Aldo Busi: tra Luxuria e Ventura, lui vince ancora
'Gay' è un insulto sì o no? La lettera dello scrittore: nessun mea culpa, mi sono piaciuto molto. E guai a chi mette la museruola alle farfalle.
Nel salotto calcistico domenicale di Simona Ventura c'era un ingombrante elefante di cristallo. Quello che tutti fanno finta di non vedere, ma che è lì, in mezzo al soggiorno; e prima o poi non si può fare a meno di inciamparci. L'elefante "invisibile" è il cosiddetto caso Busi: l'abbandono da parte dello scrittore del reality l'Isola dei famosi e le polemiche nate intorno al suo "discorso d'addio". Nell'ultima puntata in collegamento da Nicaragua, Busi ha infatti inveito contro l'omofobia, l'invadenza del clero, contro le tasse, contro il Pd e contro Berlusconi (GUARDA IL VIDEO QUI).
Ovviamente, di tutta questa invettiva, ciò che è risultato inaccettabile è il presunto attacco a Sua Santità, accusato indirettamente di essere un omosessuale represso. La cosa curiosa è che proprio di questi giorni è la notizia di una verdetto della Cassazione secondo il quale dare del "gay" può essere considerato un insulto - anzi un reato - (LEGGI QUI). A fronte di questa sentenza, moltissime persone sono insorte affermando quanto fosse vergognoso equiparare l'appellativo di omosessuale a un'ingiuria. Sempre che non si stia parlando del Papa. Perché anche nella sacrosanta e laica sfera dell'indignazione, il Vaticano ha diritto a un trattamento speciale. E allora il sillogismo sospeso di Busi, l'indiretto accenno al fatto che l'omofobia di una certa Chiesa potrebbe nascondere pulsioni represse, l'ombra gettata sull'intoccabile eterosessualità del clero - che dovrebbe essere a-sessuato prima che eterosessuale, anche se la cronaca ci dimostra il contrario, nel modo perggiore (LEGGI QUI) - fanno scattare l'ostracismo.
Busi fuori dalla Rai, cacciato per aver insultato il Papa. Dandogli dell'omofobo e insinuando che sia un omosessuale represso. Poco importa che la Chiesa sia effettivamente, apertamente, programmaticamente avversa all'omosessualità. Poco importa che gay, stando a quanto ha urlato l'opinione pubblica, non sia considerato un insulto.
Ma torniamo all'elefante in soggiorno.
A inciamparci deliberatamente è Vladimir Luxuria, interpellata in qualità di vincitrice dell'Isola dei famosi. Luxuria ribadisce quello che già Aldo Grasso e il panettiere sotto casa mia avevano sottolineato settimana scorsa: "ma come vi aspettavate che si comportasse Busi sull'Isola?". E, cosa non detta ad alta voce da nessuno tranne che dal panettiere: "ma cosa lo avete pagato a fare tutti quei soldi? Per fare le treccine alla Lecciso? Volevate lo share e eccolo qui". Più poetica, Luxuria afferma che voler incatenare il pensiero di Busi "è come voler mettere le museruole alle farfalle".
Intanto, a proposito di share, sembra che la Ventura - saggia capitana d'industria - si stia attivando per ottenere che i vertici Rai tornino sui propri passi e riammettano lo scrittore in trasmissione. Ma nessuno si aspetti un ritorno da figliol prodigo: Busi non fa nessun mea culpa.
Nella lettera scritta dall'ex naufrago sull'aereo che dal Nicaragua lo riportava in Italia e che Simona Ventura legge al pubblico non c'è traccia di rimorso (sebbene molti giornali già parlino di "ritrattazione"), ma anzi emerge un'inguaribile vena di narcisista auto-compiacimento. Busi mischia le carte, rompe il mazzo e cala un altro asso. E vince ancora.
“Scrivo questa lettera sul volo che mi riporta in Italia, sapendo che difficilmente mi sarà data la possibilità di esprimere il mio pensiero di persona. Sono stato bandito da tutti i programmi della Rai dopo l’ultima puntata dell’Isola, escluso dopo che mi ero autoescluso. Mi chiedo come si possa bandire qualcuno, la cui ultima presenza in Rai risale a dieci anni fa. Cos’avrei fatto e detto di così grave? Ho rispettato fino in fondo gli impegni contrattuali. Mi si attribuiscono offese al Papa, di cui non ho pronunciato il nome come risulta dalla trascrizione del parlato. Ho denunciato l’omofobia, dicendo che la scienza ha accertato che cela una latente omosessualità e una voglia vendicativa verso chi la vive liberamente. Se i giornali hanno scritto che ho ingiuriato direttamente questo Papa, gli stessi lo hanno fatto direttamente. Nessuno deve arrogarsi il diritto di leggere nelle intenzioni, cosa non riconosciuta da nessun tribunale. Io sono abituato per dialettica ad aprire e chiudere da me i miei sillogismi. Non voglio rinnegare le mie convinzioni, da anticlericale. Rispetto le posizioni diverse dalle mie e i sentimenti dei credenti di ogni fede, fermo restando che in una democrazia si deve rispettare la libertà di non avere alcun culto, come esiste libertà di culto. Ho detto ciò che penso da tutta una vita. Ho detto che non esiste cittadinanza che non meriti di essere essere rispettata e che la persona umana non si può circoscrivere alla sua sessualità, fermo restando l’assoluto rispetto per i bambini e le persone non consenzienti. Ho partecipato all’Isola per il gusto di mischiare le carte. Sono fiero di avervi portato riflessioni che mai sarebbero entrate. So di non essere piaciuto a tutti, ma confesso che io mi sono piaciuto molto”.
Anche a noi.
Fonte: Queerblog

gredase giovedì 25 marzo 2010 - 17.45
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