DiCaprio Gay ovvero le 3 recensioni di J. Edgar con e senza omosessualità LEGGI
Torniamo a parlare dell'ultima fatica congiunta di Clint Eastwood e Leonardo di Caprio e lo facciamo con parole d'altri: nel week end cinematografico arricchito dall'uscita dal biopic di J. Edgar abbiamo letto diversi commenti di chi il film lo ha già visto e ci siamo dilettati nello sceglierne tre, partendo da un criterio: l'omosessualità.
Sono tre recensioni diverse, la prima che l'omosessualità ce l'ha nel titolo, la seconda che la dribbla e la terza che la indaga. Andate a vedere il film e poi diteci quale delle tre vi è più sembrata calzante!
"Eastwood compie un operazione incredibile , ad una prima e superficiale occhiata si ha la sensazione che il film sia un po' goffo nella narrazione, scostante e privo di una struttura coesiva. In realtà, Clint , riesce a cambiare il registro di regia e sceneggiatura a seconda delle fasi della vita di Hoover(splendidamente interpretato da un Di Caprio sempre più garanzia) . Come aveva già avuto modo di fare in Changeling il regista ci regala almeno 3 generi filmici facilmente identificabili, riuscendo a dimenticare politica e idee personali, limitandosi a raccontare gli avvenimenti per la loro totalità evidenziandone, quanto più possibile le sfaccettature". (Omossesualita' assassini e complotti : Eastwood ancora l'ultima frontiera del cinema - Paolo Quaglia La Voce)
"Ma non è certo l’idea di dirigere una biografia a sensazione che ha interessato Clint Eastwood. Piuttosto il ritratto, attraverso uno dei suoi protagonisti più controversi, di una politica e di un’idea di democrazia. La cupezza, la lividità di cui si diceva prima si riferiscono proprio all’amarezza di un americano che, arrivato a ottant’anni, guarda senza più illusioni a un mondo in cui nonostante tutto continuava a credere. L’idea di un mondo migliore, o almeno di uomini migliori, era quella che fino a ieri guidava le azioni dei suoi eroi solitari, depositari di un qualche tipo di responsabilità. Come quella che i padri sentono di dover avere per i figli, veri o «adottati» che siano. Ma con J. Edgar anche quei sogni scompaiono e lo spettatore-regista non può che trovarsi solo e senza domani in un mondo cupo e buio. Come quello in cui Hoover muoveva le sue spie". (Eastwood, uno sguardo cupo su segreti e bugie d’America - Paolo Meneghetti Corriere della Sera)
"J. Edgar, scelto in sartoria, tra un abito su misura e una bindella. Quello che confeziona con sapienza artigianale – ribadiamo, il buon Clint non è un Autore, ma un buon artigiano di cinema - è un film biografico che dà per scontato (per gli europei ma anche per molti americani potrebbero esser dolori) il cotè pubblico di J. Edgar Hoover, demiurgo e guida dell’Fbi per quasi 50 anni, e ne rivela la germinazione privata, cosicché le sue gesta altro non sono che esternalità, accessori senzienti di una dimensione individuale, idiosincratica, indagata con empatia e astensione dal giudizio: Edgar vorrebbe una compagna, Helen Gandy (Naomi Watts), ma come lei vuole prima il lavoro: ne farà la segretaria e la custode dei suoi (archivi) segreti; J. vorrebbe amare, ma il prescelto è un uomo, Clyde Tolson (Armie Hammer), e non si può fare: omosessuale latente e dunque amante inconcesso, la soluzione è anche qui lavorativa; Hoover vorrebbe controllare, e ce la farà, ma, soprattutto, a sue spese". (J. Edgar, Eastwood oltre la Storia - Federico Pontiggia il Fatto Quotidiano)

peyote87MI venerdì 6 gennaio 2012 - 12.27