"Il Bambino Sottovuoto": a teatro il corso di diseducazione per Pinocchio al contrario. INTERVISTA
Shopping compulsivo. Cosa succede se una maniaca dell'acquisto si dimentica di aver pagato un bambino perfetto? Il corso di diseducazione per il Pinocchio al contrario con Cinzia Crippa.
Cosa succede se una maniaca dello shopping si dimentica di aver acquistato un bambino perfetto?
Cristina Crippa porta in scena al Teatro Elfo le favole ipermoderne e scanzonate di Christine Nöstlinger e sulla situazione del teatro in tempo di crisi "l'Elfo con le orecchie a punta" rassicura: "Niente panico e niente paura".
Anarchica e disordinata, ha rinunciato ad avere figli ma riceve un Pinocchio al contrario. Chi è Berta Bartolotti?
"Christine Nöstlinger è un'autrice fuori dal comune. In Italia i suoi libri sono usciti con Salani, nella collana Istrici. I suoi titoli, come "Il bambino sottovuoto" pungono. Questa lettura mi è sembrata molto divertente, con un meraviglioso lieto fine. Un testo per tutti, per me è una fonte di grande gioia. Berta Bartolotti è una donna con cui ho qualche affinità: una maniaca degli acquisti che un giorno riceve un pacco di cui non si ricorda. Un mostriciattolo che, con una speciale soluzione nutritiva, diventa un bambino. Un bambino perfetto".
Ma ad un certo punto arriva una lettera?
"Sì, il tempo di affezionarsi a quella merce che non è più un prodotto e questo essere molto strano viene reclamato dalla ditta che spiega di averlo recapitato per errore. Berta allora, con il farmacista pignolo, cerca di rendere irriconoscibile il prodotto. Con le armi dell'intelligenza, dell'affetto e della comprensione, parte così un corso di diseducazione".
Amelie Nothomb, Agotha Kristof. Sono molte le donne nei tuoi spettacoli. Cosa le accomuna?
"Ognuna è bella a modo proprio. Il filo conduttore lo trovo poi solo dopo. Di Amelie mi piace la personalità leggera e di grande consapevolezza. Nothomb gioca di paradossi, raccontando con ironia la sua esperienza. Agotha Kristof ha un rapporto combattuto con la lingua francese invece: la lettura e la scrittura, proprio attraverso questo linguaggio nemico, la salvano. Mi piace questo rapporto con la letteratura, è chiave per uscire da una tragedia. Mi piace il loro amore per la letturatura, così come Pia Fontana che in "Numero 13" racconta il rapporto tra creazione artistica e maternità".
Sei tra le fondatrici del Teatro Elfo. Ti chiediamo lo stato di salute del teatro.
"In effetti son un Elfo con le orecchie a punta. Penso che le differenze, tra noi che abbiamo lavorato, sono utili ed intense. Sono passate oramai tre generazioni e tanta gente. I costi, in tempo di crisi, sono molto alti: abbiamo però pensato a tre sale, a misura di teatrante, dove possa esistere un buon rapporto tra palcoscenico e platea. Dal mio punto di vista la risposta del pubblico c'è, dal nostro osservatorio è buona. Niente paura e niente panico!"
Andrea Banfi

peyote87MI giovedì 15 dicembre 2011 - 19.18