Kick-Ass: voglio essere un supereroe
Come mai nessuno ha mai provato ad essere un supereroe? Non servono grandi poteri: bastano una tuta, un paio di armi e la voglia di dire basta. Basta, voglio essere un supereroe.
"Come mai nessuno ha mai provato ad essere un supereroe?". Per davvero. Con tanto di mascherina e tuta attillata. Magari solo per aiutare le vecchiette ad attraversare la strada, magari per difendere le strade dalla criminalità come Bruce Wayne con Gotham City. Tutti ci abbiamo pensato: voglio essere un supereroe. Ma perchè nessuno lo ha mai fatto veramente? Perchè tutti si girano dall'altra parte quando vedono il prossimo in difficoltà, derubato, malmenato, bistrattato? Viviamo in un mondo triste in cui la maggioranza dell'umanità è vigliacca. Forse anche tu, sì, proprio tu che stai leggendo, ti sei girato e sei corso via mentre un tuo amico era in difficoltà. Lo hai chiamato istinto di sopravvivenza, ti sei detto che era normale, che avevi paura. La verità è che sei stato un codardo.
"Kick-Ass" è un film esemplare per la sua disarmante semplicità. Ai limiti del surreale, o per meglio dire, della verosimiglianza favolistica (senza mai scadere nel demenziale), racconta di un giovane ragazzo con la faccia di Aaron Johnson che un giorno decide che è arrivato il momento di dire basta. Basta con le angherie. Basta con i soprusi. Basta. Lui, vuole "rompere il c**o" a qualcuno. Perciò il suo nome da supereroe sarà Kick-Ass, con tanto di tutina verde. Due settimane dopo, nel confronto con un paio di delinquentelli, viene accoltellato e un pirata della strada lo investe e scappa via.
Kick-Ass impara la dura lezione dell'indifferenza e della sofferenza. Pur essendo gracilino e lontano da un superomistico ideale à la Batman che possa permettergli sul serio di affrontare gli aggressori, Kick-Ass ha dalla sua la determinazione. La crescita e l'eroismo passano attraverso il dolore: l'obiettivo non è NON essere picchiati, ma incassare con dignità e difendere, fino alla morte, i più deboli.
Sciocco, infaintile, irresponsabile, suicida, surreale? (si sente da qui il commento del lettore scettico: "pfiu, questo non succederebbe mai nel mondo reale") Non importa: nella finzione cinematografica tutto è strumentale, tutto è metaforico e ci riporta a quando anche noi sognavamo di vestire una tuta e chiamarci "Killer Body" o "Invisible Monster". E ci invita ad essere sempre Kick-Ass. Kick-Ass diventa uno "state of mind", un leitmotiv di rivincita personale. Il tuo capo è uno stronzo? Kick-Ass. A scuola ti prendono in giro? Kick-Ass. Quel bastardo di ha mollato? Kick-Ass. Prendi la vita a calci nel c**o. Ordina una tutina online e diventa anche tu un supereroe. Salva te stesso dalla passività e dal vittimismo. Come in "Sucker Punch" l'inno è alla sopravvivenza, ma riletto in chiave comic-a.
Comic-o nelle citazioni a "Kill Bill", "Hannibal", "Batman", "Spiderman". Comic-o nei dialoghi brillanti che non perdono mai un colpo. Comic-o per la bambina Chloe Moretz (la stessa di "500 giorni insieme") che è un incrocio fra Abigail Breslin di "Little Miss Sunshine" e Hailee Steinfeld de "Il Grinta". Per le battute nerd-fumettistiche. Perchè (anche se non volete saperlo non potrebbe essere altrimenti, dunque non viene considerato come spoiler) c'è il lieto fine. E soprattutto perchè "non è vero che se non hai un grande potere non hai grandi responsabilità".
Non serve un ragno radiottivo per essere un eroe. Non serve un bunker in una caverna. Non serve la super forza. Non serve l'invisibilità. Non servono la telecinesi o il raggio gelante. Per essere un eroe, un supereroe servono una tuta, una maschera e la voglia di dire: "Hey, vittima a chi? I'm gonna Kick (your) Ass".
Al cinema dal 1° aprile.
Marcello Signore

Hijvan sabato 2 aprile 2011 - 11.47
Mangiapeccati venerdì 1 aprile 2011 - 23.48
Hijvan venerdì 1 aprile 2011 - 10.09
Mangiapeccati venerdì 1 aprile 2011 - 9.24
è un po' come la storia di watchman, in cui l'unico ad avere superpoteri è il dr. Manhattan. Tutti siamo in grado (come dice leef) nel nostro piccolo di compiere gesta eroiche. Anche solo donare un sorriso a una persona triste lo reputo un gesto eroico.
Ma la vera domanda è. Chi controlla i controllori? :)))
Hijvan mercoledì 30 marzo 2011 - 9.34
leef venerdì 25 marzo 2011 - 16.55