HO UCCISO I SUPEREROI E VI RACCONTO PERCHE`: INTERVISTA A MARCO MANCASSOLA >
GAY.tv intervista Marco Mancassola, autore del romanzo `La vita erotica dei superuomini`, l`avvincente, malinconica, sensuale storia del mondo alla fine dell`epoca dei supereroi.
di GAY.tv 1.0 | Entertainment
![]() | AUTORE Marco Mancassola RIZZOLI 574 21,50 Euro |
Marco Mancassola ha 35 anni ed è uno scrittore. Ha esordito con il fulminante ‘Il mondo senza di me’ per la Pequod, poi ripubblicato da Mondadori. Ha scritto un saggio, dei racconti, un romanzo breve. Ed ora ha appena pubblicato per Rizzoli 'La vita erotica dei superuomini', che vi abbiamo già segnalato in occasione di un reading milanese. Abbiamo intervistato Marco e abbiamo parlato con lui soprattutto del libro, cercando di sviscerare i personaggi, i temi, le ossessioni che ricorrono nel romanzo. E' un'intervista da leggere soprattutto dopo il romanzo, perchè una volta chiuse le 500 e passa pagine ti restano in testa mille storie, mille spunti, mille domande. Perchè è un libro meraviglioso, lo abbiamo amato e non siamo riusciti a staccarci dalle avventure umane, superumane, sessuali, solitarie, malinconiche, ironiche di Reed Richards, Mystique, Batman,Superman e della famiglia italo-americana De Villa prima di essere arrivati all'ultima pagina. 'La vita erotica dei superuomini' è un libro che ti avvince e ti racconta che da grandi poteri derivano grandi responsabilità, ma anche grandi sofferenze. Perchè prima che superuomini, si è soprattutto uomini: fragili, mortali, sessuali.
Tutte le foto nell'articolo sono di Anthony Lister

Quanto c’è di te nel giornalista italo-americano Bruce De Villa che raccoglieva i ritagli con le storie dei supereroi?
Bruce De Villa è uno dei personaggi del libro che uniscono i vari capitoli del romanzo. Da ragazzino seguiva le cronache giornalistiche sulle imprese dei supereroi, e forse è stato questo a farlo diventare giornalista. Anzitutto è un uomo di origine italiana: in questo ovviamente rappresenta me, autore italiano alle prese con ambientazioni americane. Poi, il suo sentirsi spaesato, il suo essere una persona che scrive per lavoro, il suo essere disilluso eppure consapevole che il destino, in qualche modo, chissà, può essere ancora nelle sue mani: tutti elementi in cui mi ritrovo. Anche fisicamente, in realtà, l’ho descritto in modo molto simile a me.
Per il papà di De Villa i supereroi non avrebbero mai salvato nessuno, per l’adorata mamma tutti hanno comunque bisogno di eroi. Secondo te?
La mia posizione sta nel mezzo. Il supereroe o l’eroe come lo abbiamo pensato finora, quello della tradizione romantica, o quello di stampo hollywoodiano, non può salvare più nessuno perché la sua figura è degenerata. Nessuno pensa più a un eroe per quello che effettivamente può fare, tutti pensano all’eroe come pura icona, un protagonista il cui unico ruolo sembra quello di riempire le chiacchiere dei giornali, una figura che si esibisce soltanto per impressionarci, e nella quale noi proiettiamo, in realtà, il nostro stesso egocentrismo. Ognuno di noi sogna di diventare eroe non per ciò in cui consiste l’eroismo, ma per puro narcisismo. L’ego ha distrutto la nostra cultura, i nostri ideali, la nostra politica, tutto. I supereroi di cui scrivo rappresentano questo. In un’epoca mediocre dominata dall’ego, sono naufragati loro stessi nella palude dell’ego. La mia versione di Batman, vanesio e feticista, che posa per i calendari e si strappa i peli bianchi dal petto, rappresenta questa parabola. Ma il vero eroe è al di sopra di tutto questo. Il vero eroe risponde a forze più alte che al vuoto narcisismo. È a questo che allude la madre di Bruce De Villa nel libro.
Leggi fumetti? Se sì quali e quali consiglieresti di leggere ai nostri lettori?
Ho letto fumetti in grande quantità tra i quindici e i venticinque anni. Qualche manga, ma soprattutto supereroi americani degli anni precedenti. Sono un fan di Frank Miller e in particolare del Daredevil da lui scritto a inizio anni Ottanta: un personaggio scuro, in bilico, quasi infernale. Il Daredevil di Frank Miller ricorda una parabola evangelica, è il Cristo che si perde nel deserto, l’uomo alle prese con il richiamo dei demoni. Di Frank Miller, comunque, è oggi forse più facile trovare altri lavori, come la famosa graphic novel ‘Il ritorno del Cavaliere Oscuro’ in cui rivede il personaggio di Batman. Anche lì c’è un Batman attempato. Ma il mio è decisamente diverso!…
Obama ha confessato di amare e collezionare le avventure di Peter Parker/Spiderman e Conan il Barbaro. E’ stato già scritto un fumetto sulla sua vita. E’ stato raffigurato come Superman. Tutti pensano che possa cambiare il mondo. Cosa ne pensi di questa super-eroizzazione di un essere umano?
La trovo una cosa comprensibile e pericolosa. Comprensibile perché il mondo ha un bisogno disperato di alternative. Vuole credere che esistano alternative alla realtà in cui siamo finiti. Ma quanto c’è di concreto nella promessa obamiana? Mi sento fiducioso e scettico al tempo stesso. Non è che i grandi presidenti democratici, nella storia degli Stati Uniti, abbiano fatto sempre cose belle… E Obama per il momento è un eroe del tutto mediatico. È entrato nel mito molto prima di meritarsi l’ingresso nella storia. La natura eminentemente mediatica del suo successo rischia di farne un eroe virtuale, una pura ‘idea di eroe’, un ‘aroma di eroe’. La differenza tra l’eroe e l’eroe mediatico è che l’eroe ha persone che credono in lui, mentre l’eroe mediatico ha persone che credono nella sua immagine. Differenza sottile ma sostanziale.

I supereroi sono metafora della diversità e ciascuno di loro è fondamentalmente solo. I supereroi sono il simbolo della diversità in cui tutti possono riconoscersi ed essere meno soli. Con quale delle due affermazioni sei più d’accordo e perché.
I supereroi sono metafora di molte cose. Anche della diversità. Con i loro superpoteri, incarnano un possibile progresso della razza umana: ma per progredire, l’essere umano deve passare attraverso la solitudine del sentirsi diverso. Il supereroe, così come il genio o il profeta, è colui che si spinge in avanti molto prima degli altri. Il supereroe serve a far sentire meno soli gli altri, tutti quelli che lo seguono e guardano a lui. Ma lui, il supereroe, non potrà che sentirsi irrimediabilmente solo.
Uno dei temi centrali del romanzo è la vecchiaia. Anche i supereroi la vivono in maniera molto umana e, tra l’altro, molto male (qualche volta in modo commovente e tragico come Reed Richards, altri pateticamente, come Batman). Tu sei giovane: hai paura di invecchiare o hai scelto questa tematica per altri motivi?
Ho trentacinque anni. Non mi sento giovane. Non mi interessa la retorica della giovinezza. Anagraficamente sono nel mezzo del cammino, per dirla con Dante. E la posizione di mezzo è sempre molto interessante, ti offre una vista su entrambi i lati della collina. Nel mio libro, Batman vive male la sua vecchiaia proprio perché si aggrappa a un’idea ossessiva di giovinezza: a sessant’anni passati pretende di essere un sex symbol. Certo, si può benissimo essere sexy a sessant’anni, ma a quell’età non si dovrebbe essere passati ad altro? Che ne è della saggezza, della meditazione, del silenzio, dell’amore disinteressato, tutti valori un tempo incarnati da chi aveva già compiuto il grosso del proprio cammino? Perché questa ossessione a restare ‘sul mercato’ ad oltranza? Quanto agli altri personaggi del libro, non so se vivono male la loro vecchiaia. C’è un desiderio di morte dentro di loro, certo, questo è ovvio, un desiderio che aleggia in sottofondo, e che si manifesta proprio quando questi personaggi vengono a contatto con l’ultima fiammata erotica della loro vita.

Altro tema centrale è il corpo e il desiderio/i desideri del corpo. Due corpi tutti d’un pezzo (Batman e Superman); due corpi che si trasformano continuamente (Mystique e Mr Fantastic). Ha ancora senso parlare di fisicità in un’epoca in cui il desiderio sta assumendo sempre più forme incorporee e digitalizzate?
Certo che ha senso… Direi che ha senso soprattutto oggi. La nostra vita è liquida, smaterializzata, digitalizzata, virtuale, incorporea, ma noi abbiamo ancora un corpo. Oserei dire che molta della nostra solitudine è dovuta proprio a questo: il nostro comunicare e il nostro immaginario viaggiano in rete e su altri piani dell’incorporeo, ma noi siamo ancora fatti di carne, una carne che si sente inevitabilmente sola! Esiste una solitudine del corpo che è tremenda quanto ogni solitudine morale. Siamo esseri di carne che pretendono di vivere sul piano dei bit. Per questo mi interessa entrare a fondo nella fisicità dei miei personaggi, tanto più se questi personaggi sono supereroi. Il loro è un corpo che muta, si modifica, supera le leggi della fisica: proprio come vorremmo che facesse il nostro corpo. Vorremmo che il nostro corpo diventasse fluido, si infilasse nella rete come il nostro immaginario. Ma per il momento non è possibile…

In tutti la sessualità diventa ossessione o dolore, o entrambe. E’ questo che hanno tutti in comune?
Temo di sì. Mister Fantastic, Batman, Mystique, la madre di Bruce De Villa sono al centro di vicende erotiche estreme e ossessive. La sessualità li pone al limite, perché la sessualità interroga il corpo, e il loro corpo è speciale, contiene riserve di sensazioni, e quindi anche di dolore, inimmaginabili per chiunque altro. Ma vorrei chiarire che questa non è la mia visione esclusiva… Per me la sessualità è una benedizione, è un dono divino, è quasi una forma di preghiera. Ma come tutte le benedizioni, può diventare maledizione. I protagonisti del libro vivono il sesso come una sorta di condanna a morte perché fanno parte di un mondo al crepuscolo, che ha bisogno di morire per risorgere finalmente.
Il destino ricorre spesso, soprattutto nei discorsi dell’autista-filosofo che si fa portatore di una visione molto fatalista: siamo tutti prigionieri del destino e non possiamo farci nulla?
Non so certo rispondere a questa domanda! Posso dire che l’eroe, classicamente, è colui che sa adempiere del tutto il proprio destino, oppure al contrario colui che riesce a dominarlo e cambiarlo. Per questo ho inserito un personaggio che alludesse a questo argomento.
Perché hai scelto proprio questi 4 protagonisti? Stai già pensando ad un seguito? Quali supereroi hai tenuto fuori dal tuo racconto ma avresti voluto esplorare?
Ho scelto i supereroi che mi sembravano prestarsi meglio a una rilettura letteraria e metaforica. Mi sarebbe piaciuto confrontarmi anche con i personaggi di Capitan America e di Daredevil: ma non c’era spazio. Forse un giorno, chissà.
“Per amare bisogna un po’ umiliarsi”, dice Reed Richards ad un certo punto. Ne sei convinto anche tu?
Beh, dipende da cosa si intende per ‘amore’. L’amore ossessivo-possessivo, che sembra ormai l’unica forma di amore di cui siamo capaci, richiede umiliazione di noi stessi e delle persone che amiamo, nel senso che richiede a ciascun amante di rinunciare a se stesso per appartenere all’altro. Reed Richards sente che non può restare se stesso e insieme amare la giovane astronauta da cui è ossessionato: l’una cosa esclude l’altra. Da una parte, che l’amore dia una scrollata al nostro ego è salutare. Bisogna spegnere un poco la propria luce, per distinguere la luce dell’altro. Ma l’amore non è solo questo. Se smettiamo di considerare l’altro come uno strumento per sentirci rassicurati e apprezzati, se lasciamo perdere paranoie e gelosie, la nostra luce si adatta automaticamente a quella dell’altro. Non c’è neppure bisogno di pensarci. Credo che innamorarsi senza soffrire sia possibile… Anche se finora ho incontrato poche persone che ci siano riuscite.
Qual è il tuo supereroe preferito e perché.
Daredevil, soprattutto nella sua versione dei primi anni Ottanta. Ne ho già parlato poco fa. E poi mi piace Silver Surfer, il surfista cosmico, una figura che ho sempre trovato assai psichedelica. Ma lui era davvero impossibile da inserire nel romanzo: è una figura troppo fantascientifica, mentre il mio romanzo, nonostante il tipo di personaggi, conserva un tono del tutto realistico.
Hai pensato ad un possibile adattamento per la tv o il cinema? Quali attori potrebbero interpretare i supereroi e la famiglia De Villa?
Non credo che questo romanzo potrà mai diventare un film, visto che usa personaggi la cui immagine è protetta da copyright. Certo, si potrebbe trarre un film dalla storia della famiglia De Villa, che è una storia con personaggi originali… Una storia di italiani trapiantati a Clifton, New Jersey. Vediamo… La bella madre dagli imprevisti poteri, fragile e un poco bambinesca, potrebbe essere Valeria Golino o una donna simile. Nel ruolo del padre dal carattere scuro, invece, potrei vederci un uomo come Filippo Timi. Ah, era da tanto che non lo facevo!… È sempre divertente mettersi a fare casting immaginari.

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Alexgay giovedì 26 febbraio 2009 - 0.00
Semplice: finché i cittadini del mondo, resteran passivi & indifferenti, ad aspettare il "salvatore" loro, delegando lor salvezza tutta a lui, CONTINUERANNO A NON SALVARSI, COME è GIUSTO, E SOLITO! ;-)
HardToExplain mercoledì 26 novembre 2008 - 0.00
Scarlatto500 mercoledì 26 novembre 2008 - 0.00
Giuliano_Federico martedì 25 novembre 2008 - 0.00