"Dorian Gray"visto in anteprima per voi
Ben Barnes, sesso, violenza e depravazione nel film di Oliver Parker, che dipinge di tonalità seppia e schizzi di sangue un universo di corruzione senza ironia, di bontà senza innocenza.
Per sempre perfetto, per sempre maledetto. E' la maledizione di Dorian, condannato alla splendida dannazione, al tormento del piacere, alla bellezza eterna. E' la maledizione di Oscar Wilde, destinato ad essere citato come icona, aforisma incarnato e accessorio da salotto. Ed è la maledizione de "Il ritratto di Dorian Gray" condannato a essere il ritratto, generazione dopo generazione, di un vizio immortale.
Oliver Parker maneggia un materiale prezioso - Wilde è potenzialmente splendido e virtualmente pericoloso - ma dimentica di mettersi i guanti bianchi dell'ironia. La discesa negli Inferi di Dorian viene mostrata passo a passo, indugiando sulla nudità dei corpi, sul sesso fetish, sul bondage, sulle orge multietniche, sull'omosessualità ostentata, sulla violenza feroce.
E c'è da immaginarsi che di fronte a cotanta umana passione il buon Oscar avrebbe alzato un sopracciglio (i dandy, si sa, hanno un particolare muscolatura facciale che permette loro di esprimere educato disgusto con un unico gesto) e avrebbe chiesto, per cortesia, che si parlasse di qualcosa di più lieve; come la politica bellica mondiale, per esempio.
Ben Barnes sbarca a Londra come Renato Pozzetto ne "Il ragazzo di campagna": è talmente imbranato che lascia subito presagire il contrasto con quel che sarà in seguito. Non ha l'innocenza degli angeli, piuttosto la goffaggine degli inesperti, la timidezza dei ragazzini. E qui risiede forse una delle sfumature più originali del film di Parker: anche prima del ritratto diabolico, Dorian Gray non è innocente. Anche prima della Caduta, Dorian Gray non è un angelo. Dorian Gray è solo un essere umano, con un lato oscuro in agguato, con un mostro in soffitta.
L'aspetto psicologico del personaggio è altamente privilegiato: lungi dall'essere archetipo di Bontà, o modello di Cattiveria, Dorian sembra piuttosto un giovane schizofrenico, diviso tra bene e male fin dall'inizio (la soffitta, luogo dell'inconscio, è abitata da fantasmi più antichi del suo ritratto). Quella di Parker è una scelta programmatica: offrire un punto di vista diverso sulla storia (LEGGI L'INTERVISTA AL REGISTA QUI). Poca magia e molta follia. E umanità, forse troppa.
Se non convince nell'innocenza, Ben Barnes seduce nell'Esperienza: il taglio delle giacche sprizza eleganza e perfidia da ogni cucitura, i bastoni, i mantelli, le vestaglie di velluto e i colli jabot si sprecano. Dopo venti minuti anche lo spettatore più scettico viene convinto che si, in fondo, Ben Barnes è bellissimo.
La sua discesa tra le braccia del diavolo è tuttavia descritta in maniera addirittura didascalica, scandita dei proclami di Lord Henry (Colin Firth un po' sovrappeso) che, perdendo tutto lo charme del personaggio letterario, si trasforma in un politico in campagna elettorale. Elenca una sfliza di aforismi senza contesto, manca di quell'eleganza distaccata, di quello spleen subdolo e manipolatore che si insinua tra le pagine del romanzo e nella coscienza di Dorian.
Ogni cosa è svelata: le crepe nell'innocenza di Dorian, l'omosessualità di Basil, la codardia di Henry, la natura della corruzione, la metafora umana e la lacerazione psicologica. Tutto ciò cui Oscar Wilde accennava soltanto, lasciandolo volutamente ambiguo e perciò più spaventoso.
Il pubblico è quindi accompagnato per mano a vedere tutto, a sapere tutto: la corruzione è dipinta a tinte forti, l'atmosfera è dark più che noir, in quello che più che un ritratto è, in ultima analisi, una fotografia in alta definizione di un'epoca che potrebbe essere la nostra. La nostra bellezza, i nostri peccati, il nostro mostro, la nostra umanità. Dentro la cornice diretta da Oliver Parker non c'è un dipinto: c'è uno specchio.

freedog giovedì 10 dicembre 2009 - 12.07
pacuvio domenica 29 novembre 2009 - 21.53
danielelupetto sabato 28 novembre 2009 - 14.22
danielelupetto sabato 28 novembre 2009 - 14.21
Holden86 sabato 28 novembre 2009 - 13.14
honeygirl sabato 28 novembre 2009 - 7.42
Sono un amante di Oscar Wilde e del suo libro, ma poteva anche capire se il film fosse una pò diverso, perchè tutto sommato nel titolo è omesso "il ritratto" e poi è sempre la revisione di un testo un po vecchio...però tralasciando queste cose, il film in sè per se , non mi è piaciuto, il regista ha voluto incentrare tutto il suo operato sul sesso , sesso , sesso e droga, tralasciando altri fattori importanti, per esempio, a mio parere il cambiamemento di Gray è stato troppo affrettato e descritto con poca cura.
Giuliano_Federico venerdì 27 novembre 2009 - 17.10
Basco1982 venerdì 27 novembre 2009 - 16.28
inizialmente incavolato per la resa cinematografica del libro, mi sono poi detto che è forse l'unico modo per far diventare blockbuster un romanzo così complesso, che colpisce l'immaginario di molti ma che è pieno di risvolti non facilmente teatralizzabili.
c'è da dire che è un ottimo film per solleticare un po' di voyerismo teen, astenersi cinefili.
zagor65 venerdì 27 novembre 2009 - 11.16
Calcare sui toni può essere pericolo.
Mi viene in mente quel che scrisse Wilde:"nulla è più fastidioso di chi ti dice tutto il bene possibile alle spalle"