranne di essere un soprano e di avere una laringe sopranile. Difatti intorno ai sedici anni amavo particolarmente i musical, però poi da lì verso i ventidue ho voluto proiettarmi nel mondo dell’opera, nel mondo delle grandi eroine del melodramma e automaticamente ho avuto un distacco sociale poiché ho dovuto realmente pensare di indossare una maschera e interpretare ruoli femminili o femminei. Poi togli la maschera e appare un ragazzo di ventotto anni che vive la sua vita normale a tutti gli effetti. Non lo vedo un limite, forse gli altri, la produzione, i direttori artistici un po’ lo fanno vivere come un limite, come un problema, mentre io lo considero un dono di Dio.
Attualmente stai avendo problemi nella considerazione della tua persona all’interno di Conservatori di musica, tutti statali. Ci puoi dire perché?
Sì, io passo gli esami di ammissione ma non vengo considerato dallo stato italiano o dalle produzioni e dai conservatori , perché essendo per l’appunto un ragazzo ma cantando vocalmente come un soprano, non mi viene permesso di interpretare soprattutto quei ruoli che le donne interpretano in teatro come paggetti en travesti. Non posso laurearmi, pur ovviamente avendone diritto in quanto cittadino italiano, in quanto pago le tasse come chiunque altro, e non mi viene dato spazio nell’istruzione pubblica. Potrei farlo privatamente, ma purtroppo non posso perché non sono nato in una famiglia abbiente tale da potermi permettere lo studio della lirica, del pianoforte e dell’armonia. Del resto è un mestiere pensato per persone abbienti e chi, come nel mio caso, ha un dono ma pochi mezzi economici, viene osteggiato, addirittura costretto a non laurearsi. E’ una vera discriminazione artistica. A Londra, o a Lugano, invece, mi vorrebbero in conservatorio ma purtroppo costa troppo.
Nato e vissuto a Siracusa, poi trasferito a Milano: come hanno vissuto e metabolizzato le due realtà, quella siracusana e quella milanese il tuo cantare da soprano?
In realtà non ho conosciuto particolari difficoltà in nessuna delle due realtà. Ho sempre suscitato particolare interesse, curiosità e, a detta degli altri, una certa emozione, anche se in verità sia a Milano sia a Siracusa, il bigottismo è lo stesso, spesso causato da fraintendimenti: io non voglio atteggiarmi a “frocia isterica” e cantare La Tosca a tutti i costi. Sono consapevole che non potrò mai interpretare la Tosca o Madama Butterfly alla Scala. Io canto questo tipo di musica perché voglio che tutti capiscano che so fare anche quello. Lo faccio per imprimermi nel sistema artistico e sociale di Milano, di Siracusa o anche di Roma. Siracusa, in particolare, non mi ha dato grandi spazi, altrimenti non l’avrei abbandonata per rivolgermi a grandi città come Roma o Milano, dove però ammetto di aver incontrato ugualmente un certo provincialismo, anche se di gran lunga meno accentuato che non in Sicilia.
Quando eri un ragazzino avevi idea di intraprendere anche la carriera di ballerino: cosa ti ha fatto propendere per la lirica per accantonare la danza?
Ti dirò, io sono nato come cantante. Dai 12-13 anni possedevo già questa voce femminile, molto vicina ad un falsetto e a Siracusa venivo preso in giro, venivo esortato ad abbandonare il canto. La mia laringe, poi, nella fase della pubertà, ha subito una pressione e non era libera di cantare come voleva. Considerando poi che sono gay e che mi veniva quasi imposto di cantare da tenore, allora mi sono chiesto perché non assecondare anche la mia passione per la danza, l’altro mio dono. La danza, così, è stato un modo per spostarmi, andare a Roma e vincere la borsa di studio all’accademia. La mia voce non aveva spazio, poiché all’epoca non era come adesso, dove esistono programmi come “Io canto” dove i dodicenni-tredicenni possono esibire in televisione le proprie voci meravigliose . Negli anni novanta era diverso, nessuno ti dava ascolto, al massimo si poteva cantare in un coro. Sì, c’era “Bravo bravissimo” di Mike Bongiorno, ma era diverso, non si poteva godere della stessa attenzione, non esisteva un vero e proprio fenomeno. Quindi, l’intero sistema, familiare e sociale mi ha costretto ad accantonare il canto, portandomi a favorire la danza. Allo stesso momento, però, ormai ventiduenne e completamente fuori dalla pubertà, ho riscoperto la mia voce, le ho ridato la giusta attenzione.
Pensi che nel panorama artistico attuale la tua particolarità possa davvero interessare nell’interpretazione di alcuni ruoli? Non pensi che i ruoli che andresti a coprire siano limitati in numero e spessore?
Sicuramente questo accade nel campo operistico, ma io continuo a impegnarmi nel settore perché fisicamente e socialmente sento di avere una collocazione precisa, anche se in realtà preferirei dedicarmi alla musica leggera inedita, ai musical soprattutto, e difatti coltivo l’idea di fare un musical su Farinelli. Cerco di essere sempre proiettato nella musica contemporanea, considerato che nella lirica posso aspirare ad un numero limitato di ruoli, dettati essenzialmente da motivi di studio e ruolo sociale che ho coltivato sinora. Poi, al contempo, mi dedico anche alla musica leggera e, magari, potrò anche partecipare ad un Festival di Sanremo, un po’ come ha fatto Bocelli, come han fatto tutti quei cantanti che si sono creati uno stile nuovo ed inedito. Ed io, essendo giovane, voglio fare della musica nuova, inedita e, soprattutto in questo periodo, penso che avere una vocalità particolare dovrebbe permettere di godere di un po’ più di spazio.
Hai preso parte come ospite a programmi Rai come Domenica in, La Botola, I Raccomandati, Emozioni, L'Italia allo Specchio, oltre che a Celebrity di Fabio Canino: per quanto sia indiscussa la tua bravura, è facile pensare che i programmi a cui hai partecipato siano stati interessati al tuo essere uomo e cantare da soprano, piuttosto che alla tua effettiva professionalità. Se potessi scegliere, faresti l’ospite “fenomeno” per tutta la vita nei programmi televisivi o preferiresti avere meno popolarità ma poter essere considerato “soprano” a tutti gli effetti, esibendoti nei teatri?
Preferirei essere considerato di meno, ma comunque soprano a tutti gli effetti, ma purtroppo da dieci anni a questa parte la televisione italiana è cambiata e per poter arrivare alla gente c’è bisogno di percorrere una strada diversa. Quindi, nonostante le ospitate a programmi come “La botola” o “I raccomandati” rischino di dipingerti come personaggio, come fenomeno, trovo fondamentale esprimere il proprio talento artistico e la propria professionalità. E io continuerò a far conciliare le due dimensioni, aiutandomi con il mio dono, quello di un ragazzo che riesce a cantare con voce da donna, ma che aldilà del personaggio è capace di dimostrare con un acuto il talento che possiede.
Se ti potessi laureare, quale sarebbe, a livello professionale, il tuo più grande sogno?
Sicuramente sogno di poter insegnare canto all’interno di un grande teatro. Certo, possedendo una laurea è anche possibile occuparsi di canto lirico e far parte di un’accademia, magari anche a cinquant’anni, perché nel frattempo spero di poter girare il mondo e fare un po’ di carriera.
Carriera a parte, il più grande sogno che Adonà uomo, non cantante, vorrebbe realizzare?
Certamente mi piacerebbe occuparmi del prossimo come già faccio. Difatti, da un punto di vista umanitario, sono impegnato con gli scout e con Lourdes, ma aspiro decisamente a continuare a vivere la vita liberamente, raccogliere emozioni finché posso, sempre in parallelo con la coltivazione della mia arte, ovviamente, la quale ha certamente bisogno che io stesso sia quanto più puro internamente.
Al di là del tuo sogno, progetti futuri o occasioni in cui potremo vederti e sentirti?
Sono giovane, quindi i progetti sono tanti, potrebbe trattarsi di un disco o di un musical, o avere l’opportunità di partecipare a Sanremo o cantare accompagnato da un’orchestra, di dimostrare a me stesso quello che sono e di conseguenza agli altri, di far capire alla società che io esisto per questo, con uno stile nuovo di musica, nonostante il pubblico non sia abituato a tutto questo, a sentire un tipo particolarissimo di musica leggera. Nella lirica ho certamente una posizione precisa, definita, ma quando canto canzoni come Summertime o Over the Rainbow io trasformo tutto proponendo uno stile del tutto nuovo.
Hai nell’immediato qualche programma a cui partecipare?
In estate sicuramente mi occuperò della direzione artistica di un tour a Siracusa, perciò organizzerò degli eventi e degli spettacoli e, infine, mi occuperò certamente del disco. Dallo scorso gennaio, difatti, accarezzo questa idea dopo aver incontrato una mia collega, Tiziana Ambrogio, che sta scrivendo dei brani per me.

alb88 lunedì 22 marzo 2010 - 15.54
mitrishelp mercoledì 10 marzo 2010 - 9.04