Catherine Dunne: "Basta stigma contro l'AIDS". INTERVISTA ESCLUSIVA GAY.tv.
"L'AIDS è una malattia come le altre, o meglio va considerata così". Catherine Dunne ha viaggiato con Medici Senza Frontiere e ha parlato con GAY.tv del problema del Sud Africa. La soluzione? L'educazione ma non solo.
Scrivere vuol dire raccontare e testimoniare. Abbiamo incontrato Catherine Dunne, scrittrice irlandese in Italia in occasione della presentazione del libro"Dignità!". L'autrice di "Donna alla finestra" ha infatti accettato l'invito di Medici Senza Frontiere che ha scelto lei ed altri otto colleghi di fama internazionale (Esmahan Aykol, Alicia Giménez Bartlett, Eliane Brum, Tishani Doshi, Paolo Giordano, James Levine, Wilfried N’Sondé, Mario Vargas Llosa) per viaggiare e raccontare l'impegno dell'associazione (il libro, edito Feltrinelli, lo abbiamo letto per voi). Dunne è stata in Sud Africa dove MSF ha a che fare con AIDS e tubercolosi. Ci siamo fatti raccontare com'è andata e le abbiamo strappato un consiglio per giovani scrittrici. Non è mancato un commento al "caso Langone".
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Dal suo racconto, l'Africa appare sofferente e bella. E' davvero così? "Penso che la bellezza sia tanto più forte quanto oscena è la sofferenza. La cosa che mi ha stupito è stata proprio questa: persone felici, che cercano di trarre il meglio dalle loro vite nonostante le difficoltà enormi. Una tragedia frutto della discriminazione, nata dall'apartheid". |
"L'AIDS è ancora considerata un marchio infamante, ovunque ci si trovi" ha raccontato. E' ora di dire che non è così.
"Più che le parole sono i fatti concreti a fare la differenza. Dai trattamenti alle campagne di normalizzazione, Medici Senza Frontiere sta facendo davvero molto. E' complicato eliminare lo stigma. Quelle maglie rosse con scritto "sono sieropositivo", sono state un'idea ed un'iniziativa davvero importante. Io sono irlandese e mio padre mi raccontava di come la tubercolosi, ieri, come l'AIDS oggi, era considerata la malattia della povera gente e nessuno voleva averci a che fare. Sono molti gli elementi critici, ma la politica, la società e l'educazione possono cambiare le cose".
Ha scritto: "l'educazione è una forza potente". Ne è davvero così convinta?
"Sì, ne sono sicura. In un momento di crisi economica come questa, è necessario ripartire dal linguaggio. MSF si rivolge a realtà molto svantaggiate. Bisogna insegnare, anche ai paesi ricchi, la dignità. E' l'educazione che fa la differenza, contro lo stigma e contro la vergogna. Ci vogliono soldi, questo i leader lo sanno, ma la volontà non deve mancare".
Un giornalista italiano ha consigliato alle donne di leggere di meno e figliare di più. Ci può esprimere un commento a riguardo, educato se riesce.
"Volentieri. La soluzione non è mai togliere diritti. Puntiamo all'uguaglianza. La discriminazione arriva dal fondamentalismo e spesso il tutto nasce da chi, in un modo o nell'altro, pensa di aver una soluzione o quantomeno un ottimo consiglio. Sono stata abbastanza educata?".
In conclusione, un suggerimento per una giovane scrittrice le va di darcelo.
"Certamente. Non bisogna pensare alla carriera e puntare all'autenticità. Il mercato non deve importare. E' invece più utile pensare che se si racconta qualcosa che non si sente come proprio, si mente in primis a se stessi e poi al lettore. E loro se ne accorgono".
Andrea Banfi


Araton mercoledì 7 dicembre 2011 - 3.35
peyote87MI martedì 6 dicembre 2011 - 19.48