Fare coming out è un danno alla carriera secondo la metà degli attori inglesi
Un recente sondaggio sembra dare ragione a Rupert Everett. Il mondo del cinema è ancora omofobo e discriminatorio?
Vi ricordate quando Rupert Everett disse che si era pentito di aver fatto coming out?
Da un recente sondaggio promosso dall'associazione di attori e attrici inglesi Equity, risulta che solo il 57% degli attori intervistati sentono di poter essere sinceri sulla propria sessualità con il loro agente.
Tuttavia, più del 90% dice di non nascondere la propria omosessualità di fronte ai colleghi di lavoro, sul palco o davanti alla telecamera. Insomma, molti attori gay hanno spiegato di essere "out", ma in sordina; di non voler dichiararare a voce troppo alta la propria omosessualità per non correre il rischio di vedersi proporre dall'industria ginematografica solamente ruoli stereotipati. Come riporta anche il "Guardian" nelle parole di uno degli intervistati: "Se un attore eterosessuale interpreta un personaggio gay è tutto ok, ma è difficilissimo, se non impossibile, che succeda il contrario".
E' successo, per esempio, a Jonathan Groff, il Jesse St. James di "Glee", che ha fatto coming out nel 2009 e che nella serie tv di Ryan Murphy interpreta un personaggio etero. Ma sentite cosa dice di lui il critico di "Newsweek" Ramin Setoodeh: "Con le sue risatine e i suoi sorrisi, appare un partner più giusto per Kurt che non per Rachel".
Come diceva Albert Einstein: "E' più facile spezzare un atomo che un pregiudizio".

alessino sabato 28 gennaio 2012 - 21.10
L'ho letto QUI un milione di volte!
Only sabato 28 gennaio 2012 - 16.58