Inarrestabile declino italiano
Un'analisi impietosa del New York Times spiega perché il nostro paese e la nostra cultura non hanno alcuna speranza di restare competitivi.
Accendi la tv, e ascolta la ninna nanna della sera, quella che dice che il lupo è lontano, l'uomo nero non esiste, la crisi è passata e la strega cattiva è morta. Va tutto bene bambini, lo dice la tv. La produzione industriale avanza a tassi record, è dal 2000 che non si registra una crescita del genere. Va tutto bene, va tutto bene. il PIL è alle stelle, va tutto bene, va tutto bene. Dormite bambini, dormite cittadini, dormite italiani.
Questa è la ninna nanna della tv. Questa è la favola con cui vogliono addormentare le nostre paure.
Farci sognare, perché se ci svegliamo è finita.
Ma non tutti dormono. Il New York Times pubblica un articolo sulla situazione economica italiana, partendo da una domanda "is Italy too Italian?" e da un assioma: "l'Italia sacrifica la crescita alla tradizione". Niente di nuovo, direte, cose già sentite, cosa già lette, cose già dette. Già, è vero. Ma allora perché la tv non le racconta?
Il giornalista inizia tratteggiando con malinconica ammirazione la figura di un imprenditore nostrano, un "aristo-casual" patriarca di un'azienda di tessuti di altissimo livello, uno splendido, elegantissimo signore fermamente convinto che i filati debbano riposare in lussuosi letti di rovere per mantenere il loro splendore, e che le parole magiche "made in Italy" terranno lontano il Barbablù del fallimento. Così inizia l'articolo, in modo romantico: come una favola. E per un po' ti illudi che possa andare a finire bene
Ma non è una favola, gente, e non è il momento di dormire. E' la sveglia che suona all'alba. E' il ritratto sconfortante di un paese attaccato al passato, è quello che emerge dalle parole dell'editoriale; un paese che è considerato lo "swing element" della crisi, sull'orlo del precipizio del fallimento, un paese in cima alla lista informale delle Nazioni che Preoccupano l'Europa. La prossima Grecia? No, la prossima Argentina.
Un paese che rimane arroccato alla favola (alibi?) della tradizione, del "fatto a mano", della qualità che vince la quantità, dell'azienda di famiglia. Un paese che, nel migliore dei casi, vuole essere "la boutique d'Europa", e non si rende conto che i suoi concorrenti sono ipermercati pronti a schiacciarlo. Un paese che crede ancora che la sua produzione possa essere competitiva per il semplice fatto di essere di buona qualità, un paese che si fregia di essere un mercato di nicchia, che si chiude in un protezionismo snob, convinto che la formula magica "made in Italy" basti a scacciare i fantasmi giganteschi dei competitors internazionali, mentre la crisi in realtà la sta logorando dall'interno.
Come le folle paesane sono convinte che San Gennaro farà vincere lo scudetto al Napoli, mentre la lava del Vesuvio è ormai alle porte della città.
E poi c'è l'altra faccia del provincialismo, quella che non ha neanche l'alibi dell'eleganza, o la redenzione dello snobismo. E' il protezionismo delle Caste, dei gruppi auto-referenziali, auto-referenziati, vecchi, piccoli arti atrofizzati in un corpo-sistema che dovrebbe amputare, sgranchirsi, vivere. Ma non osa.
Dai tassisti ai notai, le Caste resistono perché la classe politica le conserva come soprammobili impagliati, ammuffiti, polverosi e floridi bacini di voti. Mentre la carne viva del paese - i giovani, per esempio - giace ignorata e dimenticata.
Accendete la tv, se volete dormire tranquilli, e ascoltate la ninna nanna mentre il Vesuvio ribolle e la lava si avvicina. Fatevi cullare dalla favola della sera. Dite la formula magica, dite le vostre preghiere, e fate dei bei sogni. Oppure leggete l'articolo del New York Times. E rimanete svegli.
Eccolo QUI.

njl martedì 17 agosto 2010 - 23.48
megafulltime lunedì 16 agosto 2010 - 14.16
Mi domando se tutti i precari abitassero da soli, e fossero economicamente indipendenti; volgio vedere se il paese non cambia, voglio vedere se alla prima manistazione il governo con cambia direzzione. I Nostri giovanni sono abbandonati dallo stato alla tutela solo dei genitori.
ludoilmoro domenica 15 agosto 2010 - 0.51
ludoilmoro domenica 15 agosto 2010 - 0.48
gredase venerdì 13 agosto 2010 - 22.34
megafulltime giovedì 12 agosto 2010 - 11.51
polinesia mercoledì 11 agosto 2010 - 22.21
nancyboy89 mercoledì 11 agosto 2010 - 13.43
poshvenus mercoledì 11 agosto 2010 - 12.52
gredase martedì 10 agosto 2010 - 21.57
megafulltime martedì 10 agosto 2010 - 17.02
gredase martedì 10 agosto 2010 - 16.49
peyote87MI martedì 10 agosto 2010 - 16.00
megafulltime martedì 10 agosto 2010 - 15.48
Se invece parlano con i dati ,,,, fa niente ci stanno attacando.... dov'è è l'obbietivita? non lo dice solo il NY Time, lo dice anche la stessa UE dati alla mano, come lo diccono anche gl economisti assiatici.
FleurDeLys martedì 10 agosto 2010 - 15.14
Certo che il New York Times ,agenzie di rating e company sono molto prese dalle vicende europee , chissà perchè!?!??! La nostra sfortunata Grecia ..e la loro sfortunata California?? Certo loro hanno giocato meglio il salvataggio di quanto non abbiamo fatto noi, pure grazie alla Merkel per carità... Quanto bravi sono gli americani ad insabbiare .. Se noi però non abbiamo garantito il salvataggio della Grecia ,ma solo coperto qualche buco , loro non hanno fatto meglio con la California, sbaglio?? Due colossi come Francia e Germania non esistono negli Stati Uniti eppure.... ?.?.? L'Amercia tra pochi anni sarà messa come la Grecia , con deficit al 12% un debito pubblico pari al 100% del PIL ed il debito privato?? Sarà banca rotta per lorp?? Sarà Défaut (Default dal francese)??? No, Obama giocherà sul gettito fiscale (hanno le tasse basse basse confronto a noi) e sul loro potentissimo asse industriale , ma cara America non è un gioco che potrai fare per molto tempo, La Clessidra conta gli ultimi Kikky , ed il tempo sta già per finire , riskiate grosso!!! :-)) Non siete più una superpotenza dagli anni 70 , con Suez finì tutto , e adesso? Si salvi chi può, ma prima di attaccare l'Italia io ci penserei, specie se nelle vostre condizioni!!!
gredase martedì 10 agosto 2010 - 15.03
Maiself88 martedì 10 agosto 2010 - 14.35
megafulltime martedì 10 agosto 2010 - 14.05
"Siamo il paese più ricco d'Europa, mettendo insieme i due debiti", quello pubblico e quello privato, annunciava raggiante Silvio Berlusconi circa un mese fa.
Siamo invece al 12° posto nella graduatoria del Pil (il Prodotto interno lordo, che misura la ricchezza di un paese) per abitante della Ue, persino dietro la Spagna (che pero molti analisti avrebbe dovuto seguire a ruota il crac della Grecia), secondo Eurostat. Il governo di Madrid sta per sospendere 3.000 pregetti di opere pubbliche a causa della crisi, ma la Spagna continua a superare l'Italia nella classifica del Pil pro capite: quello spagnolo nel 2009 si è attestato al 103% della media della UE, un punto meno del 2008, ma superiore a quello dell'Italia. Siamo gli ultimi dei cosiddetti "grandi". dietro Italia ci sono Cipro98, Grecia95, Slovenia86, Republica Ceca80, Malta e Portogallo78, slovacchia72, Ungheria63, Estonia62, Polonia61, Lituania53, Lettonia49, Romania45 e Bulgaria41.
Non basta informarsi bisogna anche accettare la realtà dei fatti. In questi casi non serve il patriotismo angosciante e difensivo; siamo abituati a sentire solo belle cose e quando ci sbattono la realtà in faccia ecco che non ci sta più bene.
DisabileCO1961 martedì 10 agosto 2010 - 11.20
I brand più prestigiosi del lusso italiano prosperano grazie al made in italy venduto principalmente in Cina e India, mercati che stanno sostituendo quelli più tradizionali.
gredase martedì 10 agosto 2010 - 10.52
Mircus martedì 10 agosto 2010 - 9.46